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Voto elettronico: il caso di Basilea rafforza il fronte degli scettici

Durante il disastro del voto elettronico a Basilea, le chiavi elettroniche della commissione elettorale non sono più entrate nella serratura dell'urna elettronica.
Durante lo spoglio delle ultime votazioni a Basilea, le chiavi elettroniche della commissione elettorale non erano più compatibili con la serratura dell'urna elettronica Prime News Basel

A tre settimane dal fiasco, è evidente che l’incidente ha consolidato le posizioni di chi nutre dubbi sul sistema. Una sfiducia che richiama i dibattiti emersi negli Stati Uniti e in Brasile. 

Nei commenti pubblicati su Swissinfo, le voci a favore del sistema svizzero di voto elettronico sono diventate rare, o forse chi lo sostiene preferisce non esporsi dopo quanto accaduto a Basilea. 

>>> Ne avevamo parlato in questo articolo:

Altri sviluppi

Un solo utente francofono scrive a favore dell’e-voting: “Speriamo che si tratti solo di una difficoltà iniziale e che in futuro non si verifichino più problemi”. 

“Dopo tutto, la maggior parte dei nostri documenti viene già elaborata digitalmente, come le carte bancarie, le dichiarazioni fiscali, gli atti notarili e persino i passaporti”, prosegue l’utente. 

Ma gli altri commenti sono molto decisamente più critici. Un utente, che dichiara di non fidarsi del voto elettronico, afferma che il caso di Basilea non ha fatto che confermare quanto già pensava: “Sono grato per ogni caso che dimostra che il voto elettronico non è sicuro”, scrive. 

Diffidenza ispirata da Trump

Anche l’utente “Sam.Washington” sostiene la necessità di mantenere il metodo tradizionale di voto. Anzi, propone di renderlo ancora più rigoroso e suggerisce, tra le altre cose: “La votazione e lo spoglio devono avvenire nello stesso giorno. Lo scrutinio dovrebbe svolgersi alla presenza di più testimoni ed essere registrato in video”. 

Da questo intervento su Swissinfo emerge un tema molto dibattuto negli Stati Uniti, ma che ha poco a che vedere con il sistema svizzero di voto elettronico: il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, spinge infatti per una riforma del sistema elettorale americano. Di recente si è anche espresso contro il voto per corrispondenza. Trump punta a modificare la legge per irrigidire in generale i criteri di ammissione al voto. 

L’obiettivo dichiarato è evitare brogli elettorali. In vista delle imminenti elezioni di medio termine, propone — proprio come l’utente “Sam.Washington” — requisiti di identificazione più severi e il divieto dei sistemi di conteggio automatico. 

Timori di manipolazione elettorale

Da quando nel 2020 ha perso la sua prima rielezione contro Joe Biden, Trump sostiene che quelle elezioni gli sono state “rubate”. Negli ultimi anni ha alimentato costantemente dubbi sul sistema elettorale statunitense. 

Anche quando nel 2022 il candidato alla presidenza brasiliana Jair Bolsonaro è stato sconfitto, Trump ha affermato che le macchine per il voto elettronico hanno favorito il suo avversario, Luiz Inácio Lula da Silva. “Le macchine per il voto elettronico… succede sempre nelle elezioni brasiliane”, commenta a tal proposito l’utente Rosamaria Recke sulla nostra pagina Facebook, reagendo a un nostro articolo su quanto accaduto a Basilea.  

Richiesta di ripetere la votazione

Il ricorso di Bolsonaro per presunta manipolazione del voto è stato respinto. In Brasile, la vicenda è dunque chiusa. Tuttavia, i commenti attuali provenienti dal Brasile e dagli Stati Uniti mostrano che attorno al sistema svizzero di e-voting si stanno ormai concentrando gli stessi timori che politici come Trump e Bolsonaro hanno alimentato negli ultimi anni in modo mirato – e senza alcuna base fattuale – per trarne vantaggio. 

È la narrazione secondo cui i sistemi di voto – soprattutto quelli elettronici – potrebbero essere manipolati da chi li gestisce, allo scopo di influenzare i risultati. 

Questi dubbi trovano eco nel lettorato di Swissinfo. “Oggi è un problema tecnologico, ma chi ci assicura che domani non si userà questa scusa per manipolare le votazioni?”, si chiede per esempio l’utente JoanBoa nel nostro dibattito. 

JoanBoa  ritiene la panne di Basilea molto grave e chiede che la votazione sia ripetuta per preservare la fiducia nella democrazia – “indipendentemente dal fatto che si sia trattato o meno di un problema tecnico”. 

La cifra sospetta: 2048 

Per due commentatori, desta sospetto il numero di 2048 voti finiti nelle urne elettroniche ma non leggibili. Una cifra che salta subito all’occhio di chi ha familiarità con il digitale: 2048 è infatti l’undicesima potenza di 2, e le potenze di due sono, per così dire, i mattoni fondamentali del mondo informatico. 

“Il fatto che si tratti proprio di 2048 voti mi sembra sospetto. Potrebbe indicare un overflow, un limite nella query oppure un errore nei dati della stessa urna”, scrive anche l’utente DcPS. 

In effetti, questo numero ha attirato l’attenzione anche degli esperti IT con cui abbiamo ricostruito il guasto di Basilea, come possibile indizio. Tuttavia, trattandosi solo di ipotesi e considerando che sono in corso due indagini, abbiamo scelto di non menzionare questo elemento nei nostri articoli. 

Al momento, il Cantone di Basilea ha sospeso la fase sperimentale dell’e-voting fino alla fine dell’anno. Né la Procura, né la Cancelleria di Stato — responsabile del voto elettronico — rilasciano ulteriori informazioni. “L’indagine annunciata sarà avviata”, ha dichiarato lunedì a Swissinfo la cancelliera di Stato Barbara Schüpbach-Guggenbühl. 

Articolo a cura di Samuel Jaberg

Traduzione con il supporto dell’IA/mar

Altri sviluppi

Dibattito
Moderato da: Katy Romy

Vi fidate del voto elettronico?

A Basilea Città i voti online degli svizzeri e delle svizzere all’estero non sono stati conteggiati a causa di un problema tecnico. Che effetto ha avuto questo episodio sulla vostra fiducia nel voto elettronico?

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