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Democrazia diretta in Svizzera

Leuenberger difende la tolleranza e l’impegno per un mondo migliore

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La patria e la tradizione, l'innovazione e la globalizzazione sono stati i temi dei tre discorsi del presidente della Confederazione, Moritz Leuenberger, in occasione della festa nazionale. In serata, davanti agli Scout di tutta Europa, Leuenberger ha ribadito la responsabilità di ognuno nel costruire un mondo migliore.

“La patria è un valore comune a tutti – ha detto il presidente della Confederazione nel suo intervento radiotelevisivo – l’essenziale è che ciascuno di noi possa averne una, anche coloro che appartengono a una minoranza”.

Parlando dal nuovo Centro culturale di Lucerna, Leuenberger ha detto tra l’altro: “Anche coloro che la criticano amano la Svizzera, pure loro sono patrioti. Il diritto di amare questo Paese non è la prerogativa esclusiva di nessuno”.

Leuenberger si è rivolto, con un altro discorso, anche ai giovani scout riuniti ad Interlaken nel campo eurolife 01 che riunisce giovani di tutto il mondo nella località dell’Oberland bernese. “Libertà – ha affermato – non significa liberarsi da tutti gli obblighi e non avere responsabilità. La libertà deve avere un contenuto: non esiste una libertà senza limiti, altrimenti non è più libertà”.

Il presidente della Confederazione ha parlato di globalizzazione che “ci rende sempre più interdipendenti”. Poi ha evidenziato i disequilibri ecologici e climatici a livello planetario e il ruoalo di certe potenze economiche che spesso intervengono per frenare l’attuazione di misure in difesa dell’ambiente.

Leuenberger ha quindi invitato i giovani scout a pensare alla “riuscita convivenza in una colorata tendopoli multiculturale e multietnica”. “Purtroppo la pace tra i popoli – ha commentato con una certa amarezza – non è una cosa ovvia neanche in Europa, come dimostrano gli ultimi sviluppi in Macedonia”.

Idealizzazione e impegno personale

Già in precedenza Leuenberger si era rivolto agli svizzeri dell’estero, la cosiddetta quinta Svizzera. Nel suo discorso, trasmesso da Radio Svizzera Internazionale, il presidente aveva esortato gli emigrati a non idealizzare quanto lasciato alle spalle.

Molti svizzeri all’estero coltivano un’immagine della patria impregnata di “nostalgia, di ricordi e di passato perduto”. Un fatto normale per l’oratore, ma che non deve bloccare il correre degli eventi. “Solo chi cambia – ha detto – riamane fedele a se stesso”.

Il Presidente della Confederazione ha concluso invece il suo discorso davanti agli scout, riuniti a Interlaken, con un messaggio di solidarietà: “Ciascuno deve fare la sua parte affinché questo grande sogno di un mondo senza più divisioni diventi realtà”. Un sogno, come già ribadito nell’allocuzione radiotelevisiva, per cui tutti devono impegnarsi.

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