Il bilancio di Bergier sul lavoro della commissione
«L'immagine che avevo del mio paese durante la Seconda guerra mondiale assomigliava di più al mito che alla realtà», ha affermato lunedì Jean-François Bergier dalle colonne dell'«Aargauer Zeitung» e «Le Temps» a pochi giorni dalla pubblicazione dei primi otto studi che fanno piazza pulita di molti luoghi comuni riguardanti la storia svizzera di quegli anni. Una rivisitazine storica necessaria, ha affermato Bergier, il quale ha inoltre affermato di sperare che i risultati ottenuti trovino presto spazio nei libri di scuola.
«L’opinione che avevo della Svizzera – ha precisato Bergier ai due quotidiani – era quella di un paese che si era comportato tutto sommato con correttezza durante quel periodo». «Nemmeno per me – ha aggiunto lo storico già allievo di Fernand Braudel – è stato facile correggere quest’immagine piuttosto positiva: ciò ha significato accettare la realtà basata sulle fonti, ossia che la Svizzera si è comportata come si sarebbe comportato qualsiasi popolo nella medesima situazione».
«Finora – riportano i due giornali – si era creduto che ci fossimo comportati meglio degli altri evitando situazioni di imbarazzo come nel caso della Svezia che aveva lasciato attraversare il proprio territorio dalle truppe tedesche: se la Svizzera era stata risparmiata dalla guerra lo si doveva al fatto di essere stati più decisi e più forti. Ho dovuto constatare – ha affermato Bergier – che questa opinione pur non essendo falsa era incompleta».
«Benché fossi cosciente da storico economico – ha continuato Bergier – che la Svizzera non poteva sopravvivere in totale autarchia senza accordarsi con Italia e Germania, non pensavo che gli accordi conclusi con loro si spingessero così lontano».
Per quanto attiene alla sintesi finale, Bergier spera che il Consiglio federale possa riceverla il 19 dicembre, data della istituzione della «Commissione indipendente d’esperti: Svizzera- Seconda guerra mondiale». Un lavoro che presenta qualche difficoltà, ha ricordato Bergier. Tra storici romandi e svizzero tedeschi ci sono delle differenti posizioni quanto ai contenuti e al modo di redigere una tale rapporto, hanno riportato i giornali. Gli ultimi vorrebbero un testo contenente molti dettagli mentre i primi propendono per un lavoro che mostri invece le linee generali di sviluppo e i grandi problemi».
swissinfo e agenzie
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