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Popolo Maga invade Dallas, ‘midterm non siano referendum su Trump’

Keystone-SDA

Il popolo Maga invade Dallas per la prima convention repubblicana per le elezioni di metà mandato.

(Keystone-ATS) Nella città e nell’area intorno all’American Airlines Center la sicurezza è ai massimi livelli fra checkpoint e l’obbligo di portare con sé i documenti di identità per chi lavora e abita vicino al centro dove domani si apre la kermesse tanto voluta da Donald Trump.

Il presidente è il protagonista indiscusso dell’evento, il cui obiettivo ufficiale è quello di aiutare i candidati repubblicani più in difficoltà a novembre. Il timore dilagante però è che ‘Trump-a-palooza’, così come la convention è già stata ribattezzata, si riveli un boomerang.

Con i riflettori tutti sul presidente, i candidati rischiano di scivolare nell’ombra contribuendo a trasformare le elezioni di midterm in un referendum su Donald Trump. Uno scenario che piace ai democratici ma innervosisce i conservatori: in calo nei sondaggi e con una guerra in Iran che non piace agli americani, il commander-in-chief rischia di “affondare” gli aspiranti al Congresso e l’intero partito, è la paura diffusa.

Il conflitto in Medio Oriente non piace soprattutto ai giovani conservatori che, quasi un anno fa, hanno perso quello che era il loro punto di riferimento: Charlie Kirk. La sua scomparsa sta impattando sull’appeal dei repubblicani sulle nuove generazioni.

Turning Point Usa di Kirk, ora guidato dalla moglie Erika, non sarà alla convention con le sue più alte cariche perchè impegnato a celebrare l’anniversario della scomparsa del suo fondatore. Più che sulle midterm, inoltre, il gruppo è più concentrato sul 2028 e ha come obiettivo quello di far eleggere JD Vance, amico stretto di Kirk, alla presidenza.

Per il vicepresidente, Dallas è un primo banco di prova in attesa di una sua decisione per le prossime mosse. Archiviate le midterm, parte infatti la corsa alla Casa Bianca e Vance, così come anche il collega Marco Rubio, è chiamato a sciogliere le riserve su una sua candidatura. L’ombra dell’Iran e di un Trump imprevedibile pesano su Vance, destinato a pagare un prezzo politicamente alto in caso di una mancata soluzione del conflitto in Medio Oriente per il quale, al momento, non si intravede una fine.

Oltre al presidente e al suo vice, sul palco di Dallas sfileranno molti candidati incluso Ken Paxton. Inviso al suo stesso partito, l’ex procuratore del Texas è molto indietro rispetto al suo rivale democratico James Talarico e il timore è che a novembre non possa farcela. Per i repubblicani però la vittoria di Paxton è fondamentale nel tentativo di mantenere la maggioranza al Senato.

Fra gli assenti, a meno di un’introduzione all’ultimo minuto, c’è il leader dei conservatori in Senato John Thune, di recente finito nel mirino di Trump con l’accusa di non fare abbastanza per spingere l’agenda del presidente. Non ci sarà neanche la first lady Melania, così come un elevato numero di candidati repubblicani che hanno optato per saltare la convention temendo che una partecipazione possa ridurre le loro chance di elezione.

Fra i sondaggi a favore e le defezioni alla kermesse, i democratici lanciano l’affondo con un fitto contro programma per rubare la scena a Trump. Talarico è impegnato in Texas, proprio durante la kermesse in una raccolta di cibo da destinare alle famiglie che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese e non riescono a riempire il carrello della spesa.

Contro i repubblicani è spuntato anche il sito fasullo ‘gopdallas2026.com’ che invece di riguardare la convention rimanda al portale creato dal Dipartimento di Giustizia sul caso di Jeffrey Epstein, una delle spine nel fianco si Trump. I democratici sono ottimisti guardando a novembre, ma la calma è d’obbligo. Una vittoria trainata dai socialisti progressisti potrebbe spaccare il partito e complicare la corsa alle presidenziali.

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