The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera

L’economia secondo i socialisti

I socialisti vogliono un'economia sostenibile dal punto di vista ecologico e sociale. Ma come realizzarla? Keystone

Il Partito socialista svizzero vuole darsi un nuovo programma economico. Ma al suo interno convivono anime diverse.

Avviato a fine febbraio, il dibattito in casa socialista dovrebbe concludersi nel giugno del 2006.

«Attraverso il superamento del capitalismo vogliamo spezzare il dominio dell’economia sull’uomo». La frase si trova nel programma del Partito socialista svizzero (PS), approvato nel 1982 e tuttora valido.

I socialisti hanno però relegato da tempo la loro anima anticapitalista nell’angolo dedicato ai ricordi e alle utopie, per adottare un atteggiamento più pragmatico e imboccare la via delle riforme più o meno radicali.

Oggi vogliono far sentire la loro voce anche nell’economia, un ambito nel quale i partiti borghesi cercano spesso di imporre il loro monopolio.

Riformismo nel cassetto

Nel 1994 un gruppo di lavoro guidato dall’allora presidente del PS Peter Bodenmann ha elaborato delle linee guida per la politica economica che, pur ribadendo le critiche socialiste al capitalismo, riconoscevano il valore positivo della concorrenza e chiedevano servizi pubblici più efficienti.

I conflitti intestini nel partito dopo la fine della presidenza Bodenmann nel 1997 e l’avanzata elettorale dell’Unione democratica di centro (UDC, destra populista) hanno però costretto i socialisti in una posizione difensiva. Il documento sulla politica economica è rimasto nel cassetto.

Ora, ad un anno dall’elezione alla presidenza di Hans-Jürg Fehr – che sembra saper tenere insieme le varie anime del partito – e dopo alcune importanti vittorie della sinistra alle urne nel corso del 2004, il PS si appresta a riformulare il suo programma economico.

Verso un nuovo documento

Ufficialmente, il dibattito interno è stato aperto con una giornata di studio il 26 febbraio. Nei prossimi mesi vari piccoli gruppi di lavoro elaboreranno i singoli capitoli del documento. Nel giugno 2006 un testo definitivo sarà sottoposto all’assemblea dei delegati del PS.

Molto salomonicamente, il coordinamento dei lavori è stato affidato ai consiglieri nazionali Jean-Noël Rey, ex direttore della Posta su posizioni piuttosto centriste, e Susanne Leutenegger Oberholzer, economista ed esponente della sinistra del partito.

I socialisti sono unanimi nel dire che il dibattito dovrà essere aperto e democratico e che nessuna posizione dovrà essere esclusa.

Unanimità vi è anche sugli obiettivi di fondo. Nessun socialista negherebbe che la crescita economica debba accompagnarsi ad una maggiore giustizia sociale e ad un accresciuto rispetto per l’ambiente.

Ma quando si tratterà di discutere degli strumenti, non c’è dubbio che i contrasti tra l’ala sinistra, vicina ai sindacati, e l’ala centrista, più liberale e favorevole a riforme strutturali, torneranno ad emergere.

Contrasti prevedibili

Il confronto tra i due campi era stato particolarmente acceso nel 2002, in occasione della votazione sull’apertura del mercato dell’elettricità. L’ala sindacalista, contraria alla legge, l’aveva spuntata sui centristi. E alle urne il popolo gli aveva dato ragione.

Ora le differenze riemergono. La settimana scorsa la consigliera agli Stati Simonetta Sommaruga e «Mister prezzi» Rudolf Strahm, teste pensanti dell’ala liberale del PS, hanno giocato d’anticipo, presentando un libro in cui illustrano le loro proposte di riforma per l’economia svizzera.

Senza troppi riguardi per l’ortodossia socialista, i due politici bernesi mettono in risalto le virtù della concorrenza, affermano che lo Stato deve ritirarsi da quei settori in cui la sua presenza non è più indispensabile, reputano le proposte di Flat Tax (tasso unico d’imposta) degne di essere discusse.

Nel libro Strahm e Sommaruga individuano anche le ragioni dell’atteggiamento a loro avviso «conservatore» del PS di fronte ai mutamenti strutturali dell’economia: l’eccessiva influenza dei sindacati.

Forse consapevole della propria forza in seno al partito, l’ala sindacale non ha finora reagito. Qualche segnale di tempesta è giunto solo da uno dei leader della sinistra socialista, Pierre-Yves Maillard. In un’intervista nel settimanale «Le Matin Dimanche», il vicepresidente del PS e consigliere di Stato vodese non ha nascosto il suo malumore.

«Mi chiedo che interesse possa avere un socialista a difendere l’idea di un tasso unico d’imposta», ha detto Maillard. «Ho fatto dei calcoli: con il mio salario di consigliere di Stato, risparmierei tra i 30 e i 40mila franchi di tasse l’anno. Un pensionato pagherebbe il doppio».

swissinfo, Andrea Tognina

Nel dicembre del 2004 la direzione del Partito socialista svizzero (PS) ha approvato il progetto “Nuovo concetto economico 2006”. Base di partenza per l’elaborazione del documento sono le linee guida di politica economica adottate dal partito nel 1994.

Il dibattito in seno al PS è iniziato sabato con un convegno a cui hanno partecipato tra gli altri l’ex presidente del partito Peter Bodenmann e l’economista capo della Conferenza sul commercio e lo sviluppo dell’ONU (UNCTAD) Heiner Flassbeck.

Il nuovo concetto economico dovrà essere approvato dall’assemblea dei delegati del PS nel giugno del 2006.

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR