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Un vecchio manifesto degli anni '50 Keystone Archive

Il partito del lavoro svizzero celebra questo fine settimana a Berna il suo 60esimo anniversario.

Frutto del suo secolo e vittima di una forte erosione del suo effettivo, il partito di sinistra nato negli ambienti popolari recluta oggi nuovi membri tra i giovani altermondialisti e le donne.

“Esposizioni e dibattiti permetteranno di evocare la storia della formazione politica, sempre impegnata a migliorare la condizione sociale dei lavoratori” scrive il presidente del Partito del lavoro (Pdl) Alain Bringolf nell’opuscolo “Senza passato, nessun avvenire” pubblicato per l’occasione.

Creato a Zurigo nel 1944, il Pdl è nato dalla proibizione del Consiglio federale di diverse formazioni politiche giudicate pericolose perché troppo a sinistra.

In quell’occasione, Berna ha avuto il sostegno del Partito socialista, che ha tradizionalmente intrattenuto relazioni piuttosto “burrascose” con gli esponenti del Pdl.

“Dal 1944 al 46, questo vero e proprio movimento sociale ha raccolto in Svizzera un successo inaudito a livello federale, cantonale e comunale”, spiega Kurt Imhof, professore di sociologia all’Università di Zurigo.

Partito del popolo

All’inizio degli anni ’50, per numerose persone il partito – che contava all’epoca 20’000 membri – incarnava la speranza di veder emergere una società nuova.

“Storicamente, era un partito degli ambienti popolari, impiantato soprattutto in Svizzera romanda”, spiega Josef Zisyadis, uno dei due consiglieri nazionali del Pdl.

Gli effettivi si sono assottigliati nei decenni seguenti, fino a raggiungere poco più di un migliaio di persone oggi (ne contava 4’000 fino a pochi anni fa).

“I nuovi membri del partito sono oggi reclutati soprattutto tra i giovani altermondialisti e contro la globalizzazione”, indica Zisyadis a swissinfo.

“L’età media si situa attorno ai 45 anni e la metà dei membri sono donne”, aggiunge il consigliere nazionale vodese.

Soluzioni concrete ai problemi attuali

Il Pdl ha contribuito ad ottenere miglioramenti per quanto riguarda il diritto di voto delle donne, l’AVS, il diritto alle vacanze e le assicurazioni sociali.

“In questi dossier, le nostre rivendicazioni sono state parzialmente riprese”, afferma Bringolf.

Frutto del suo secolo, la formazione operaia di sinistra ammette tuttavia di aver commesso alcuni errori. Dopo essersi basato su idee rivoluzionarie, il partito ha preso in seguito un’orientazione meno radicale.

Il punto di svolta è stato quando l’Unione sovietica invase l’Ungheria (1956) e la Cecoslovacchia (1968). Un’invasione che il Pdl rifiutò di approvare, ciò che sollevò alcune tensioni tra i suoi membri.

“La presa del potere non basta più – rileva il presidente – e la nostra forza, in quanto partito critico, consiste a riflettere sulle soluzioni da apportare per risolvere i problemi attuali”.

Due seggi in Consiglio nazionale

Attualmente, il partito ha due rappresentanti alle Camere federali, i consiglieri nazionali vodesi Marianne Huguenin ed il già citato Josef Zisyadis, e undici negli esecutivi comunali in Svizzera romanda ed in Ticino.

“Il nostro è un partito di opposizione di sinistra che rifiuta di partecipare alla concordanza. Il nostro obiettivo rimane un cambiamento del sistema politico”, dichiara Zisyadis.

Per il cantone italofono al sud delle Alpi, la rappresentanza del Pdl in Gran Consiglio è affidata a Fausto Beretta-Piccoli, che ci illustra la situazione attuale in Ticino:

“La memoria collettiva ci lega sempre a Pol Pot e Stalin. Abbiamo sempre l’etichetta di “filo-sovietici”, sebbene ci siamo ad esempio chiaramente distaccati da chi approvò l’invasione dell’Unione sovietica”.

In Ticino, dove gli iscritti al partito sono una cinquantina ed i simpatizzanti circa 300, il Pdl si muove mantenendo fissi i suoi fondamenti.

“Sanità e scuola devono restare pubbliche. Qui siamo irremovibili”, ci dice Beretta-Piccoli.

Il deputato ticinese ricorda che “siamo stati noi i promotori in Ticino di una cassa malati unica a livello federale”.

Il capitalismo, la “bestia nera”

Una visione globale del movimento di estrema sinistra è fornita dal professore dell’Università di Zurigo: “Il Pdl è una sorta di macchina del tempo: conserva le sue idee e di tanto le utilizza per alimentare i movimenti sociali durante le fasi di crisi”, spiega Imhof.

Il sociologo crede che attualmente il partito possa ridiventare un movimento sociale. “Questo dipende però dall’evoluzione politica svizzera e soprattutto dall’atteggiamento del partito socialista: se questi si posizionano troppo al centro, il Pdl potrebbe approfittarne per riproporsi”.

Secondo il presidente Bringolf, oggi il PdL “ha più che mai ragione di esistere. Il capitalismo continua a fare danni e bisogna fronteggiarlo includendo anche la componente ambientale”.

Già Karl Marx – ricorda Bringolf – diceva che la produzione capitalista si sviluppa “prosciugando le due risorse da cui sgorga la ricchezza: la terra e il lavoratore”.

Celebrazione dei 60 anni

Il programma festeggiamenti del fine settimana comprende un’esposizione di manifesti politici, un incontro con i membri fondatori del partito ed un dibattito.

I membri degli esecutivi comunali parleranno della maniera di conciliare i loro obiettivi politici e le regole legate al principio della collegialità ed al rispetto delle leggi.

swissinfo

Creato nel 1944, il Partito svizzero del lavoro contava circa 20’000 iscritti negli anni ’50.
Poco più di un migliaio i membri attuali.

Il Partito del lavoro celebra questo fine settimana a Berna i 60 anni dalla sua creazione.

Il programma delle festività prevede un dibattito, un incontro con i membri fondatori del partito ed un’esposizione di manifesti politici.

Il partito conta oggi due deputati in Consiglio nazionale. Undici dei suoi membri siedono in alcuni esecutivi comunali in Svizzera romanda ed in Ticino.

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