OMC, l’accordo c’è e piace a tutti
I 142 paesi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC-WTO) hanno raggiunto un'intesa mercoledì a Doha sul lancio di un nuovo round di negoziati commerciali.
Il sì dell’assemblea plenaria è giunto nel tardo pomeriggio, dopo una serrata trattativa per risolvere le obiezioni poste dall’India sul paragrafo riguardante gli investimenti.
L’Accordo doveva esserci, e l’accordo quindi c’è stato. Anche se ha dovuto prolungare i lavori di un giorno, anche se l’India ha voluto far provare un ultimo brivido, alla fine l’OMC è riuscito a fissare l’agenda del nuovo round di negoziati multilaterali che si concluderanno entro il 2004.
Una agenda in cui entra a pieno titolo l’ambiente, in cui le alchimie lessicali hanno salvato sia i sussidi all’export agricolo, sia il dossier investimenti e concorrenza, e dove lo stralcio della parte più controversa ha consentito di aggregare il consenso anche sul tessile. Fuori, lasciati a tempi più propizi, restano solo gli standard lavorativi, sui quali durante tutti e sei i giorni delle trattative la Ue si è trovata in uno “splendido isolamento”.
Il gioco a incastro si è concluso con un accordo che lascia l’amaro a molti, ma – come ha detto il portavoce del negoziatore Ue, Pascal Lamy – “il meglio è nemico del bene”. E alla fine tutti si sono dovuti accontentare.
Chi vince e chi perde
Gli Stati Uniti, che hanno ceduto sui farmaci salvavita e antidumping, l’Europa che ha lasciato sul terreno i ‘labour standard’ (lavoro minorile, diritti sindacali e così via), i Paesi in via di sviluppo che, dopo aver tentato il ‘colpaccio’ di chiudere con il bottino, hanno dovuto rinunciare alla possibilità di aumentare subito le loro esportazioni tessili.
Di fatto, però, sono loro i vincitori del vertice di Doha. Forti del fallimento che riuscirono a decretare a Seattle, questa volta sono stati loro a condurre il gioco: mostrandosi subito rigidi sui temi in discussione. Al punto che solo il pieno accoglimento delle loro richieste sui farmaci salvavita (con le possibilità di averli a prezzi più bassi da paesi senza brevetto), ha consentito alle trattative di andare avanti. E che ancora ad un ora dal voto, l’India ha tenuto tutti col fiato sospeso, alternando il suo sì e il suo no al documento.
Ma soddisfazione la mostrano soprattutto gli Usa, per i quali l’aver raggiunto un accordo è, di per se stesso, una vittoria. Lasciare Doha con un nulla di fatto in una fase di rallentamento dell’economia come quella attuale, e ancor più in un momento in cui i buoni rapporti con il sud del mondo sono vitali per la lotta al terrorismo, sarebbe stato fatale.
Mentre l’Europa, che è stata lì lì per vacillare quando i destini del negoziato sembravano affidati al ‘dossier’ agricolo, può senz’altro vantare di aver ottenuto il possibile sull’ambiente: i documenti OMC cominciano infatti a parlare di principio di precauzione (la possibilità di limitare gli import di prodotti di cui non è stata accertata la non nocività), e inseriscono il tema generale nell’agenda dei negoziati.
“Martedì eravamo alle corde – ha detto ancora il portavoce Lamy -ma nel momento in cui gli altri sono diventati più costruttivi, la situazione si è sbloccata”. Così, oltre alla attenuazione della formula sugli aiuti all’export, l’agricoltura europea ha ottenuto l’estensione dei negoziati sui prodotti di qualità oltre al vino e agli alcolici e la presa d’atto del suo ruolo non commerciale (difesa del territorio e del contesto sociale).
L’ingresso della Cina e il futuro dell’OMC
L’OMC stessa, che a Doha si giocava il futuro, con l’ingresso della Cina e di Taiwan può vantare l’allargamento del sistema multilaterale degli scambi a quasi un miliardo e mezzo di persone. Inglobando sotto le sue regole un colosso da 500 miliardi di dollari di interscambio.
Ma tutto ciò allarma il popolo dei no-global – rappresentato da una sparuta pattuglia anche a Doha – che denuncia la mancanza dei diritti umani e della tutela dell’ambiente da parte del governo di Pechino.
Ma alla fine, reazioni positive da tutti i fronti. Soprattutto l’Unione europea, così come il gruppo Cairns – i 18 Paesi maggiori esportatori agricoli -, ha espresso soddisfazione sul compromesso raggiunto per il capitolo agricoltura. E le ONG, le organizzazioni non governative, si sono ugualmente rallegrate per il lancio di negoziati sull’ambiente così come per l’adozione definitiva sui farmaci salva-vita e sulla tutela della proprietà intellettuale.
Un risultato storico secondo la Svizzera
Il consigliere federale Pascal Couchepin si è felicitato del risultato raggiunto alla conferenza ministeriale dell’Organizzazione ministeriale del commercio. Il capo della delegazione elvetica ha espresso “immensa soddisfazione” e ha salutato subito dopo l’accordo come “un risultato storico”.
“Abbiamo negoziato da martedì per 36 ore senza interruzione per ottenere un risultato storico, poiché abbiamo rilanciato la globalizzazione”, ha detto il capo del Dipartimento federale dell’economia. Couchepin ha messo in rilievo come fatto saliente “la forte presenza dei paesi in via di sviluppo” che hanno saputo battersi per le loro posizioni.
“Abbiamo raggiunto un consenso per rilanciare la crescita”, ha sottolineato il consigliere federale. “Abbiamo cancellato l’onta del fallimento di Seattle. La macchina è di nuovo in marcia”.
Couchepin ha concluso affermando: “Avremmo potuto lanciare negoziati più ambiziosi. Abbiamo tuttavia ottenuto un primo inizio delle discussioni sugli investimenti, sulla concorrenza, sugli acquisti pubblici e sull’ambiente che ci permettono di progettare trattative su tali temi fra due anni”.
swissinfo e agenzie
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