Immagini e specchi del mondo
Il Museo storico di Losanna propone la mostra “Images du Monde”, una breve storia della cartografia svizzera ed europea.
Uno sguardo ai tentativi compiuti dall’umanità per situarsi in un mondo ancora indefinito, i cui confini si allargano lentamente nel corso dei secoli.
Una carta geografica è un’insieme di segni che rappresentano un luogo, un paese o anche il pianeta. Un tentativo di ordinare graficamente una realtà, di organizzare mentalmente il nostro rapporto con lo spazio.
Ma anche una finestra ideale, da cui gettare uno sguardo sulla configurazione del territorio, la situazione politica, la forza economica o la condizione umana.
Dal momento che la realtà supera però le nostre capacità di percezione e di rappresentazione, spesso questa finestra diventa piuttosto uno specchio della visione che un popolo si fa del mondo.
Così, per gli abitanti di Babilonia la Terra era una montagna che galleggiava sul mare, per gli antichi Egizi una lunga scatola rettangolare che aveva il cielo come coperchio, per i Cinesi assomigliava alla cassa quadrata di un carro.
L’esposizione “Immagini del mondo”, presentata dal Museo storico di Losanna, non è quindi soltanto una breve storia della cartografia, come si autodefinisce, ma anche uno piccolo sguardo all’evoluzione delle ignoranze e delle conoscenze.
I grandi imperi
Già nel neolitico l’uomo sentiva il bisogno di definire lo spazio conosciuto. Gravate nella pietra, le prime mappe rudimentali assomigliavano ai disegni di Joan Mirò e delineavano schemi un po’ confusi di insediamenti umani: strade, case, terreni coltivati, animali e gli stessi abitanti.
Rare tracce di carte geografiche sono giunte fino a noi dalle grandi civiltà, la Cina, l’Egitto, la Mesopotamia e la Grecia. E, evidentemente, dall’Impero romano.
“I Romani erano grandi costruttori di case e di strade, ma paradossalmente dei cartografi piuttosto modesti”, osserva Laurent Golay, direttore del Museo storico di Losanna.
Così immenso, il territorio romano metteva a dura prova i cartografi, lasciando poco spazio alla fantasia. Lo testimoniano i numerosi catasti dei terreni assegnati ai legionari o delle piante delle strade che servivano all’Impero per controllare l’Europa.
E tra questi il Mappamondo di Castorius, del quarto secolo d.C., allestito su un lunghissimo piano di diversi metri, in cui sono tracciati gli assi di comunicazione romani, dalla Penisola iberica al Mar Caspio.
Le grandi esplorazioni
Nel Medioevo, le carte venivano utilizzate in particolare come strumenti per delimitare le proprietà o come promemoria per fissare le piste, le sorgenti o le trappole della caccia.
La cartografia si è sviluppata a passi da gigante soltanto con l’inizio delle grandi esplorazioni marittime, alla fine del Medioevo.
Seguendo le coste, i navigatori schizzavano il rilievo, prendevano appunti, annotavano i porti e le città marine, calcolavano le distanze e la posizione con l’ausilio di formule matematiche e geometriche.
La cartografia non era ancora una scienza. Le carte venivano tracciate dagli stessi marinai e le spedizioni non avevano scopi scientifici, ma soltanto militari ed economici.
Eppure, i mappamondi cominciavano ad assumere proporzioni più che verosimili, nonostante i mezzi limitati e la difficoltà di definire le curve di una sfera su una superficie piana. Una “quadratura del cerchio” che ha sempre costretto i cartografi a tradire in qualche modo la realtà.
“Forse, il fascino della cartografia risiede proprio nel fatto che si tratta in buona parte di una visione soggettiva, in cui anche il tentativo di appiattire la Terra corrisponde alla volontà di ridurla alle nostre dimensioni e, in qualche modo, di dominarla”, ritiene il direttore del Museo storico di Losanna.
Misure diverse
Un altro problema fondamentale per lo sviluppo della cartografia è stato costituito a lungo dalla mancanza di un metodo comune di misure.
Decine di parametri diversi venivano applicati a quei tempi in Europa, partendo dalle lunghezze di piedi, pollici e via dicendo dei diversi sovrani.
Già alla fine del 1500 e soprattutto nel 1600, la rappresentazione del mondo era però già quasi completa, seppure ancora molto imprecisa nelle sue dimensioni e nei suoi contorni.
Lo testimoniano, al Museo storico di Losanna, il Typus Orbis Terrarum disegnato da Abraham Ortelius nel 1598 o la Nova totius terrarum orbis di Henricus Hondius del 1658.
“Allora, le carte rappresentavano dei beni preziosi, venivano spesso custodite gelosamente, perché contenevano importanti informazioni politiche, economiche e militari. Vi sono numerose storie di carte rubate o tracciate clandestinamente”, ricorda Laurent Golay.
L’ostacolo delle montagne
In Svizzera sono soprattutto i maestri olandesi, come Gerard Mercator, a tracciare nel 16esimo e 17esimo secolo le prime piante del territorio coprendo spazi di alcune centinaia di chilometri.
L’ostacolo più insormontabile erano a quei tempi le montagne, che venivano semplicemente allineate sulle carte con criteri più estetici che non scientifici.
“Le montagne sono rimaste a lungo trascurate dalla cartografia. Da un lato per la difficoltà di studiare e riprodurre la loro topografia. E dall’altro anche per la mancanza di conoscenze del mondo alpino che faceva ancora piuttosto paura ed era spesso impraticabile”, spiega Laurent Golay.
Bisogna attendere il 19esimo secolo per giungere alle prime carte che coprono con una certa precisione il territorio svizzero, compreso quello alpino.
Ai quei tempi, le carte andavano di pari passo con la nascita della Confederazione e quindi la ricerca di uno spazio comune, geografico, militare e anche mentale, nel quale poter situarsi e identificarsi.
Il modello svizzero
Così, negli ultimi 150 anni, grazie a grandi specialisti, come Henri Dufour e Hermann Siegfried, la cartografia svizzera è diventata addirittura un modello a livello mondiale.
E grazie anche alle montagne: il complesso rilievo alpino ha rappresentato a lungo una difficile sfida, ma anche un importante laboratorio di sperimentazione per i cartografi svizzeri.
“La cartografia svizzera gode da oltre un secolo di un’eccellente reputazione a livello mondiale. Non a caso, una decina di anni fa, la National Geographic Society, ha scelto l’Ufficio federale della topografia per allestire una carta dell’Everest”, sottolinea Laurent Golay.
swissinfo, Armando Mombelli
L’esposizione “Images du monde” può essere visitata al Museo storico di Losanna fino al 31 ottobre 2004.
Raccoglie un centinaio di carte geografiche, fotografie, libri e altre testimonianze storiche che documentano lo sviluppo della cartografia in Europa.
In Svizzera, la cartografia moderna si è sviluppata a partire dalla metà del 19esimo secolo.
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