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Penna e scheda di voto

Oggi in Svizzera – speciale votazioni

Care svizzere e cari svizzeri all’estero,

Vi diamo il benvenuto nella nostra newsletter speciale dedicata alle votazioni federali di questo 30 novembre, uno scrutinio che ha riservato qualche sorpresa. Non per l'esito, che già appariva scontato dai sondaggi, ma per le vertiginose percentuali di voti contrari alle due iniziative sottoposte al giudizio della cittadinanza.

Fin dalla pubblicazione delle prime proiezioni, infatti, è emerso che l'imposta sulle successioni e l'introduzione di un servizio civico obbligatorio sarebbero entrate nella storia della democrazia elvetica come due delle iniziative popolari con il peggior risultato di sempre alle urne.

Cordiali saluti da Berna,

Volantini
Durante la campagna, la GISO ha sottolineato che le persone più ricche devono contribuire maggiormente alla protezione del clima, poiché con il loro stile di vita emettono una quantità maggiore di gas a effetto serra. Keystone / Peter Klaunzer

Il testo della Gioventù socialista (GISO) che voleva tassare le eredità delle persone ultraricche è stato affossato con il 78,3% di voti contrari.

L’iniziativa “Per il futuro” chiedeva l’introduzione di un’imposta del 50% sulla parte di successioni superiore ai 50 milioni di franchi. Gli introiti sarebbero serviti a finanziare la transizione ecologica e ridurre le disuguaglianze.

Durante la campagna, una maggioranza degli svizzeri e delle svizzere si era detta d’accordo con l’idea secondo cui le persone ultraricche dovrebbero contribuire di più alla protezione del clima. Tuttavia, le argomentazioni principali del campo contrario sembrano aver convinto di più.

Da un lato, oppositori e oppositrici sostenevano che il testo avrebbe danneggiato la competitività e la trasmissione delle imprese familiari. Dall’altro, temevano la fuga all’estero di capitali e contribuenti facoltosi, con una conseguente perdita di introiti fiscali.

Uniformi della protezione civile.
Il sostegno alla proposta, inizialmente più ampio tra l’elettorato di sinistra, è crollato durante la campagna. Keystone / Christian Beutler

L’iniziativa “Per una Svizzera che si impegna” voleva introdurre un servizio civico obbligatorio per donne e uomini. L’idea si è infranta alle urne con il secco “no” dell’84,1% del popolo.

Tale servizio avrebbe potuto essere svolto nell’esercito, nella protezione civile o in altre forme di servizio di milizia a favore della collettività e dell’ambiente.

Durante la campagna, il comitato promotore dell’iniziativa ha sostenuto che la proposta, ampliando il bacino di persone mobilitabili, rappresentava anche una soluzione alle problematiche legate all’organico delle forze armate e della protezione civile. Inoltre, secondo chi si batteva per il “sì”, avrebbe concretizzato l’uguaglianza di genere e rafforzato la coesione sociale.

Il campo contrario ha invece insistito sull’aspetto economico, adducendo che il numero di persone reclutate con questo sistema avrebbe superato di gran lunga le necessità reali e aumentato, di conseguenza, i costi a carico della società per l’indennità di perdita di guadagno e l’assicurazione militare.

Coppia con pelliccia di spalle. Macchina di lusso sullo sfondo
Raramente le misure che prendono di mira le persone più abbienti si concretizzano. Keystone / Christian Beutler

L’idea di tassare maggiormente la popolazione ultraricca gode di molto sostegno tanto in Svizzera quanto nel resto d’Europa. Tuttavia, quando si tratta di introdurre misure concrete, come quella della Gioventù socialista bocciata oggi dal popolo elvetico, generalmente si finisce con un nulla di fatto. Perché? Swissinfo ha pubblicato oggi un’analisi sul tema.

Ricerche in Germania hanno rilevato che “chi si oppone alla tassazione [delle persone super-ricche] resta fermo sulle sue posizioni durante i dibattiti, mentre chi inizialmente è favorevole alla proposta diventa meno convinto di fronte agli argomenti della controparte”, afferma il politologo dell’Università di San Gallo Patrick Emmenegger. In Svizzera, questo calo di entusiasmo è un modello classico nelle campagne di voto sulle iniziative popolari, e non solo sulle questioni fiscali.

Nella Confederazione pesa anche il federalismo: i 26 cantoni conservano ampia sovranità in ambito fiscale e sono sensibili alle proposte di nuove imposte a livello nazionale – soprattutto se si tratta di tasse che già applicano, come quelle su eredità o patrimoni.

Infine, ci sono i classici argomenti dell’effetto a cascata o l’invito a non combattere il problema sbagliato. Come ha scritto il filosofo Oliveir Massin: “Meglio l’ineguaglianza nell’opulenza che l’uguaglianza nella miseria”.

Manifesti in vista delle votazioni
Dal salario minimo friburghese alle cure dentarie ginevrine, erano molti i temi cantonali sottoposti oggi al giudizio popolare. Keystone / Martial Trezzini

Oltre ai due temi di livello federale, oggi si è votato anche su diversi temi di portata cantonale. Ecco una panoramica delle decisioni più rilevanti.

Il Canton Friburgo avrebbe potuto diventare il sesto Cantone a introdurre un salario minimo legale, dopo Neuchâtel, Giura, Ginevra, Ticino e Basilea Campagna. Tuttavia, la maggioranza del popolo (53,54%) ha seguito le indicazioni del Governo, che temeva un rischio per l’economia friburghese, votando “no”.

Il diritto di voto a livello cantonale per le persone residenti straniere è realtà in Svizzera solo per Neuchâtel e Giura. Oggi avrebbero potuto cambiare le cose, ma sia Appenzello esterno che Vaud hanno rifiutato quest’estensione democratica.

Nei Grigioni il popolo ha messo fine al regime delle rendite versate a vita agli ex membri del Governo cantonale. La cittadinanza ha adottato un’iniziativa promossa dall’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) con il 65,36% di “sì”.

Le persone beneficiarie dei sussidi per l’assicurazione malattia nel Canton Ginevra non riceveranno anche un buono di 300 franchi all’anno per le cure dentarie, a cui parte della classe media spesso rinuncia per motivi finanziari. La proposta è stata respinta di misura, con appena il 50,7% di “no”.  

Infine, l’elettorato del Canton Zurigo ha deciso che la competenza di fissare un limite di 30 km/h sui principali assi stradali dei centri spetterà ormai al Cantone e non più ai Comuni. Lo chiedeva un’iniziativa di UDC e Partito liberale radicale (approvata dal 56,8% dell’elettorato) che renderà più difficile la riduzione dei limiti di velocità. La questione dei 30 km/h è diventata un tema caldo in molte altre regioni, e questo scrutinio nel cantone più grande del Paese è stato seguito con grande attenzione.

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