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I robot non sostituiranno (per ora) gli insegnanti

Il robot giapponese Pepper, su cui si basa anche Lexi, è usato non solo a scuola, ma anche in hotel e negozi. © Keystone / Urs Flueeler

La pandemia di Covid 19 ha posto la questione dell'impiego dei robot nell’insegnamento, sia nell'apprendimento a distanza che in classe. Un'evoluzione potenzialmente positiva secondo gli esperti, che sottolineano però anche i pericoli nel caso in cui i robot dovessero sostituire gli umani.

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 marzo 2021 - 11:00

"Ciao a tutti, sono Lexi". Con queste parole, un robot umanoide saluta gli studenti dell'Università di San Gallo. L'interesse è grande. L'aula è piena.

Nel 2019, Sabine Seufert, professoressa in gestione delle innovazioni educative all'Università di San Gallo, ha usato il robot per la prima volta in via sperimentale durante alcune lezioni universitarie. Lexi è dotata di intelligenza artificiale ed era già in grado di eseguire semplici compiti ausiliari. L'università sta attualmente ricercando ulteriori possibili applicazioni.

Thymio, invece, non sembra affatto umano. Tuttavia, è capace di imparare. Con il piccolo robot, i bambini di tutta la Svizzera stanno già imparando la programmazione in modo semplice. E vedono subito il risultato: per esempio, un disegno che il piccolo umanoide mette su carta a comando. Robot come Lexi e Thymio stanno guidando la trasformazione digitale attualmente in corso nelle aule e nelle università in Svizzera. La pandemia di Covid-19 e l'apprendimento a distanza stanno accelerando questo mutamento tecnologico.

Ma quale potenziale hanno queste forme di ausilio all'insegnamento e all'apprendimento? L'uso di robot educativi è un modo per colmare il divario digitale nella società oppure le scuole e le università non sono ancora pronte?

La Svizzera è già abbastanza avanti nello sviluppo di questi sistemi, dice Francesco Mondada, co-responsabile del Gruppo di robotica educativaLink esterno del Polo di ricerca nazionale in robotica, sostenuto dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca. "Abbiamo sviluppato alcuni degli standard internazionali".

Dal punto di vista dell’applicazione, tuttavia, la Svizzera non è tra le nazioni leader. Sabine Seufert stima che tra dieci o quindici anni saremo pronti a utilizzare efficacemente i robot nell'insegnamento. Nella formazione a distanza, la professoressa vede più potenziale per l'uso di chatbot intelligenti, come quelli che si trovano sui siti web di banche e compagnie di assicurazione. Dato che l'insegnamento si svolge online, questi non hanno bisogno di offrire presenza fisica. Possono sostenere l'interazione e fornire una guida all'apprendimento.

Seufert è convinta che l'uso di un chatbot come tutor abbia senso, soprattutto nell'apprendimento delle lingue, dove è richiesta molta ripetizione. "Gli insegnanti oggi sono completamente sopraffatti perché hanno 20-25 studenti nella loro classe", rileva.

Molte scuole non sono ancora pronte

"Un robot ha il potenziale per rompere l’impostazione educativa tradizionale e generare molto interesse. Porta una nuova dinamica in aula", sostiene Francesco Mondada, che è anche professore al Politecnico federale di Losanna (EPFL), dove dirige il Centro per le scienze dell'apprendimento (LEARNLink esterno).

"Un robot ha il potenziale per rompere l’impostazione educativa tradizionale."

Francesco Mondada, LEARN

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Tuttavia, dice, altri Paesi sono già molto più avanti in questo settore. La Francia, per esempio, ha introdotto da anni i robot come strumento per imparare a programmare in alcuni libri di testo scolastici. L'informatica è una materia obbligatoria in questo Paese. Ma non tutte le scuole possono permettersi un robot per classe. "In Svizzera, stiamo iniziando a introdurli in alcuni libri di testo. Ma la maggior parte non include la robotica come strumento".

Spesso, prosegue Mondada, le scuole non sono ancora in grado di utilizzare un robot. A causa di una WLAN debole o di insegnanti senza computer propri. "A volte si porta lì un umanoide e non si trova nemmeno un tecnico nella scuola...", afferma l'esperto. Anche l'iniziativa DigitalswitzerlandLink esterno, che promuove la Svizzera come luogo di innovazione digitale, riconosce "un potenziale indubbiamente ancora non sfruttato, anche se le scuole hanno già fatto grandi progressi nell'introduzione dei robot per l’apprendimento".

