Lo spinello normale
Il consumo di hascisc è visto dalla popolazione come un comportamento praticamente legale. Questo il risultato di un sondaggio reso noto a pochi giorni dalla presentazione di nuove norme di legge.
Presumibilmente ancora entro la fine di febbraio il Consiglio federale presenterà la revisione della legge federale sugli stupefacenti che mira ad una depenalizzazione del consumo di cannabis. L’uso di questa sostanza non può infatti più essere assolutamente considerato un comportamento limitato ad una ristretta cerchia di tossicomani cronici.
Una situazione che è stata confermata da uno studio condotto per conto dell’Istituto svizzero di prevenzione dell’alcolismo e altre tossicomanie (ISPA) secondo cui lo “spinello” viene fumato occasionalmente da un quarto dei giovani tra i 15 e i 24 anni, mentre nella fascia tra i 25 e i 44 anni i fumatori saltuari della cannabis rappresentano ancora un buon 10%.
Interessante è anche il fatto che il consumo di questa sostanza non sia più limitata alle persone ai margini della società e che, diversamente dal passato, tra le giovani generazioni lo spinello non viene considerato un atto di protesta contro la società. Al giorno d’oggi sono infatti quelle categorie di cittadini con un livello di formazione medio e alto e generalmente ben integrate ad essere entrate in contatto più spesso con questa sostanza.
Lo studio, che ha interrogato 1600 persone tra i 15 e i 74 anni, rivela che il 27% di loro è venuto a contatto con questa droga leggera almeno una volta nella vita. In particolare tra i giovani il joint è una delle esperienze più diffuse: il 44% della fascia tra i 15 e i 19 anni e addirittura il 59% tra i 20 e i 24 anni hanno consumato almeno una volta marijuana o hascisc, mentre le cifre scendono al 35% per i 25-44enni e al 15% per i 45-59enni.
Se il pericolo per la salute legato alla cannabis è giudicato relativamente ridotto (la tossicità è inferiore a quella dell’alcol), gli esperti sottolineano tuttavia le conseguenze negative di un elevato consumo, come del resto per il tabacco e l’alcol, sullo sviluppo psicosociale soprattutto degli adolescenti.
A questo proposito lo studio rivela cifre preoccupanti: tra i 15-24enni circa il 6%, pari a 49mila giovani, fumano un joint al giorno, un dose giudicata “problematica”.
L’evoluzione sociale e delle abitudini tra la popolazione mette in discussione la legittimità dell’attuale crimininalizzazione del consumo di cannabis: solo il 15% ritiene criminale questo comportamento che la legge considera illegale. La repressione avrebbe del resto dato risultato controproducenti: nei cantoni romandi, più ostili alle droghe e più duri nel combatterle, la quota di esperienze risulta complessivamente superiore a quella nella Svizzera tedesca.
L’ISPA si schiera perciò a favore di una depenalizzazione del consumo di cannabis e anche dell’acquisto e della coltivazione di piccole quantità per il consumo personale. La depenalizzazione non deve però condurre ad una banalizzazione del fenomeno. Analogamente alle misure nel settore del tabagismo anche gli spinelli dovrebbero sottostare a severe regolamentazione negli spazi pubblici.
Luca Hoderas
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