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La beneficenza nel 2000 va soprattutto agli alluvionati svizzeri

Le catastrofi di casa nostra raccolgono maggiore solidarietà. Nella foto macerie a Gondo. Keystone

Più di 70 milioni di franchi donati alla catena della solidarietà per le vittime dell'alluvione in Vallese e in Ticino. Per le altre organizzazioni umanitarie e per altre emergenze il 2000 è stato un invece un anno positivo ma non eccezionale.

Natale è nella nostra cultura sinonimo di regali, di bontà. Specialmente con la ripresa economica molti tornano a spendere, consumare, comprare. Con più soldi in tasca, dovrebbe in teoria aumentare anche la generosità verso i più bisognosi. E infatti in generale è ancora così, molti a Natale scelgono di donare ad associazioni umanitarie. Ma le collette negli ultimi anni sono da record in occasione di catastrofi naturali o crisi umanitarie come la guerra del Kosovo.

L’anno scorso per i rifugiati del Kosovo erano stati raccolti 49 milioni. Quest’anno in totale la catena della solidarietà per tutte le sue collette, compresa quella per le alluvioni in Mozambico, e per le vittime delle intemperie in Asia, ha raccolto circa 88 milioni di franchi. Veramente eccezionali quindi i 70 milioni e passa raccolti per soccorrere le vittime delle alluvioni in Svizzera, di cui il 70 per cento destinati al Vallese, 20 per il Ticino e 10 per le regioni limitrofe, come la Val d’Aosta e la Val D’Ossola.

Di colpo ci si è resi conto che anche un paese ricco e sicuro come la Svizzera non è al riparo dall’imprevedibilità del destino. Questo è stato un richiamo molto forte alla solidarietà.

La generosità degli svizzeri si spiega in parte con il miglioramento della situazione economica, ma soprattutto con il fatto che le alluvioni in Vallese e Ticino hanno colpito due regioni vicine che sono in più meta di vacanza, quindi molto conosciute e amate dalla popolazione. Come spiega il portavoce della catena della solidarietà Roland Jeanneret, psicologicamente in Svizzera esiste un amore ed una paura atavica per la montagna.

In Vallese, grazie ai fondi raccolti dalla catena della solidarietà si è già potuto procedere alla distribuzione di 13 milioni. Terminata la prima fase, di emergenza, si è ormai alla fine della seconda fase, quella di riabilitazione. Molti vallesani hanno potuto già far ritorno alle loro case, mentre ci sono ancora circa 500 persone che sono ospitate da parenti, o sono alloggiati in appartamenti di vacanza o in camere d’albergo. Per Natale sono arrivate ancora molte telefonate alla catena della solidarietà con donazioni per gli alluvionati in Svizzera.

Lo spirito del Natale favorisce generalmente le donazioni per i bambini e per i disabili. Altre categorie che raccolgono più facilmente la solidarietà, sono la protezione degli animali e dell’ambiente. Temi su cui è più difficile invece raccogliere donazioni sono quelli legati alla protezione della donna e dei rifugiati. Problematiche che restano controverse tutto l’anno, come ci conferma Isabelle Merk di Zewo, l’ente svizzero competente per le istituzioni d’utilità pubblica che organizzano collette.

Anche se a dicembre non si conoscono ancora i dati precisi dei bilanci, alcune previsioni sono possibili. Le donazioni per la Caritas saranno nella media quest’anno. La campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica di Caritas ha avuto luogo quest’anno proprio appena prima della catastrofe naturale in Vallese e Ticino. In questo caso, dato che la gente ha donato moltissimo in autunno per le popolazioni colpite dall’alluvione, le entrate a dicembre non sono eccezionali.

La disponibilità a dare è sempre molto alta in Svizzera, ma nel 2000 Caritas non raggiungerà le cifre eccezionali che si sono toccate nel 1999. Ciò è da mettere in relazione con il fatto che il 1999 è stato un anno purtroppo eccezionale anche dal punto di vista delle catastrofi nel mondo. Basti pensare al Kosovo, il terremoto in Turchia, le inondazioni in Venezuela.

