I 20 anni di Greenpeace in Svizzera
I guerrieri dell'arcobaleno festeggiano il loro ventennale di presenza in Svizzera. Col tempo, da ribelli si sono trasformati in attori politici.
Oggi, la difesa dell’ambiente non si fa più solo a suon di azioni spettacolari. swissinfo ha parlato con Kaspar Schuler, direttore di Greenpeace Svizzera.
swissinfo: Greenpeace è un’associazione mondiale. Perché c’è bisogno di una sezione svizzera?
Kaspar Schuler: Principalmente i motivi sono tre. I paesi del Sud del mondo hanno bisogno di noi, perché la Svizzera è sede di diverse multinazionali che rendono loro la vita difficile.
In secondo luogo, qui abbiamo le condizioni ideali per testare delle nuove campagne. In Svizzera c’è un sistema di democrazia diretta. È solo grazie all’esperienza maturata nella Confederazione, dove nel 1998 la gente si è recata alle urne per votare sull’iniziativa popolare per la protezione genetica, che è stato possibile lanciare una campagna mondiale di Greenpeace sul tema della tecnologia genetica. Noi siamo molto fieri di questo fatto.
Grazie all’iniziativa per la protezione genetica, Greenpeace Svizzera ha dimostrato che si può fare un buon lavoro di comunicazione anche avendo come punto di partenza temi scientifici altamente complessi.
In terzo luogo c’è il denaro. Delle 27 sezioni, presenti in 38 paesi, Greenpeace Svizzera è la quinta per quanto riguarda la raccolta di fondi. Con circa 4 milioni di franchi l’anno, viene subito dopo Germania, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Stati uniti.
swissinfo: Non c’è il rischio che l’organizzazione madre usi Greenpeace Svizzera come una mucca da mungere?
K.S.: Sono stato un alpigiano. Amo il latte! E poi perché no? Contribuiamo in modo decisivo all’afflusso di fondi verso la centrale.
Ma, per i motivi che ho già citato, avrebbero assolutamente bisogno di noi anche se il paese fosse poverissimo.
swissinfo: Quali sono gl’interventi più urgenti da mettere in atto sul suolo elvetico?
K.S.: La Svizzera è un paese altamente civilizzato e ricco di tecnologie. Ma non riesce più ad andare avanti nella legislazione sull’ambiente. È una constatazione amara.
Sul piano europeo, ad esempio, è in atto una discussione in merito a nuovi progetti di legge per il settore chimico. «REACH», questo il suo nome, va molto più in là delle attuali leggi elvetiche.
swissinfo: Quali sono i successi più importanti ottenuti da Greenpeace Svizzera?
K.S.: Oltre ad un’agricoltura e ad un rifornimento alimentare privo di organismi geneticamente modificati, il nostro successo maggiore, agli occhi della gente, è una sconfitta: nel 2003 abbiamo perso la votazione sull’energia atomica, siamo però riusciti ad ottenere che nella legge venissero ancorati dei criteri per la chiusura delle centrali atomiche non più al passo coi tempi.
Si tratta di un caso unico al mondo. E poi abbiamo raggiunto una moratoria di 10 anni per i processi di rigenerazione del combustibile nucleare.
Al momento stiamo cercando di imporre degli standard per il risanamento delle zone in cui si trovavano discariche di prodotti chimici. La campagna di Greenpeace, cominciata nella discarica di rifiuti chimici di Bonfol, è stata estesa ad un’altra dozzina di siti simili, principalmente nella regione di Basilea e in Alsazia. A causa della campagna, i nostri rapporti con le aziende chimiche basilesi, in particolare con Novartis, sono molto tesi.
swissinfo: Torniamo all’energia nucleare. In Svizzera si parla sempre più insistentemente di nuove centrali atomiche, nessuno accenna più ad un abbandono del nucleare. Greenpeace ha perso il treno?
K.S.: Certo che no! Dopo la sconfitta nella votazione sull’energia atomica, abbiamo apportato delle modifiche alla nostra campagna sul clima. La nuova campagna verrà lanciata nei primi mesi del 2005.
Inoltre, se si prescinde dalla Fondazione svizzera per l’energia, che ha delle dimensioni ridotte, noi siamo l’unica organizzazione ad aver assunto degli esperti in materia di energia nucleare.