Iniziativa sul pensiero computazionale

"Il problema attuale è che il divario digitale si sta allargando, poiché non tutte le famiglie sono dotate della tecnologia giusta o sufficiente", indica Digitalswitzerland. L'organizzazione è alla base di un progetto nazionale e intersettoriale che mira a rafforzare la Svizzera come centro di innovazione digitale.

Nella cosiddetta classifica IMD sulla competitività digitale, la Svizzera ha perso una posizione nel 2020, scivolando al 6° rango, mentre è al 3° posto nella conoscenza, che comprende istruzione e formazione.

Per promuovere la competitività digitale, Digitalswitzerland ha lanciato nel 2018 l'iniziativa Computational ThinkingLink esterno, che comprende il robot Thymio. L'obiettivo è di promuovere le competenze nel campo della digitalizzazione nelle scuole di tutta la Svizzera, dice l'associazione.

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Nao consente ai bambini costretti a letto di partecipare alle lezioni. Keystone / Laurent Gillieron

Sabine Seufert cita un campo di applicazione in cui la Svizzera è leader: da anni, piccoli robot chiamati Nao vanno a scuola come sostituti dei bambini malati e permettono loro di interagire con la classe. "Questo è un progetto di grande successo che può essere usato per mostrare che i robot educativi hanno davvero un estremo valore aggiunto qui", sottolinea.

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Capire - non solo giocare

Mondada trova importante non limitarsi a giocare con i robot: "Invece di far capire i diversi meccanismi coinvolti nell'uso di un robot, molti progetti prevedono semplicemente di far giocare gli studenti con le macchine". Solo quando gli insegnanti avranno capito i diversi concetti di un robot, potranno usarlo in modo efficiente.

Il robot svizzero Thymio può facilitare l'accesso alla robotica a bambini e adulti. Keystone / Jean-christophe Bott

A questo scopo, Mondada ha sviluppato il minirobot Thymio. Questo robot educativo può essere programmato molto facilmente e offre un'introduzione alla robotica. "La sfida è far capire agli insegnanti il potenziale di questo strumento, come possono utilizzarlo in modo interessante e come possono usare questo strumento come mezzo per insegnare realmente ai bambini".

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Secondo Mondada, la grande distanza tra la scienza e le scuole è un problema ben noto. Con il suo centro di apprendimento all'EPFL, vuole occuparsi dell’intero ambito, dalla scienza alla pratica. "Vogliamo colmare questo divario", dice.

Emozioni non umane

Gli esperti intravedono un pericolo nel fatto che i bambini potrebbero sviluppare un legame emotivo troppo forte con un robot umanoide. Mondada cita un esempio dell'esercito americano: i soldati erano pronti a salvare un robot a costo della loro vita o di quella di qualcun altro. Seufert fa notare che in Giappone alcune persone sposano dei robot. La studiosa caldeggia la formazione relativa al funzionamento dei robot e all’interazione con loro.

"Non sono esseri umani, anche se mostrano delle emozioni". Riflettere su questo e usare i robot in maniera utile sarebbe certamente un valore aggiunto maggiore che chiudersi del tutto a questo tipo sviluppo, solo "perché c'è il pericolo che il legame diventi troppo forte", afferma Seufert.

Entrambi gli esperti concordano sul fatto che la tendenza nell’ambito dei robot educativi si sta chiaramente muovendo nella direzione dell'intelligenza artificiale (IA).

Un robot dà un volto all'IA. Un metodo interessante è quello che caratterizza un progetto all'EPFLLink esterno: gli studenti non solo usano un robot capace di apprendere come ausilio alla didattica, ma gli insegnano anche cose nuove. Dove porterà tutto questo?

Sabine Seufert dice che è inconcepibile che i robot possano un giorno sostituire gli insegnanti, almeno nei Paesi europei. "Creatività ed entusiasmo, questo è il nostro lavoro come insegnanti, non potranno mai essere garantiti da una macchina". D'altra parte, dice, si può però tranquillamente lasciare l’esercizio a un robot.

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