Aletsch-Jungfrau patrimonio dell’umanità?
L'Unesco deciderà questa settimana se far entrare la regione a cavallo dei cantoni Vallese e Berna tra i beni da salvaguardare per le generazioni future.
La Svizzera attende da Helsinki una decisione molto importante. Il comitato per il patrimonio mondiale dell’Unesco (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) deve decidere se includere la regione della Jungfrau-Aletsch nel catalogo che designa i luoghi del pianeta considerati “patrimonio” per tutta l’umanità.
Più monumenti che ricchezze naturali
Attualmente sulla lista dei beni mondiali figurano più di 690 nomi: tre quarti dei quali sono città o siti architettonici, opera dell’uomo insomma. Solo un quarto dei siti riguarda parchi o regioni di particolare interesse, come ad esempio il famoso parco di Yellowstone o le isole Galapagos.
La Svizzera ha già quattro nomi sulla lista dei monumenti: il centro storico di Berna, l’abbazia di San Gallo e il monastero di Münstair, nel Canton Grigioni, cui si sono aggiunte appena un anno fa le fortezze medievali di Bellinzona.
Per poter entrare nella prestigiosa lista ogni sito deve rispondere a severi criteri storici e culturali. Per quanto riguarda un patrimonio naturale questi criteri sono d’ordine geologico, geografico, morfologico, ecologico e di eccezionale bellezza. In almeno una di queste categorie devono essere rispettati tutti i criteri richiesti. Un sito che sia patrimonio naturale per tutta l’umanità deve in ogni caso poter essere considerato “intatto” (o almeno protetto) e deve essere unico nel suo genere.
Il ghiacciaio più lungo delle Alpi
“Su tutto l’arco alpino non esiste un altro ghiacciaio che sia altrettanto lungo. Nemmeno in Himalaja!” spiegava recentemente in un articolo della Berner Zeitung il Prof. Bruno Messerli, dell’istituto geografico dell’Università di Berna. “Si tratta della superficie compatta di ghiaccio più grande di tutto il continente europeo”.
Altri ghiacciai importanti, come quello del Cervino o quello del Monte Bianco, sono sì stupendi, ma resi accessibili da funivie fino quasi a 4000 m. E con costruzioni e tralicci che non sono proprio invisibili! La funivia della Jungfrau, per la sua locazione “periferica”, si mimetizza molto bene nella montagna: da lì si può ammirare il ghiacciaio dell’Aletsch, ma per arrivarci bisogna ancor oggi camminare o salire con le pelli di foca in inverno. Questa inaccessibilità ha giocato ha favore della candidatura dell’Aletsch.
Il marchio Unesco e il marketing turistico
“Nella nostra regione abbiamo sostenuto vivamente il progetto per entrare nella lista dell’Unesco,” dichiara a swissinfo Laudo Albrecht, direttore di Pronatura-Aletsch. “Vi sono state naturalmente delle discussioni, ma mai un’opposizione. I problemi riguardavano soprattutto i confini della regione, ma già nel 2000 siamo arrivati ad una soluzione.”
Quali sono i vantaggi del marchio Unesco? Laudo Albrecht sottolinea come rappresenti in primo luogo “una garanzia che lo stato di conservazione e protezione attuale venga mantenuto più a lungo nel tempo.” Questo paesaggio, o almeno parti di esso, sono già protette: il bosco dell’Aletsch già dal 1933 e tutta la regione è entrata nell’inventario nazionale della Confederazione nel 1948.
“I vantaggi economici riguarderebbero soprattutto il turismo estivo, di cui questa regione ha estremo bisogno” conclude il responsabile di Pronatura. Anche gli escursionisti più distratti vedrebbero insomma improvvisamente il ghiacciaio dell’Aletsch e la regione che lo circonda con occhi più attenti. Mentre aumenterebbe la coscienza delle popolazioni locali del rispetto dovuto ad un bene naturale.
Il piano di gestione
Se la regione della Jungfrau venisse inclusa nel catalogo dell’Unesco, questo non comporterebbe nuove misure di protezione ambientale, ma entro tre anni i 15 comuni situati sul perimetro della regione, suddivisi tra i cantoni del Vallese e di Berna, dovrebbero completare un piano di “management”, che impegna i comuni alla protezione durevole del patrimonio naturale su cui si trovano.
L’avvocato Francesca Gemnetti, presidente della commissione nazionale svizzera per l’Unesco, spiega a swissinfo come ogni dossier presentato al comitato del patrimonio mondiale debba passare attraverso un vaglio molto severo, non solo da parte delle istanze internazionali incaricate di controllarne la validità. “È un lungo cammino e in particolare in Svizzera, dove si devono rispettare tutte le autonomie, da quella del proprietario, del comune, poi del cantone, poi della Confederazione. Costruire tutti questi consensi non è per nulla evidente”.
Altre candidature
La candidatura del Monte San Giorgio, che potrebbe diventare il prossimo sito ad entrare nella prestigiosa lista dell’Unesco, è da poco stata ritenuta valida dal governo federale. Si tratta di un parco archeologico unico nel suo genere. Presenta infatti cinque strati di evoluzione fossile che vanno fino al triassico: normalmente un parco archeologico ne presenta solo uno, due al massimo.
La Svizzera nel giro di un paio d’anni ha aggiunto alla lista del patrimonio mondiale i castelli di Bellinzona e probabilmente ora la regione della Jungfrau. Si è fatto troppo poco prima o di colpo assistiamo ad un’inflazione delle candidature? “Il comitato per il patrimonio mondiale non esaminerà alcuna candidatura nel 2002” – risponde Francesca Gemetti – “I monumenti che cominciano ad essere iscritti in questa lista sono sempre di più e provenienti da culture molto diverse; bisognerà quindi riesaminare i criteri di scelta”.
“Era comunque abbastanza strano” – conclude la responsabile del comitato Unesco per la Svizzera – “non vedere nemmeno il nome di una località alpina sulla lista dell’Unesco”. È lecito pensare dunque che la candidatura dell’Aletsch avrà successo, tanto più che giunge al momento giusto: il 2002 sarà infatti l’anno internazionale della montagna.
Raffaella Rossello
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