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Grande macchina industriale tessile vista di lato: rulli, ingranaggi e cinghie

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Care svizzere e cari svizzeri all'estero,

vi spero bene! Qui a sud delle Alpi si parla di una casetta gialla e di una casetta rossa. Quella gialla è una mensa sociale, che ha trovato una formula da asporto per il suo tradizionale pranzo pasquale, distribuendo un centinaio di sacchetti con pietanze e colomba. Quella rossa è in realtà una palazzina di due piani, attorno alla quale però sono spuntate otto torri di 30 metri, facendola sembrare proprio una casetta. Ma nonostante siano ormai circondati, gli inquilini non se ne sono andati. Anzi, ne sono arrivati di nuovi!

Vi lascio il link alle immagini in fondo a questo bollettino. Intanto, buona lettura dell'attualità nazionale e alla prossima settimana,

Scaffale di archivio con mappette colorate e numerate; mano di donna ne estrae una
© Keystone / Christian Beutler

Sono 220 le imprese straniere che hanno scelto di stabilirsi in Svizzera nel 2020.

La maggior parte di esse proviene da Francia, USA e Cina e opera nei settori della tecnologia dell’informazione e della comunicazione o delle scienze della vita.

In totale, le nuove aziende -23 in meno (-9%) rispetto al 2019- hanno creato 1’168 posti di lavoro nel primo anno della loro attività (+119 / +11%) e prevedono di arrivare a 3’600 nei prossimi tre. È quanto rende noto la Conferenza dei direttori cantonali dell’economia pubblica (CDEP), che ogni anno censisce le imprese che hanno potuto stabilirsi in Svizzera grazie alle agenzie di sviluppo cantonali, regionali e nazionali.

Un’evoluzione positiva nonostante le difficili condizioni del mercato, sottolinea venerdì la CDEP, rievocando come la strategia 2020-2023 della promozione economica miri ad attirare aziende innovative.

  • Promozione economica 2020-2023: il dossier sul temaCollegamento esterno della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) e il sito webCollegamento esterno della CDEP [in francese]
  • ‘Piccole imprese, grandi innovazioni’: focus di SWI swissinfo.ch dedicato alle start-up con sede in Svizzera
  • La concorrenza fiscale tra Cantoni (e come anch’essa ha contribuito all’insediamento di aziende straniere): un interessante articolo del mio collega Riccardo Franciolli
Veduta aerea di una spianata di cemento con rovine di silos e, in lontananza, container navali depositati
Keystone / Wael Hamzeh

Il consigliere federale Ignazio Cassis ha concluso giovedì il viaggio che l’ha portato in Iraq, Oman e Libano.

Nella sua ultima tappa in Medio Oriente, il ministro degli esteri ha visitato il porto di Beirut [foto] e un ospedale distrutto dall’esplosione dello scorso 4 agosto, ricostruito con il sostegno della Svizzera. Berna, in linea con la sua Strategia di cooperazione 2021-24, si è concentrata sui settori salute e formazione e ha completato gli interventi promessi in due ospedali e 19 scuole.

Cassis ha poi incontrato il suo omologo libanese Charbel Wehbe e il presidente Michel Aoun, con i quali ha espresso l’auspicio che si formi presto un governo in grado di superare la grave crisi economica e politica in cui versa il Paese.

Ha infine visitato un insediamento di profughi siriani e definito esemplare la solidarietà del Libano, che ha accolto 1,5 milioni di rifugiati. La stessa Svizzera, in dieci anni di guerra civile in Siria, ha stanziato oltre 500 milioni di franchi di aiuti.

  • “Iraq, alleato importante”: il resoconto del primo giorno di viaggio, e la prospettiva della riapertura di un’ambasciata svizzera a Bagdad, nel servizioCollegamento esterno della RSI
  • Cassis in Oman e gli sforzi congiunti per promuovere la pace: il resocontoCollegamento esterno della seconda tappa pubblicato da La Regione Ticino
  • Dieci anni di conflitto in Siria: l’allarmante bilancio tracciato dalle ONG svizzere e internazionali in questo articolo dei miei colleghi Abdelhafidh Abdeleli e Pauline Turuban
Grande macchina industriale tessile vista di lato: rulli, ingranaggi e cinghie
© Keystone / Gaetan Bally

Le aziende svizzere che vendono macchine tessili a fabbriche in Cina, in particolare nello Xinjiang, si trovano di fronte a un dilemma.

Le accuse di lavoro forzato a danno della minoranza musulmana degli uiguri nella filiera dell’abbigliamento impongono al comparto di interrogarsi sui suoi legami con il gigante asiatico.

Dal 2014 -anno in cui entrò in vigore l’accordo di libero scambio Svizzera-Cina e un gruppo di operatori elvetici visitò fabbriche e filande dello Xinjiang- la produzione tessile della regione autonoma è esplosa. Ne ha beneficiato anche l’industria svizzera, tra i principali esportatori di accessori per macchine da maglieria.

Nel frattempo, sono però trapelati indizi di una campagna di repressione a danno di minoranze etniche nell’ovest del Paese, e non poche imprese finite nella lista nera usano macchinari di origine svizzera. Come essere sicuri di non fare affari con chi viola i diritti umani?

  • I volumi d’esportazione, la forte presenza di investitori cinesi in aziende svizzere, nonché la posizione delle ONG e delle stesse industrie in questo approfondimento delle mie colleghe Jessica Davis Plüss e Pauline Turuban
  • “In Cina, la domanda di nostri strumenti è più alta di prima della pandemia”: l’articolo di pochi giorni fa del collaboratore di SWI swissinfo.ch Philippe Monnier
  • Via della Seta… e dello studio: gli accordi tra Università che legano Svizzera e Cina in una recente notaCollegamento esterno del settimanale Il Caffè
Donna sulla cinquantina mostra a un altra un dipinto che la ritrae posto su un cavalletto
Douglas Madnry, BAK

Un architetto ginevrino, un’artista-DJ zurighese e una pittrice di origini argentine sono i vincitori del Gran Premio svizzero d’arte / Prix Meret Oppenheim 2021.

Georges Descombes, nato a Ginevra nel 1939, lavora a progetti paesaggistici e architettonici e vanta partecipazioni alla Confluence di Lione, al porto di Anversa e al Quai des Matériaux di Bruxelles.

Esther Eppstein, artista e curatrice classe 1967 [foto], è nota tra l’altro per aver avviato a Zurigo il Message salon, un cosiddetto spazio off dedicato all’arte giovane e innovativa.

Vivian Suter, nata nel 1949 a Buenos Aires e trasferitasi in Svizzera a 13 anni, propone dipinti “intuitivi ed emozionali” -recita una nota dell’Ufficio federale della cultura (UFC)- che saranno presto esposti in due importanti musei: il museo d’arte di Lucerna e il Reina Sofia di Madrid.

E infine, la casetta rossa nelle ultime due immaginiCollegamento esterno pubblicate dal Corriere del Ticino.

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