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L’integrazione dei rifugiati riconosciuti va migliorata

Chi ha messo radici in Svizzera deve potersi integrare meglio Keystone

A dirlo è l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR) sulla base di un rapporto annuale dell'Organizzazione svizzera d'aiuto ai rifugiati (OSAR).

L’Ufficio federale dei rifugiati ha illustrato giovedì a Berna le proprie raccomandazioni in materia. L’UFR ha scelto dal rapporto una serie di proposte che ritiene prioritarie. Ha così fatto sapere che prenderà misure per rafforzare il senso di responsabilità e d’iniziativa dei rifugiati, segnatamente in materia d’informazione, rafforzamento dei contatti, statistica, integrazione professionale, promozione linguistica e assistenza delle persone traumatizzate.

Intitolato «Integrazione dei rifugiati riconosciuti», il rapporto è stato realizzato nell’ambito di un contratto di cooperazione stipulato tra l’UFR e l’OSAR. Quest’ultima vi ha stilato una lista esaustiva dei processi d’integrazione dei rifugiati riconosciuti e focalizza i problemi, ma anche i possibili punti di vista dei rifugiati.

I musulmani

Sono numerosi in Svizzera i rifugiati che provengono dal mondo arabo e musulmano, in particolare dalla Turchia, ma anche dall’Irak e da diversi stati balcanici e tra di loro anche molte donne. E proprio le donne islamiche mostrano le maggiori difficoltà d’integrazione, secondo Sabine Schoch autrice del rapporto dell’Osar. In Svizzera le donne musulmane sono confrontate ad un’altra cultura di rapporti tra uomo e donna. Ad esempio le donne musulmane hanno spesso difficoltà oggettive a frequentare i corsi di integrazione programmati specificatamente per loro dalle autorità.

Progetti specifici per le donne

In realtà esisterebbero programmi specifici per le donne, per aiutarle a migliorare le proprie opportunità: ad esempio corsi di lingue e d’alfabetizzazione. Attraverso questo tipo di corsi le donne potrebbero poi mettere in piedi iniziative proprie, come workshops o punti d’incontro. Tuttavia queste offerte d’integrazione finanziate dalla confederazione non tengono abbastanza conto delle esigenze delle donne musulmane (luoghi riparati, qualcuno che si occupi dei bambini) spiega Sabine Schoch. In questi casi gli obiettivi e le modalità di tali programmi andrebbero rivisti.

Sull’efficacia dei vari strumenti d’integrazione è comunque un po’ prematuro fare delle valutazioni definitive. Secondo l’esperienza accumulata finora si sono comunque ottenuti dei buoni risultati. “Stiamo conducendo una valutazione che darà dei dati sicuri solo nel 2003”, dichiara la Schoch.

L’attualità politica

L’immagine degli asilanti è spesso condizionata da cliché che vengono sfruttati da certi gruppi politici. Oggi assistiamo nel paese ad una più diffusa paura nei confronti dei rifugiati musulmani, dopo gli avvenimenti degli ultimi mesi. Questa reazione della popolazione va presa sul serio: l’opera di sensibilizzazione è uno dei punti salienti del rapporto.

L’autrice del rapporto ricorda infine che l’integrazione dei rifugiati fa progressi: da qualche anno è tra le priorità del governo. La Commissione federale degli stranieri ha creato ad esempio delle basi molto solide per migliorare l’offerta, e i primi segni sono già evidenti.

swissinfo e agenzie

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