Dibattito al nazionale sulla politica economica esterna
La politica economica esterna della Svizzera ha suscitato gli strali dei socialisti e dei Verdi, mercoledì in Consiglio nazionale. Il consigliere federale Pascal Couchepin ha difeso i risultati della globalizzazione, anche se non è una panacea.
Il dibattito sul rapporto del Consiglio federale sulla politica economica esterna 2000 si è svolto in una sala semi-deserta. Ha offerto l’occasione allo schieramento rosso-verde e a taluni rappresentanti borghesi d’incrociare le armi.
A nome della commissione, Claude Frey (PLR/NE) ha tracciato un quadro idilliaco della situazione economica svizzera. Al 110.mo rango mondiale per quanto riguarda il numero dei suoi abitanti, la Svizzera si trova nel gruppo di testa dal punto di vista finanziario e per l’ammontare delle importazioni ed esportazioni.
Patrice Mugny (Verdi/GE) ha criticato la visione estremamente ridotta del rapporto, che praticamente prende in considerazione soltanto gli indicatori economici, senza prestare attenzione agli esseri umani che si trovano dietro a queste cifre. Il ministro dell’economia – ha poi aggiunto Remo Gysin (PS/BS) – non s’interessa alla ripartizione delle ricchezze tra poveri e ricchi.
Il fatto di criticare la globalizzazione è diventato una moda, ha risposto Marc Suter (PLR/BE). Orbene – ha aggiunto Peter Kofmel (PLR/SO) – la globalizzazione può aiutare i paesi più poveri a migliorare la loro situazione.
Il consigliere federale Pascal Couchepin ha detto che la globalizzazione ha permesso un miglioramento del benessere generale, anche se «non costituisce il rimedio a tutti i mali». Per far fronte alla povertà di certi strati della popolazione, si tratta d’intervenire ad altri livelli politici, ha in sostanza sottolineato Couchepin.
swissinfo e agenzie
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