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Entro la fine del secolo i ghiacciai delle Alpi si saranno sciolti a metà

Il rapporto dell'ONU enumera le conseguenze dell'aumento della temperatura sullaTerra swissinfo.ch

Sono le catastrofiche previsioni di un rapporto dell'Onu sul cambiamento climatico pubblicato lunedì a Ginevra. Il riscaldamento dell'atmosfera terrestre dovuto all'inquinamento avrà delle conseguenze irreversibili sull'agricoltura e sul turismo.

D’ora in poi non si potrà più dire che il detto popolare “non ci sono più le mezze stagioni” non abbia evidenza scientifica. In un rapporto intitolato”Cambiamento del clima 2001: impatto, adattamento e vulnerabilità” per la prima volta l’Onu enumera quali saranno le conseguenze, sul pianeta e sui suoi abitanti, dell’aumento delle temperatura atmosferica, da 1,4 a 5,8 gradi centigradi, nei prossimi 100 anni.

Lo studio riassume i pareri di 700 scienziati ed è il lavoro conclusivo del secondo gruppo di lavoro dell’Intergovernmental Panel on Climate Chance (Ipcc), un organismo creato nel 1988 dall’Organizzazione Mondiale della Meteorologia (OMM) e dal Programma dell’Onu per l’ambiente (UNEP). Il rapporto finale, che riassumerà tutti i dati scientifici e le raccomandazioni per i politici (soprattutto dopo il fallimento del summit dell’Aia, sulla limitazione dei gas responsabili dell’effetto serra, sulla base del Protocollo di Kyoto del 97) sarà pubblicato il prossimo settembre.

Lo scenario dipinto dagli esperti dell’Onu, e approvato in una conferenza internazionale che si è svolta a Ginevra, è a dir poco catastrofico. Il cambiamento climatico ha già avuto e avrà in futuro gravi ripercussioni sull’habitat umano e sull’ecosistema mondiale.

L’Onu prevede, in Asia e Africa, ma anche nel Sud dell’Europa, un forte aumento della frequenza di piogge torrenziali, inondazioni e trombe d’aria intervallati a lunghi periodi di siccità, con conseguenze devastanti per la produttività agricola, per l’approvvigionamento idrico e per le condizione igienico-sanitarie di intere popolazioni, soprattutto quelle dei Paesi più poveri.

Nel capitolo dedicato all’Europa si sottolineano, in particolare, i rischi del riscaldamento terrestre su ghiacciai alpini. La metà sarebbe condannata a sciogliersi prima della fine del 2100. Il calore rischia di compromettere molte stazioni sciistiche di bassa quota, con seri danni all’industria turistica di Svizzera, Francia, Italia e Austria. In un recente studio, pubblicato dalla rivista londinese “Times”, un team di esperti dell’Università di Zurigo aveva già lanciato un grido d’allarme, affermando che, con un aumento della temperatura di 2 gradi centigradi nei prossimi 50anni, potranno sopravvivere solo 101 stazioni sciistiche elvetiche sulle230 che oggi assicurano un innevamento costante durante la stagione invernale. Nei prossimi decenni, per sciare si dovrà salire almeno a 1800metri di quota.

Dall’altro canto però ci sono dei vantaggi per la produzione agricola. “Nelle Alpi europee – scrive l’Onu – la flora montana si trova a delle altitudini sempre maggiori. Alcune specie avanzano da 1 a 4 metri più in alto ogni decennio”. Sempre in Europa, dal 1959 al 1993 la stagione agricola si è allungata di 10,8 giorni. Gli effetti sulle coltivazioni saranno quindi positivi, ma solo nel Nord Europa. Nelle regioni meridionali aumenterà la desertificazione, già visibile oggi in alcune aree della Sicilia, e scarseggerà sempre di più l’acqua, con impatto negativo sull’agricoltura e sugli insediamenti umani.

Alcuni habitat importanti, come la tundra, le zone umide e altri ecosistemi isolati, sono a rischio di estinzione. Ci dovremo aspettare anche un aumento di perturbazioni tipicamente tropicali, come uragani e tifoni e conseguentemente anche un incremento delle alluvioni nelle pianure attraversate dai fiumi. “Le temperature più alte – concludono – e le correnti marine più calde potrebbero cambiare le tradizionali destinazioni turistiche estive, mentre la scarsità di neve potrebbe avere un impatto negativo sul turismo invernale”.

Maria Grazia Coggiola

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