L’Altro Davos si contrappone al Forum economico mondiale
"L'altro Davos", il coordinamento di alcune tra le più influenti organizzazioni che si oppongono alla mondializzazione, terrà il 26 gennaio a Zurigo, in contrapposizione al Forum economico mondiale di Davos, un dibattito i cui temi sono stati anticipati mercoledì a Berna.
A costituire “L’altro Davos” sono alcune organizzazioni che non vogliono impedire fisicamente il Forum, ma vogliono dimostrare pacificamente contro una certa globalizzazione economica, a favore dei diritti di categorie particolari come le donne, i contadini del Terzo mondo, i sindacalisti, ed esprimere solidarietà con i poveri e i lavoratori di tutto il mondo che pagano il prezzo della mondializzazione.
Queste organizzazioni sono: il movimento internazionale “attac” (associazione internazionale che chiede di tassare le transazioni finanziarie per aiutare i poveri); gli Amici del “Monde diplomatique”; “Raison d’agir” (movimento guidato dal sociologo Pierre Bourdieu e, nel mondo germanofono, dal professor Franz Schultheiss); e il Forum sociale mondiale degli alternativi, sorto a Lovanio, in Belgio.
A queste si sono aggiunte una lunga lista di altre organizzazioni internazionali, che vanno da diverse associazioni femminili a giornali come la “Wochen-Zeitung”di Zurigo; dai Collettivi Simon Bolivar a movimenti teologici; da sindacati a organizzazioni di “sinistra radicale europea”; da organizzazioni terzomondiste a movimenti ecologisti.
Tutta questa variegata schiera di contestatori s’è data appuntamento a Zurigo per “una giornata di dibattito e di riflessione sulla globalizzazione economica e sui suoi effetti socio-culturali”. Il dibattito verrà completato con l’esame di due situazioni emblematiche: quelle in Colombia e in Palestina.
Ad illustrare gli argomenti che saranno trattati a Zurigo sono intervenuti nella conferenza stampa di Berna alcuni rappresentanti dei diversi movimenti, guidati dall’economista ginevrino Charles-André Udry, membro e consulente scientifico di “attac” internazionale. Udry ha detto che la loro intenzione è di portare pacificamente un duplice messaggio a Davos: la contestazione della globalizzazione sul piano economico, condotta con arroganza dall’élite che partecipa al Forum;e la richiesta di maggiore trasparenza del processo di decisioni, che dev’essere fondato sulla ricerca della pace e non sullo scontro sociale, ed a cui vanno associati i cittadini, i salariati, le donne, e, in genere, le categorie più emarginate.”Non siamo contro la mondializzazione”, ha detto Udry, ma contro una certa forma di mondializzazione”.
Più esplicita Barbara Rimml, di “attac”: “Noi protestiamo contro un ordine mondiale che vuole la globalizzazione della povertà”. Un altro aspetto importante del dibattito, è la contestazione delle misure di polizia prese per impedire ai manifestanti di esprimere le loro opinioni.
Il Forum di Davos dice di voler “aprire un dialogo con la società civile”, ma nello stesso tempo “criminalizza coloro che vogliono esprimere la propria opinione sulla strada pubblica a Davos”. “Non siamo persone che vogliono tornare alle tribù primitive. Vogliamo soltanto che il mondo rifletta su quale mondializzazione viene strategicamente definita a Davos”, ha concluso Udry.
Silvano De Pietro
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