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Esperti al capezzale del pianeta

La civetta scop insularis delle Seichelles: un uccello che figura sulla lunga lista delle specie minacciate. Keystone

L'Unione mondiale per la natura lancia un grido d'allarme: i rischi per la biodiversità del pianeta sono sempre più grandi.

Per parlarne ha invitato a Bangkok migliaia di scienziati e di rappresentanti dei governi di tutto il mondo, Svizzera compresa.

La più grande rete mondiale per lo scambio di informazioni sull’ambiente, l’Unione mondiale per la natura (UICN) è riunita da mercoledì a Bangkok.

Più di 5000 delegati – scienziati, militanti ecologisti e rappresentanti dei governi – sono attesi al terzo congresso mondiale dell’organizzazione. La riunione durerà nove giorni. Il tema principale è il rapido declino, provocato dall’uomo, della diversità biologica vegetale e animale.

“Ormai sappiamo che il tasso di estinzione è molto più veloce di quanto lo sia mai stato durante tutta l’evoluzione”, osserva Olivier Biber, dell’Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio (UFAFP), che rappresenta la Svizzera al congresso.

Mercoledì, l’UICN ha pubblicato una lista rossa delle specie minacciate sul pianeta. Una lista che conferma la situazione di crisi già segnalata dall’organizzazione nel 2003.

Nella lista rossa compaiono 121 specie presenti anche in Svizzera. Tra di esse vi sono animali quali l’arvicola delle nevi, la grande formica rossa dei boschi o l’oca lombardella minore.

Secondo Biber la Svizzera non è però un paese particolarmente colpito dalla riduzione della biodiversità. La situazione è particolarmente grave in alcuni paesi dell’Asia e dell’Africa e su alcune isole.

Un mammifero su quattro

Un mammifero su quattro e un uccello su otto sono a rischio di estinzione. Nella lista rossa dell’UICN pubblicata nel 2003 comparivano 12’259 specie.

I delegati riuniti a Bangkok dall’UICN, organizzazione la cui sede si trova a Gland (Vaud), dovrebbero proporre dei piani d’azione atti a combattere la crisi per il quadriennio a venire.

L’assemblea in Thailanda è la più grande dedicata al tema della biodiversità dopo il Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile del 2004 a Johannesburg.

L’UICN comprende 79 Stati, 114 organismi governativi, più di 800 organizzazioni non governative e una comunità di 10’000 esperti in oltre 181 paesi.

Inquinamento e surriscaldamento

La pubblicazione della lista rossa segue quella di vari rapporti che hanno già suonato il campanello d’allarme per l’impoverimento della biodiversità. Uno studio pubblicato il mese scorso ha mostrato che un terzo degli anfibi del mondo rischia di scomparire, a causa dell’inquinamento e del surriscaldamento del pianeta.

Più di 100 specie di anfibi sarebbero scomparse dopo il 1980 e gli scienziati temono la sparizione di altre centinaia di specie nei prossimi anni. “Il cambiamento climatico è un fattore la cui importanza per la sopravvivenza delle specie è stata scoperta solo recentemente”, afferma Olivier Biber.

Il congresso di Bangkok dovrebbe però mettere in luce anche i successi degli ultimi anni, le misure che hanno permesso di diminuire la pressione su alcune specie in via d’estinzione, in particolare fra gli uccelli. Ma la questione delle risorse è essenziale perché tali misure siano davvero efficaci.

Pressione popolare

Il congresso, che ha luogo ogni quattro anni, si svolge in un momento in cui la pressione sui governi perché agiscano in favore della protezione delle specie sta crescendo.

“L’opinione pubblica è sempre più inquieta di fronte agli effetti del cambiamento climatico sulla vita quotidiana, osserva Achim Steiner, direttore generale dell’UICN. “Quel che cerchiamo di far diventare la protezione della biodiversità una priorità per la gente”.

swissinfo e agenzie

L’Unione mondiale per la natura ha sede a Gland, nel canton Vaud
Riunisce 79 Stati, 114 organismi governativi, più di 800 organizzazioni non governative, 10’000 esperti in 181 paesi.

Bangkok ospita per la seconda volta in due mesi una grande conferenza internazionale sul tema della biodiversità.

A inizio ottobre la capitale tailandese aveva ospitato la CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate della fauna e flora selvaggia).

La riunione si era conclusa con la decisione, da parte dei 166 firmatari, di rafforzare la protezione di specie come il grande squalo bianco o il delfino dell’Irrawaddy.

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