Non abbiamo mai smesso di aggiornarci e di raccogliere delle informazioni dettagliate sul tema. Metteremo queste competenze nella lotta contro la rinascita dell’energia atomica.
swissinfo: In origine Greenpeace si occupava soprattutto di protezione dei mari. Non è stato difficile far passare questo concetto in un paese senza mare come la Svizzera?
K.S.: No, non c’è stato nessun problema. Sembra che quanto più si sia lontani dal mare, tanto più aumenti la nostalgia nei suoi confronti. A quanto pare, i membri di Greenpeace Svizzera hanno un rapporto molto intenso con il mare.
Dieci anni fa abbiamo inviato delle lettere chiedendo di contribuire al finanziamento di una nuova barca per Greenpeace. Si è trattato di una delle raccolte d’offerte più riuscite della nostra storia.
swissinfo: Per l’opinione pubblica, la protezione dell’ambiente passa sempre più in secondo piano. Ha ancora importanza?
K.S.: Sì, certo, anche se non è più il tema numero uno. Greenpeace Svizzera continua ad essere ancora ben presente nei media.
Però al momento non siamo più in prima pagina con una cinquantina di righe. I contributi sono aumentati, ma si limitano ad una decina di righe. Certo, la situazione ci preoccupa. Ma in fondo è anche una nuova sfida.
swissinfo: È necessario proporre delle azioni spettacolari per imporsi all’attenzione dell’opinione pubblica?
K.S.: No, in nessun caso. Sono dell’opinione che non si debbano proporre le azioni più estreme.
Dietro alle iniziative di Greenpeace ci sono delle persone molto impegnate, pronte ad esporsi come attivisti, ma anche come privati cittadini, persone che puntano il dito contro le ingiustizie o contro le violazioni della legge.
Queste persone si assumono dei rischi giuridici e fisici enormi, anche se noi mettiamo al primo posto la sicurezza. Non si può fare più di così. Una nuova idea sono le azioni con un valore estetico. Hanno un’eco positiva.
Per protestare contro il frumento geneticamente modificato, per esempio, abbiamo disposto dei televisori in un campo innevato. Sugli schermi passava la presa di posizione contro gli OGM di diverse persone.
Dobbiamo continuare a trovare nuove forme di protesta che possano richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica. Questo è il nostro compito.
swissinfo: Perché ha accettato questo lavoro? Cosa le piace di Greenpeace?
K.S.: Sono un idealista. Anni fa ho dovuto affrontare con la mia giovane famiglia la minaccia di distruzione del paesaggio alpino rappresentata dalla costruzione di una diga.
In quell’occasione, ho dovuto constatare amaramente che spesso le persone direttamente coinvolte non osano opporre resistenza. Così, se posso offrire il mio piccolo contributo, non mi tiro indietro.
swissinfo: Lei ha affermato che il lobbying è importante quanto la lotta. La pensa ancora così?
K.S.: Sì. Faccio un esempio: nell’estate 2004 abbiamo concluso un accordo con i costruttori svizzeri di porte. In futuro, per le 600’000 porte prodotte ogni anno, verrà impiegato del legno tropicale certificato e non più quello che viene da disboscamenti selvaggi.
Si tratta di una piccola rivoluzione che è stata resa possibile solo dal fatto che abbiamo unito le azioni pubbliche a delle trattative durate tre anni.
Intervista swissinfo, Christian Raaflaub
(traduzione: Doris Lucini)
38 uffici di Greenpeace sparsi nel mondo
Sede centrale: Amsterdam
1100 collaboratori, 44 di questi in Svizzera
2,8 milioni di membri; Svizzera: 143’111
Flotta Greenpeace: 3 imbarcazioni per la navigazione in mare e 2 barche in Germania
Greenpeace Svizzera è una fondazione indipendente di pubblica utilità
Greenpeace International è nata nel 1971 da un movimento di protesta contro gli esperimenti con armi nucleari di Stati uniti e Francia.
Greenpeace Svizzera è stata fondata il 5 novembre 1984. Nel corso dei suoi 20 anni di vita ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica sui problemi dell’ambiente. Per farlo si è servita di azioni spettacolari.
In Svizzera rivolge la sua attenzione ai settori dell’energia atomica, dei mutamenti climatici, della biodiversità, della tecnologia genetica e della chimica.
Kaspar Schuler, 46 anni, è direttore di Greenpeace Svizzera dal 2001. Prima ha lavorato come giornalista ed esperto ambientale. Per qualche anno ha vissuto su un’alpe.
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