Che tempo farà in Svizzera?
Il clima mondiale sta mutando? Sì, dicono gli esperti del gruppo intergovernativo di studio sui cambiamenti climatici (IPCC). Nel loro terzo rapporto, presentato in primavera, gli studiosi ritengono che nei prossimi cent'anni la temperatura media sulla superficie del pianeta potrebbe aumentare dagli 1,4 ai 5,8 gradi. In Svizzera il surriscaldamento potrebbe essere addirittura superiore alla media. È questo lo scenario alla base della conferenza di Bonn che dal 19 al 27 luglio discute sulle misure d'applicazione del protocollo di Kyoto sul clima.
La presentazione nella scorsa primavera dei dati sul mutamento climatico da parte dell’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change) – il gruppo internazionale di esperti istituito in seguito alla convenzione ONU sul clima del 1992 -aveva suscitato scalpore. La stima sull’aumento della temperatura sulla superficie globale del pianeta indicava valori anche superiori a quelli ipotizzati in rapporti precedenti.
Per gli esperti dell’IPCC, il mutamento climatico è un dato assodato. Nel corso del XX secolo la temperatura media della superficie globale (temperatura dell’aria sopra le terre emerse e temperatura della superficie oceanica) sarebbe aumentata di 0,6 gradi centigradi. Il 1998 sarebbe stato l’anno più caldo da quando esistono misurazioni affidabili, cioè il 1861. Per le precipitazioni è stimato un aumento del 5-10 per cento negli ultimi cento anni.
Anche la relazione tra cambiamento del clima e l’aumento di emissioni di gas a effetto serra a causa di attività umane (anidride carbonica in primo luogo) è considerata dagli esperti dell’IPCC assai significativa. Dal 1750 la concentrazione di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera è aumentata del 31 per cento. L’attuale concentrazione di CO2 sarebbe superiore a quella presente nell’atmosfera negli ultimi 420’000 anni. Dati analoghi varrebbero per gli altri gas a effetto serra contemplati nel protocollo di Kyoto, come metano (CH4), protossido di azoto (N2O), idrofluorocarburo (HFC), perfluorocarburo (PFC) ed esafloruro di zolfo (SF6).
Per la Svizzera, il mutamento climatico sarebbe anche più significativo, stando a quanto rivelato in marzo dai partecipanti elvetici all’IPCC. Nell’arco di soli trent’anni, tra il 1961 e il 1990, la temperatura media è aumentata di un grado. Le precipitazioni sono aumentate nel corso del XX secolo del 12 per cento. Per i prossimi 50-100 anni gli esperti dell’IPCC prevedono un aumento delle temperature nell’arco alpino di 3 fino a 5 gradi, estati secche e inverni ricchi di precipitazioni.
Insieme ad un’accelerazione dello scioglimento dei ghiacciai, questi dati fanno presumere che vi saranno mutamenti nel sistema idrologico della Svizzera, con conseguenze significative per l’approvvigionamento idrico e la produzione idroelettrica. Anche le stazioni sciistiche poste sotto i 1800 metri di altitudine potrebbero registrare difficoltà, per l’innalzamento del limite delle nevicate. E così pure l’agricoltura e la selvicoltura.
Cautela e precauzione
Le previsioni degli esperti dell’IPCC si basano tuttavia su modelli matematici assai complessi, nei quali il margine di incertezza rimane rilevante. Le conoscenze sul clima si stanno evolvendo rapidamente, anche grazie alla discussione degli ultimi decenni sull’effetto serra, ma molti fattori rimangono ancora poco conosciuti. In questo senso Paolo Burlando, professore di idrologia al Politecnico di Zurigo, da noi interpellato, invita alla cautela.
“C’è un segnale di fondo”, dice Burlando, “che può essere abbastanza convincente, ma c’è anche molto rumore, cioè questi dati contengono anche molte altre informazioni che non riusciamo a separare dal segnale di fondo per poter dire con certezza che è già in atto un cambiamento climatico.”
Alcuni elementi del quadro tracciato dagli esperti dell’IPCC appaiono però indiscutibili: “È un dato di fatto che c’è una forte correlazione tra l’incremento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera e l’aumento della temperatura”, aggiunge Burlando, ma “come questo si traduca in mutamenti climatici, al momento lo possiamo solamente indagare attraverso dei modelli matematici.”
Un’affermazione che non vuole tuttavia sottrarre legittimità agli sforzi internazionali per combattere l’effetto serra “Sono assolutamente convinto che in presenza di sospetti si debba studiare il problema ed eventualmente prendere dei provvedimenti per evitare di trovarsi di fronte a situazioni in qualche modo irreversibili. Tanto più che questi provvedimenti portano dei benefici sulla qualità della vita quotidiana in generale.”
Ma sul contenuto vero e proprio del protocollo di Kyoto, indica il professore, non bisogna farsi troppe illusioni: “L’incertezza sull’aumento medio della temperatura nel pianeta è enorme. Un’incertezza che si trasferisce sulla possibilità di successo di un protocollo che fissa in maniera molto precisa un valore da rispettare entro, per altro, un decennio. 5,2 per cento in dieci anni mi sembra un obiettivo più simbolico che effettivo.” Ciò non toglie che Kyoto possa rappresentare un segnale politico importante, “d’impegno in favore di uno sviluppo sostenibile.” E questo merita, per il professore di origini genovesi, un sostegno.
Andrea Tognina
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