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Corsi di formazione a Washington per l’esercito svizzero

I partecipanti al corso di studi strategici dinnanzi al National War College di Washington M.-C. Bonzom

Sei colonnelli e sette altri ufficiali delle forze armate elvetiche hanno concluso venerdì un viaggio di studi strategici a Washington. Questi corsi, organizzati per la prima volta, hanno offerto ai militari svizzeri la possibilità di approfondire la concezione americana della sicurezza mondiale.

I partecipanti al viaggio di studi hanno seguito per due settimane dei corsi presso il Pentagono e la Direzione nazionale dei servizi d’informazione americani. Tra gli specialisti consultati vi erano anche dei ricercatori delle due più rinomate “think thank” americane in materia di sicurezza, ossia la Brookings Institution e la Rand Corporation.

Il gruppo di ufficiali svizzeri, guidato dal colonnello Beat Lauper, distaccato del Dipartimento federale della difesa presso il Politecnico federale di Zurigo, si sta preparando per ottenere nel 2009 il diploma del nuovo master di studi avanzati in politica di sicurezza e gestione di crisi dell’alta scuola zurighese.

Nuove priorità

“Il nostro interesse è di ordine strategico, dal momento che vogliamo acquisire una visione più globale sui rischi e le minacce internazionali, alla luce soprattutto del dopo 11 settembre”, dichiara a swissinfo Beat Lauper, facendo riferimento agli attentati perpetrati nel 2001 contro il World Trade Center di New York e il Pentagono a Washington.

“Ci sembra indispensabile sapere come i problemi di sicurezza attuali vengono valutati dalla sola superpotenza rimasta a livello mondiale”, aggiunge il colonnello. “La Svizzera necessita di un approccio globale, in modo da poter mobilitare nel contempo diversi servizi di sicurezza nazionali e favorire la collaborazione tra di loro”.

Dalla sua entrata in funzione nel gennaio scorso, il nuovo capo delle forze armate svizzere Roland Nef ha posto la priorità sulla formazione delle forze terrestri e aeree, dallo stato maggiore al personale, sia militare che civile. È quindi l’esercito a finanziare gli studi degli ufficiali che intendono conseguire il master del Politecnico di Zurigo.

“La formazione è un compito chiave, in quanto costituisce le fondamenta delle forze armate operative e permette di preparare gli ufficiali alle sfide future”, spiega Beat Lauper.

Cambiamenti in vista

Gli ufficiali svizzeri affermano di aver trovato a Washington uno spirito di apertura che non si attendevano. “Siamo stati sorpresi dall’atteggiamento aperto dei nostri interlocutori americani e dalla diversità delle loro opinioni. Guardando gli Stati uniti dall’Europa, si ha invece generalmente l’impressione che George Bush diriga ogni cosa”, osserva il colonnello, secondo il quale “si sente l’avvicinarsi di un cambiamento nel governo americano”.

“Gli americani riconoscono che il modo con il quale hanno condotto la loro politica nel corso degli ultimi 8 anni, soprattutto durante il primo mandato di Bush, ha avuto anche effetti negativi”, dichiara Reto Häni, capo delle tecnologie dell’informazione presso il dipartimento federale della difesa.

A suo avviso si stanno delineando due tendenze negli Stati uniti: “Innanzitutto, dopo aver tentato di fare tutto da soli, gli americani si rendono conto di aver bisogno di cooperare con gli altri e che le forze armate devono lavorare assieme ai civili”. Una tendenza che emergerebbe anche in Svizzera, dove l’esercito è sempre più chiamato a collaborare con la polizia, la protezione civile, i servizi di soccorso e il dipartimento degli affari esteri.

“In secondo luogo possiamo notare che gli Stati uniti sono molto più avanti di noi a livello tecnologico, ma cominciano a capire che l’alta tecnologia non risolve ogni problema”, aggiunge Reto Häni.

Fare di più con meno

Per il colonnello Peter Soller, capo del controllo delle missioni delle forze aeree svizzere, i corsi seguiti negli Stati uniti gli hanno permesso innanzitutto di gettare “uno sguardo più approfondito sul modo con il quale gli Stati uniti vedono i loro rapporti con l’Europa, come pure con paesi importanti, come la Cina o l’India”.

“Esistono delle differenze sui mezzi e sugli obbiettivi, ma i punti di vista sulle grandi sfide mondiali non sono così diversi tra gli Stati uniti e l’Europa”, afferma Peter Soller.

Questa visita a Washington degli ufficiali svizzeri interviene in un periodo di transizione per l’esercito svizzero. Un nuovo progetto di riforma sarà esaminato dal parlamento nel corso dell’anno, dopo che il budget e gli effettivi militari sono già stati ridotti del 50% negli ultimi anni.

“Siamo sottoposti ad enormi pressioni”, sottolinea Reto Häni, secondo il quale il personale del dipartimento della difesa è chiamato da anni a “fare di più con meno”. “Il parlamento vuole ad esempio che inviamo un numero maggiore di soldati all’estero. Ma vi è un grande scarto tra la volontà politica e i mezzi di cui disponiamo oggi”.

Una preoccupazione condivisa anche da Peter Soller: “Riceviamo nuovi incarichi, ma non le risorse necessarie per eseguirli. È una cosa che constato ogni giorno”. A detta del colonnello, il fossato tra le missioni, il personale e l’equipaggiamento sta suscitando una certa inquietudine per quanto concerne ad esempio la sicurezza dei voli delle forze aeree.

swissinfo, Marie-Christine Bonzom, Washington
(traduzione Armando Mombelli)

Introdotto tre anni fa, il master del Politecnico federale di Zurigo in politica di sicurezza e gestione delle crisi è aperto non solo ai militari, ma anche ai funzionari civili e agli impiegati di aziende specializzate del settore privato.

È la prima volta – ma non l’ultima secondo il colonnello Beat Lauper – che nell’ambito di questi corsi viene organizzato un viaggio di studi a Washington.

Oltre al soggiorno negli Stati uniti, è previsto anche un corso di formazione presso il Kings College di Londra.

Per il futuro, gli organizzatori del master intendono inoltre completare gli studi con dei corsi nel Sud-est asiatico, in particolare a Singapore, dove il livello universitario viene considerato molto alto.

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