Creutzfeld-Jakob: controversia sul test per individuare le persone a rischio
Solo il 40 per cento circa degli esseri umani hanno una predisposizione genetica per contrarre la nuova variante del morbo di Creutzfeld-Jakob (vCJD), la micidiale variante umana della BSE. Attraverso un test della sequenza del DNA sarebbe possibile indentificare le persone a rischio, ma una simile procedura è molto controversa nel mondo scientifico.
Il test sarebbe una valida alternativa agli abbattimenti in massa di bovini, sostiene Werner Schmid. Ex direttore dell’Istituto di medicina genetica dell’Università di Zurigo. Schmid lavora oggi per il laboratorio privato zurighese Genetica AG, che ha sperimentato e messo a punto il test per un impiego commerciale.
Il test genetico – spiega Schmid – non è né nuovo e nemmeno brevettabile, ma si basa su una sequenza del DNA del gene umano responsabile per la produzione di prioni. Si tratta di informazioni di dominio pubblico e che fanno parte dell’»Human Genome project».
I ricercatori hanno scoperto che sulla base delle caratteristiche del gene dei prioni, soltanto il 38 per cento delle persone può contrarre la vCJD. Il rimanente 62 per cento ne sarebbe invece immune e potrebbe quindi in teoria continuare a mangiare carne bovina senza nessun timore. Il test genetico permetterebbe appunto di identificare quelle persone che hanno una simile predisposizione al morbo.
Direttamente interessato ad una commercializzazione del test, Schmid ritiene che una sua introduzione su vasta scala rappresenta ormai una «questione politica». Il ricercatore ammette tuttavia che i dati disponibili si basano sulle conoscenze attuali e che queste potrebbero eventualmente venire confutate da nuove scoperte scientifiche.
Partendo da una simile riflessione, il professor Adriano Aguzzi, specialista nella ricerca sui prioni, arriva addirittura a dire che un simile test sarebbe «completamente inutile». Aguzzi teme infatti che il 60 per cento delle persone che risulterebbe immune al morbo potrebbe andare incontro a spiacevoli sorprese. E come si dovrebbero comportare – si chiede ancora il professore – quelle persone per le quali verrebbe diagnosticata una predisposizione alla malattia?
Anche Franz Riegel, dell’Ufficio federale della santità (UFS), si dice molto scettico. Affermando di non poter giudicare la qualità del test, che non conosce, Riegel precisa che attualmente è in fase di elaborazione una nuova legge sugli esami genetici sugli esseri umani. Secondo l’esperto dell’UFS, si vuole fare in modo che simili test debbano sottostare ad autorizzazioni che verrebbero rilasciate sulla base di criteri «piuttosto severi».
swissinfo e agenzie
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