Questa svizzera accompagna i suoi connazionali a Pattaya – spesso fino alla tomba
Aiuta, media e ascolta: a Pattaya, in Thailandia, Esther Kaufmann è un punto di riferimento per molte persone espatriate e pensionate di nazionalità svizzera. Da due anni il suo impegno di lunga data ha anche una veste ufficiale: è console onoraria elvetica sulla costa orientale del Paese asiatico.
Quando Esther Kaufmann apre la sua agenzia di viaggi a Pattaya il lunedì mattina, spesso ci sono già molte persone in attesa davanti alla porta.
Sovente si tratta di pensionate e pensionati svizzeri, persone che trascorrono l’inverno in Thailandia o espatriati di lungo corso. Hanno bisogno di supporto amministrativo, di aiuto nei contatti con l’ambasciata o semplicemente di qualcuno che li ascolti.
Esther Kaufmann si prende tempo necessario ogni volta che può. Dal 2023, la donna di 66 anni è console onoraria svizzera a PattayaCollegamento esterno – un incarico che non ha cercato, ma che si inserisce perfettamente in un impegno che dura da decenni.
“Pattaya è più della sua reputazione”
In Thailandia vivono circa 10’700 persone di nazionalità elvetica, di cui quasi due terzi sono uomini. Una parte importante della diaspora svizzera risiede sulla costa orientale, nella zona di Pattaya.
La città è considerata da molti il simbolo dei cliché thailandesi: vita notturna, quartieri a luci rosse e uomini occidentali in cerca di un nuovo inizio.
“Pattaya è molto più della sua reputazione”, assicura Kaufmann. “Chi cerca il divertimento sfrenato, lo può trovare, ma qui ci sono anche relax, natura e aria di buona qualità”. È proprio la combinazione tra vicinanza al mare e buoni servizi ad attirare molta gente dall’estero.
Lettera di candidatura e firma del re di Thailandia
Esther Kaufmann vive in Thailandia dal 1990 e dal 2009 risiede a Pattaya. Ex parrucchiera, qui si è costruita una vita e un’attività propria, diventando uno dei principali punti di riferimento per molti svizzeri e svizzere della regione. Da due anni è anche attiva ufficialmente come console onoraria.
“Mi ha molto onorata essere stata scelta”, racconta. Presso la rappresentanza svizzera a Bangkok, il suo impegno a favore dei suoi e delle sue connazionali era riconosciuto da tempo.
Il percorso verso la nomina ufficiale non è stato semplice: lettera di candidatura, estratto del casellario giudiziale, burocrazia complicata a causa del Covid e infine la firma del re di Thailandia. Dalla richiesta nel 2020 alla conferma sono trascorsi tre anni.
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Le chiediamo cosa significa per una donna essere console onorario nella Pattaya dominata dagli uomini: “Qui ci sono anche molte donne espatriate”, risponde. Molte di loro condividono con lei le proprie preoccupazioni. “Proprio di recente qualcuno mi ha chiesto cosa succederebbe se morisse da sola a casa”, racconta Kaufmann.
Cosa fare in caso di decesso all’estero?
Il tema della morte è importante, soprattutto in Thailandia, che ospita la diaspora svizzera più anziana al mondo. Serve molta informazione. “Testamenti, direttive del o della paziente, richieste di rendite di vecchiaia o vedovili: cerco di sensibilizzare i miei connazionali il più possibile”, spiega Esther Kaufmann
L’espatriata elvetica è vedova. Dopo molti anni in Thailandia con il marito, nel 2012 si è posta la domanda: “Resto qui dopo la sua morte o torno in Svizzera e ricomincio da capo?”. Per lei la risposta è stata chiara: sarebbe rimasta. “Mi sono costruita una rete in Thailandia e con la mia agenzia di viaggi ho la mia attività”, dice.
In Thailandia si sente a casa. “Ma sono e resto svizzera”, afferma. Quando ne ha la possibilità partecipa alle elezioni federali – “quando ricevo i documenti in tempo”, puntualizza, perché la posta in Thailandia non è affidabile.
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Sua figlia, che ha il passaporto thailandese, vive ormai in Svizzera con i figli. Per Esther Kaufmann, sarebbero l’unico motivo per tornare in patria. “Se mia figlia dovesse avere bisogno di più aiuto, ci penserei”, dice. Altrimenti vede il suo futuro a Pattaya. “Qui ho una bella vita”.
Un impegno di lunga data
Già prima della nomina ufficiale come console onoraria in Thailandia, Esther Kaufmann faceva visite in carcere, a volte ogni settimana. “Negli anni Novanta abbiamo avuto un picco di 44 detenuti germanofoni nelle prigioni intorno a Bangkok”, racconta.
All’epoca queste persone erano incarcerate “per periodi lunghissimi”. Kaufmann, insieme a un gruppo di donne, portava cibo in prigione, parlava con loro e probabilmente ha salvato la vita a qualcuno con le sue visite. Ricorda un connazionale affetto da schizofrenia che, grazie al suo aiuto, ha ricevuto i farmaci necessari.
Da quando è console onoraria, non fa più queste visite. “Se ne occupa di norma la rappresentanza svizzera in Thailandia”, spiega.
Quello che però le sta particolarmente a cuore è partecipare ai funerali – più a titolo privato che nella sua funzione di console onoraria. “Tutto ciò che riguarda l’aspetto amministrativo in caso di decesso è di competenza dell’ambasciata”, puntualizza. Lei può solo indirizzare i familiari verso quest’ultima. Quando possibile, però, va alle cerimonie funebri, “semplicemente perché ci sia almeno qualcuno dalla Svizzera presente”.
Un aiuto che va oltre gli orari d’ufficio
Esther Kaufmann dedica molto tempo al suo incarico di console onoraria, che non è retribuito. Durante l’alta stagione, tra ottobre e aprile, passano da lei così tanti svizzeri e svizzere che spesso riesce a rispondere alle e-mail solo la sera. “Dato che sono single, questo non disturba nessuno”, dice. La donna è semplicemente contenta di poter aiutare.
Difficile è quando i e le connazionali si presentano nel suo ufficio con certe aspettative. Allora deve spiegare che un consolato onorario non è una rappresentanza ufficiale. “A volte vorrei avere anche io una parete di plexiglas come allo sportello dell’ambasciata”, scherza Kaufmann. La maggior parte, però, è fondamentalmente riconoscente.
Interpellata sulle notizie degli ultimi anni, in cui cittadini svizzeri in Thailandia sono finiti sotto i riflettori in modo negativo, Kaufmann riconosce che “alcuni si sono comportati male”. Ma in generale gli svizzeri e le svizzere non sono tra coloro che creano problemi nel Paese.
Il divario sociale all’interno della diaspora elvetica in Thailandia è grande. “Ci sono persone che devono vivere con 1’200 franchi al mese”, dice Kaufmann. All’altra estremità ci sono individui multimilionari. Riunire queste realtà in un club svizzero è quasi impossibile e per questo finora si è rinunciato a fondarne uno a Pattaya.
A cura di Balz Rigendinger
Tradotto con il supporto dell’IA/lj
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