Forum di Davos: le ONG minacciano il boicottaggio
Per protestare contro la repressione della manifestazione di Davos, le Organizzazioni non governative (ONG), che partecipano al simposio alternativo «public eye», minacciano di boicottare il Forum economico. Criticata anche la globalizzazione, che aumenta le disuguaglianze e distrugge l'ambiente.
Numerosi rappresentanti di ONG hanno espresso il proprio disaccordo, nel corso di una conferenza stampa a margine di «public eye». Essi chiedono agli organizzatori e al governo elvetico di riconoscere di aver commesso degli abusi. «La nostra partecipazione al Forum dipende dalla loro risposta», ha affermato Peter Bosshard della «Dichiarazione di Berna».
Le ONG hanno informato il direttore del Forum, Karl Schwaab delle loro intenzioni. Secondo Bosshard, il massiccio impiego di agenti è stato «sproporzionato» e controproducente. I partecipanti al simposio alternativo – ha aggiunto – hanno più volte esortato a evitare ogni violenza. L’intervento delle forze dell’ordine costituisce una violazione del diritto di riunione ed è quindi contrario alla Costituzione. La «Dichiarazione di Berna», che ha collaborato all’organizzazione di «public eye», ricorrerà alle vie legali.
Altre ONG stanno valutando se ritirarsi dal simposio, ha indicato alla stampa Jeremy Rifkin, presidente della Fondation on Economic Trends. Anche Greenpeace, Amnesty international e Tranparency international stanno discutendo sui passi da compiere.
«È spaventoso», ha affermato Rifkin, esprimendo il timore che in futuro anche altri Stati seguano l’esempio della Svizzera. Per il critico dell’economia americana, Karl Schwaab è «personalmente responsabile» della protezione, sia delle persone che partecipano al Forum sia di quelle che vi ruotano attorno. «Se non è in grado di garantire questo diritto – ha aggiunto – non avrebbe dovuto organizzare il Forum». L’incontro di Davos non è più legittimo se la società civile non ha il diritto di parteciparvi, ha concluso. I partecipanti a «public eye» hanno anche criticato la volontà dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) di tenere il prossimo vertice nel Qatar, paese in cui le manifestazioni sono vietate.
Anche la liberalizzazione economica e l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) sono state oggetto di aspre critiche. La globalizzazione accentua le disuguaglianze e distrugge l’ambiente, hanno affermato i partecipanti al vertice alternativo.
La globalizzazione fa forse abbassare i prezzi degli hamburger della McDonald, ma sopprime i sussidi ai produttori, facendo salire i prezzi di alimenti di base come il riso, ha osservato Duncan McLaren, dell’associazione ecologista britannica Friends of the Earth.
Questo rincaro pesa principalmente sui poveri, che ora devono pagare per avere accesso all’acqua, all’educazione, alla sanità: tutti servizi che in precedenza erano gratuiti. Secondo McLaren, sotto l’effetto della politica di liberalizzazione, le disparità fra paesi ricchi e poveri sono raddoppiate negli ultimi trent’anni.
Altro effetto della globalizzazione: le risorse naturali sono passate dalle mani delle comunità locali a quelle degli investitori stranieri. Il controllo dell’economia passa sempre più spesso dai governi nazionali alle multinazionali e alla WTO.
La preponderanza degli interessi economici conduce anche a un «sovrasfruttamento sistematico» delle risorse naturali, ha proseguito McLaren. Per lottare contro questo fenomeno, la WTO dovrebbe firmare il protocollo di Kyoto sulla riduzione di gas ad effetto serra, ha aggiunto Ed Mayo, della New Economics Foundation.
swissinfo e agenzie
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