In media le donazioni annuali per Caritas raggiungono i 20 milioni di franchi, come precisa Stephan Gribi, responsabile dell’informazione per l’associazione umanitaria. Nel ’99 la Caritas ha invece ha ricevuto addirittura 30 milioni in donazioni. Per l’anno 2000, nonostante resti un anno buono, le cifre di Caritas saranno probabilmente più basse rispetto all’anno precedente.

Per la comunità di lavoro Swissaid – Sacrificio Quaresimale – Pane per fratelli Helvetas e Caritas ( che non si occupa di finanziamenti ma di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica) il bilancio dell’anno è molto positivo. Il Consiglio federale ha integrato infatti nel suo rapporto di politica estera lo 0,4 per cento del prodotto nazionale lordo per la cooperazione allo sviluppo entro in 2010 e non il 2027, come ricorda Lavinia Sommaruga della comunità di lavoro in Ticino.
Un punto negativo che la comunità di lavoro tiene a sottolineare è che la globalizzazione invece di diminuirli, ha aumentato i problemi per i poveri, sia al sud che al nord del mondo.

E a proposito di povertà nascosta, se non si può certo parlare di vera povertà nel nostro paese, esistono a volte casi di grosse difficoltà finanziarie in cui incorrono molti cittadini elvetici nonostante la ripresa economica. Dopo le slavine del 1999, ad esempio un’organizzazione come il Soccorso Svizzero d’inverno, che si basa esclusivamente sulle donazioni di privati, è di nuovo più conosciuta rispetto a qualche anno fa. Un’associazione che appunto aiuta chi improvvisamente si trova in difficoltà economiche.

Molto spesso si tratta di persone che svolgono un’attività lavorativa, non necessariamente quindi disoccupati o emarginati sociali, ma ad esempio genitori single, o anche famiglie che con le proprie entrate ce la fanno appena a stare a galla, ma che affondano se solo sono confrontati con una spesa straordinaria.·

Per ritornare ad un’organizzazione che si occupa di aiuto allo sviluppo, Helvetas ha avuto molto successo quest’anno con la sua campagna per garantire acqua pulita in vari paesi del terzo mondo. Per quanto riguarda il bilancio di fine anno, si aspetta un aumento medio delle donazioni a livello nazionale. Le valutazioni finali si conosceranno comunque solo a fine gennaio. Secondo i dati forniti dalla responsabile ticinese di Helvetas, Isabella Medici Arrigoni, i donatori dell’organizzazione umanitaria sono aumentati del 10 per cento quest’anno a livello nazionale. Helvetas, conta circa 30 mila soci in tutto il paese. Per la campagna sull’acqua, ben 13 mila donatori hanno contribuito ad una colletta di più di un milione di franchi. Un dato interessante è che anche durante la crisi economica di qualche anno fa erano diminuiti i donatori, ma non le donazioni. Cioè in periodi di vacche magre, sono meno le persone che fanno donazioni, ma sono più alte le somme donate.

Per l’Esercito della Salvezza il 2000 è stato abbastanza positivo, con un leggero incremento nelle donazioni per effetto del miglioramento della congiuntura in Svizzera. L’organizzazione è così stata in grado di finanziare i circa trenta progetti in cui è coinvolta all’estero, dai microcrediti in Asia a progetti di sviluppo integrato in Africa.

Terre des Hommes riceve dei fondi fissi da istituzioni come la Catena della solidarietà che rappresentano circa un terzo del proprio budget. Per ciò che riguarda invece le donazioni private, esiste effettivamente una fluttuazione da mettere in relazione alla ripresa economica. Ma a fare la differenza quest’anno sono stati piuttosto alcuni lasciti importanti. Donatori che alla morte hanno appunto donato grosse somme in eredità all’organizzazione che si occupa dell’infanzia.

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