The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera

Il nuovo “spirito” di Davos

Seppure con un certo scetticismo, la stampa svizzera rende omaggio alla nuova visione del WEF swissinfo.ch

Per la stampa svizzera, da questa edizione del Forum economico mondiale (WEF) è emerso un nuovo interesse verso i diseredati e i paesi poveri.

Ma dai commenti traspare anche un certo scetticismo sulle possibilità di concretizzare questo nuovo “spirito” di Davos.

“Mai, come in questa edizione, si è parlato così poco di economia al WEF”, osserva la Berner Zeitung. “In primo piano, vi erano questa volta temi come la povertà in Africa e i cambiamenti climatici”.

A detta del quotidiano bernese, questo cambiamento di atteggiamento è dovuto in particolare “alle continue proteste degli oppositori alla globalizzazione e al WEF, come constatato da diversi partecipanti al Forum di Davos”.

Armonia globale

Un’opinione condivisa dalla Aargauer Zeitung, secondo la quale i leader mondiali hanno cercato nella località alpina svizzera soprattutto “un’armonia globale, invece del confronto”.

Mentre, nelle edizioni precedenti, “al centro vi era la deregolamentazione, la globalizzazione o i rapporti transatlantici tra Stati uniti ed Europa, questa volta figurava invece il Terzo mondo”.

In altre parole, il WEF “assimila le tendenze politiche ed economiche alla moda e le rafforza come un catalizzatore”.

Segnali incoraggianti

“Grazie al WEF”, fa eco la Neue Luzerner Zeitung, “temi come la povertà, lo sviluppo, la salute e la responsabilità sono entrati nei salotti dei dirigenti internazionali”.

“Molti partecipanti al Forum vengono confrontati ad argomenti non abituali per loro – e accettano anche di farlo”.

“Sono segnali incoraggianti”, prosegue il giornale di Lucerna. “Chi pretende che il WEF possa imporre in 4 giorni la pace mondiale, si aspetta troppo da questa manifestazione”.

Nuovi mezzi

“L’Africa è così diventata la vedette delle conversazioni internazionali, sotto la spinta di un’operazione inedita sostenuta dal primo ministro britannico Tony Blair, dall’ex-presidente americano Bill Clinton e da alcune star, la cui efficacia hollywoodiana ha stupito non poco i leader globali “, osserva anche Le Temps.

“Nuovi mezzi per raggiungere nuovi risultati?”, si interroga quindi il quotidiano romando. “Il futuro dovrà rispondere in fretta a questa domanda”.

“Se la manovra riesce, servirà sicuramente da modello per una nuova forma di lobby politico-umanitaria, concepita in proporzione ad un mondo globale”.

Una questione d’immagine

Molto meno ottimista invece 24 Heures, per il quale “les star hollywoodiane hanno soprattutto divertito la platea”, nascondendo invece la realtà.

Con testimonianze forti, promesse di donazioni e proposte concrete in favore dei paesi meno favoriti, il fondatore del WEF, Klaus Schwab, ha saputo “abilmente programmare temi di attualità”.

“L’obbiettivo era chiaro: dimostrare che al mondo economico non interessa unicamente il proprio portamonete. Ma tutte queste dichiarazioni attorno alla solidarietà non servono soltanto a curare l’immagine del Forum?”, si chiede il quotidiano di Losanna.

Creare ricchezza

Questo scetticismo è condiviso dalla Liberté, secondo la quale “Davos ha aperto i primi bottoni della sua camicia, ma non andrà oltre”.

“Durante cinque giorni, il WEF ha più parlato di lotta contro la povertà o di responsabilità etica delle aziende di quanto abbia fatto finora”.

A Davos si sono dibattuti temi che vengono discussi normalmente al Forum sociale mondiale di Porto Alegre, rileva il giornale di Friborgo.

Ma per finire “Davos mira alla crescita economica per creare ricchezza. E questa dinamica non sembra dover arrestarsi”.

L’economia non deve scusarsi

Per finire, anche il Financial Times nota, divertito, l’apparizione a Davos di star mondiali – come Sharon Stone, Angelina Jolie, Bono o Richard Gere – venute a difendere la loro causa: “I celebri direttori esecutivi dell’economia non sono forse più di moda, mentre sono sempre più ‘in’ le celebrità che sostengono una causa”.

“A forza di parlare di povertà e di cambiamenti climatici a Davos, il Forum sociale mondiale di Porto Alegre rischia di perdere la sua ragione d’essere”, aggiunge con un pizzico di ironia il prestigioso giornale economico.

“Le organizzazioni non governative non sono più soltanto all’interno del Forum, ma stanno ormai dettando i temi in agenda”, osserva però quasi preoccupato il Financial Times.

“Ciò non significa che i leaer mondiali non debbano parlare di povertà e di cambiamenti climatici. Ma bisogna trovare un giusto equilibrio. Il mondo economico non deve chiedere scusa per il suo principale contributo alla società: offrire beni, servizi, innovazioni e lavoro alla gente”.

swissinfo, Armando Mombelli

La 35esima edizione del Forum economico mondiale (WEF) si è tenuta dal 26 al 30 gennaio a Davos.
Vi hanno partecipato 2’346 rappresentanti poltici, dirigenti economici e personalità del mondo dello spettacolo.
L’avvenimento è stato coperto da oltre 400 giornalisti provenienti da tutto il mondo.
L’edizione di quest’anno era dedicata in particolare al tema della “solidarietà globale”.

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR