Amnesty International si occuperà anche di diritti economici
Il Consiglio internazionale d'Amnesty International, che si conclude sabato a Dakar, ha dato avvio ad una ridefinizione degli obiettivi dell'organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani, aprendo ai diritti socio-economici. Una svolta fortemente sostenuta dalla delegazione svizzera, ma non accettata da tutte le sezioni nazionali.
Daniel Bolomey, vice-segretario generale della Sezione svizzera di AI e membro della delegazione svizzera presente nella capitale senegalese, spiega che la Svizzera ha «spinto Amnesty International a lavorare rapidamente in direzione di una migliore integrazione dei diritti economici e sociali».
Il delegato precisa tuttavia che «alcune sezioni non sono ancora pronte» per questo cambiamento. Per AI queste modifiche sono necessarie a causa di nuove sfide lanciate dalla mondializzazione e delle sue conseguenze sui diritti fondamentali delle persone e dei loro beni.
Tra i nuovi diritti difesi da Amnesty International vi dovrebbero essere l’accesso della popolazione ai servizi sanitari, la lotta all’aids e il diritto all’educazione. Temi che dovrebbero essere affrontati allo stesso livello dei diritti politici, che finora erano l’ambito principale dell’attività di AI.
«Il nostro approccio ha sempre privilegiato le vittime. Nuilla ci impedisce di fare la stessa cosa per i bambini a cui è le politiche per la riduzione delle spese nel settore dell’istruzione, ispirate dalla Banca mondiale, negano il diritto all’educazione», afferma il segretario generale uscente Pierre Sané.
«La lotta per la promozione dei diritti economici e sociali sarà meno spettacolare di quella portata avanti in difesa dei prigionieri per opinione», ammette un delegato maghrebino interpellato dall’agenzia afp. A suo parere, le difficoltà si incontrano quando si discute dell’approccio necessario a preservare l’identità specifica di AI.
La presidente della sezione senegalese di AI, Isma Daddis Sagna ritiene da parte sua che «le sezioni di Amnesty nel sud del mondo – e soprattutto in Africa – attendevano questa svolta, perché nella situazione di povertà in cui vive la grande maggioranza della popolazione nell’emisfero sud è venuta l’ora che AI si occupi in maniera ben più incisiva di quanto fatto finora dei diritti economici e sociali».
Secondo molti studi, la povertà nel Terzo mondo colpisce soprattutto le donne. I militanti di Amnesty sperano dunque che l’arrivo di una donna, Irene Zubaida Khan, del Bangladesh, alla testa dell’organizzazione conduca ad un rafforzamento della lotta in favore dei diritti socioeconomici.
swissinfo e agenzie
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