Economiesuisse: «Più libertà per le università»
Il sistema universitario elvetico è troppo complicato, ritiene uno studio commissionato dal padronato, e propone più autonomia per mantenere la competitività.
La ricerca comparata paragona il sistema indigeno con quello di altri paesi, auspicando la ricezione di alcuni modelli anglosassoni e orientali.
Le università svolgono un ruolo essenziale nelle attuali «società del sapere» e l’aumento della produttività dipende sempre di più dall’acquisizione di nuove conoscenze, ha dichiarato martedì in una conferenza stampa a Zurigo Rudolf Walser, capo economista della Federazione delle imprese svizzere economiesuisse.
Economiesuisse ha presentato uno studio che comparativo che analizza il funzionamento delle migliori università estere; l’intento è quello di scegliere il meglio da applicare in Svizzera.
La sentenza è degna di chi ha commissionato la ricerca: per garantire il futuro della scienza in terra elvetica è necessario dare agli atenei svizzeri maggiore autonomia gestionale e più competenze finanziarie. Si propone pure di aumentare la selezione degli studenti e le tasse semestrali.
Università-azienda?
Lo studio comparativo prende in esame alcune delle università fra le migliori al mondo negli Stati Uniti, in Inghilterra, Olanda, Giappone e Cina. Lo studio arriva alla conclusione che non esiste un sistema universitario ottimale, ma che nonostante le differenze si possono individuare fattori comuni di successo.
Fra questi fattori economiesuisse elenca un’ampia autonomia degli atenei, una struttura di gestione di tipo aziendale al posto organismi di tipo collegiale, una maggiore selezione degli studenti, come pure strumenti di controllo della qualità dell’insegnamento e della ricerca.
Cantiere aperto
Facendo riferimento al paesaggio universitario svizzero, economiesuisse riconosce che negli ultimi anni sono state avviate riforme che hanno dato più ampi spazi di manovra di tipo imprenditoriale agli organi dirigenti degli atenei.
L’organizzazione ritiene tuttavia necessarie nuove regole sulle condizioni d’accesso alle università e lancia nel dibattito la questione degli esami d’ammissione. Per aumentare il margine di manovra finanziario degli atenei, economiesuisse propone pure un aumento delle tasse semestrali.
Un’altra serie di raccomandazioni riguarda il controllo sul sistema universitario da parte delle autorità politiche. In questo caso viene evidenziata la sovrapposizione di competenze fra Confederazione e cantoni, che sarebbe motivo di inefficacia.
Devolution accademica
Andreas E. Steiner, autore dello studio comparativo, nonché presidente della commissione economia e ricerca di economiesuisse, ritiene che si debbano dare maggiori competenze alla Confederazione per rapporto ai cantoni.
Altra richiesta: modificare la struttura dei finanziamenti statali a favore della scienza e della ricerca, con un aumento dei fondi destinati a questi settori dal 4 al 7 per cento delle spese complessive della Confederazione.
Queste richieste sono formulate in relazione ai lavori parlamentari sulla nuova legge quadro sulle università e sulla relativa modifica costituzionale, che in base alle previsioni attuali dovrebbero entrare in vigore nel 2008.
Secondo l’autore dello studio, le Camere federali si stanno movendo nella giusta direzione. Resta comunque da vedere se i cantoni saranno disposti a cedere competenze a Berna per rendere più snella la struttura del sistema universitario elvetico.
Reazioni a caldo
Le proposte arrivate dall’economia non potevano non suscitare protesta. L’Unione svizzera degli universitari (USU) ha criticato immediatamente le proposte di economiesuisse di aumentare le tasse d’iscrizione e di limitare l’accesso alle università, definendole «pretese elitarie» che di fatto rendono la maturità priva di qualsiasi valore.
Una discussione approfondita, che tenga conto delle ristrettezze geografiche del paese e delle diverse strutture esistenti è dunque rimandata al dibattito parlamentare previsto nei prossimi mesi.
swissinfo e agenzie
Lo studio paragona cinque università di punta al di fuori della Svizzera: l’Università della California, Oxford in Inghilterra, Utrecht in Olanda, Tokyo in Giappone e l’Università di Tsinghua in Cina.
Il traguardo dello studio è quello di formulare delle proposte per migliorare il sistema accademico svizzero.
I contributi dello Stato variano dal 33% del caso statunitense al 70% dell’istituzione olandese. In Svizzera la quota è ancora superiore.
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