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I verdi vogliono un sistema fiscale ecologico

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Nonostante gli insuccessi recenti, gli ecologisti non rinunciano all'idea di trasformare in senso più ecologico il sistema fiscale svizzero.

La Svizzera non sembra pronta per una riforma fiscale in senso ecologico sul modello dei paesi scandinavi, visto che il popolo ha bocciato l’anno scorso un pacchetto di misure per tassare l’energia. Gli ecologisti non si sono però scoraggiati e ora ci riprovano con un’iniziativa popolare. Secondo loro, le buone idee si impongono raramente al primo tentativo.

L’iniziativa “per garantire l’AVS – tassare l’energia e non il lavoro”, depositata nel 1996, intende introdurre una dimensione ecologica nel sistema fiscale. I verdi propongono una sorta di arrocco fiscale: le tasse non graverebbero più il lavoro umano, ma il consumo di energia. Si tratterebbe di un’operazione neutra, che non provocherebbe costi supplementari.

Tre gli obiettivi che si vogliono raggiungere: ridurre il carico ambientale, lottare contro la disoccupazione e garantire il finanziamento delle assicurazioni sociali. In altre parole, l’aumento del prezzo dell’energia favorirà il risparmio; la diminuzione del costo del lavoro stimolerà l’economia e l’occupazione; l’AVS troverà una nuova fonte d’entrate con cui finanziare un’eventuale riduzione dell’età del pensionamento e una diminuzione dei contributi.

Tassare l’energia idroelettrica?

Tra gli oppositori all’iniziativa figura tutto lo schieramento di centro-destra in parlamento. Per i deputati e i senatori borghesi, riproporre un tema così simile a quello appena bocciato denota poco rispetto della volontà popolare. I verdi avrebbero fatto meglio a ritirare la loro iniziativa. Un’iniziativa che realizza poi un’autentica autorete, dicono, visto che vuole tassare anche l’energia prodotta dalle centrali idroelettriche: un’energia pulita, prodotta in Svizzera, che copre il 60% del fabbisogno energetico del paese. I produttori di energia idroelettrica sono già sotto pressione a causa della prossima liberalizzazione del mercato.

Anche il governo respinge l’iniziativa, perché le sue disposizioni limiterebbero considerevolmente il futuro margine di manovra politico-finanziario. Dal profilo socio-politico, il Consiglio federale ritiene che un’eventuale riduzione dell’età di pensionamento mediante l’imposizione dell’energia non farebbe altro che gonfiare l’insieme dei compiti e acuire gli attuali problemi di finanziamento delle assicurazioni sociali.

Per quanto riguarda la politica economica, il Consiglio federale è meno scettico e sul lungo periodo gli effetti dell’iniziativa potrebbero essere positivi. Per il governo, anche dal punto di vista della politica energetica e ambientale la richiesta di una maggiore imposizione dell’energia merita di essere appoggiata. Globalmente, però, il bilancio è negativo e invita dunque a respingerla.

La strategia energetica del governo

Dopo il rifiuto popolare dell’anno scorso della norma di base per tassare l’energia, che sarebbe dovuta diventare la base di un nuovo regime finanziario più sensibile alle problematiche energetiche, il governo ha definito la sua strategia in materia d’imposizione d’energia.

Durante la presente legislatura non ci saranno nuove proposte per trasferire il carico fiscale verso l’energia, anche se questo rimane un punto centrale della politica ambientale, climatica e energetica del governo. Nel 2003 sottoporrà al parlamento un rapporto sulla situazione e sulle misure previste.

Le grandi linee di questo rapporto riguarderanno, da un lato, la legge sul C02, in vigore dal 1° marzo 2000, ma non ancora applicata. Essa potrebbe essere introdotta nel 2004 e andrebbe nella direzione di un sistema fiscale più ecologico. D’altro lato, la Svizzerà dovrà tenere conto del contesto europeo, dove l’Unione europea potrebbe riattivare il dossier dell’imposizione dell’energia. Bisognerà valutare anche le esperienze fatte dalla Germania e soprattutto dai paesi nordici, all’avanguardia nel settore della fiscalità verde.

La situazione è molto cambiata da quando l’iniziativa è stata depositata. In questi sei anni il popolo ha respinto l’imposizione di base dell’energia e un’iniziativa per il pensionamento flessibile a 62 anni, due argomenti che riguardano da vicino gli obiettivi e la filosofia di questa iniziativa. Il parlamento non ha dunque esitato a bocciarla, con 24 voti contro uno alla camera alta, con 120 voti contro 65 in Consiglio nazionale.

Mariano Masserini

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