Per garantire la parità dei sessi nasce in Ticino una nuova professione
"Il referente in pari opportunità" è il progetto pilota per la formazione di una nuova figura professionale, che avrà il compito di individuare bisogni e progettare interventi, per eliminare la discriminazione tra i sessi sul lavoro e nella società.
La specializzazione postdiploma è stata messa a punto dalla Divisione della formazione professionale del Canton Ticino e dall’ISPFP, l’Istituto svizzero di pedagogia per la formazione professionale. A trent’anni dal riconoscimento del diritto di voto alle donne e a quattro dalla legge sulla parità dei sessi, si è ancora lontani da un’effettiva uguaglianza tra uomini e donne, soprattutto nel campo dell’economia e della formazione. Per compensare questo ritardo è stato creato, per la prima volta in Svizzera, un profilo professionale mirato per quanti già operano nel campo educativo e sociale.
“Se le differenze di formazione tendono a diminuire, nelle scelte professionali il sesso continua a giocare un ruolo determinante” ha spiegato lunedì il direttore della Divisione della formazione professionale, Gianni Moresi, presentando alla stampa il progetto.
E dati dell’Ufficio federale di statistica confermano: dal 1980 al 1999, gli uomini con un diploma di formazione superiore sono passati dal 10 al 20 percento, le donne dal 3,5 al 6.5 percento e per i diplomi universitari sono saliti rispettivamente dall’8 al 13 percento e dal 2,7 al 7,1 percento. ” Ma se si vanno, poi, a vedere gli sbocchi professionali – ha aggiunto Moresi – si scopre che in Ticino, ad esempio, il settore artigianale e industriale resta appannaggio quasi esclusivo dei maschi, che registrano una presenza dell’82 percento, mentre per le donne è solo del 17 percento. Per contro, nel comparto commercio c’è solo un 34 percento di uomini a fronte di un 66 percento femminile, che nel campo delle cure mediche tocca addirittura il 91 percento”.
Sbocchi lavorativi quasi a senso unico, dunque, che secondo Chiara Simoneschi-Cortesi, consigliere nazionale e presidente della Commissione federale per le questioni femminili, si spiegano con alcune incongruenze nella formazione: “O meglio nella metodica dell’insegnamento, che adotta ancora un linguaggio con un’impostazione al maschile, che allontana le donne da alcune prospettive professionali”.
Il corso postdiploma organizzato per moduli durerà un anno, accoglierà inizialmente 12 iscritti, per lo più docenti, che avranno la possibilità di impostare un piano di studi individualizzato. Per gli insegnanti l’iscrizione è gratuita, per gli altri costerà 7.200 franchi. Punto di riferimento del nuovo profilo professionale resta sempre il Piano nazionale per la promozione delle parità, che ha tra i suoi obiettivi di aumentare la quota femminile negli studi tecnico- scientifici e di migliorare l’avvio delle donne alla formazione professionale.
Ma in Ticino con le pari opportunità non si fa solo formazione e teoria. Grazie ai fondi federali ci sono in cantiere, come ha precisato Marilena Fontaine, consulente per la condizione femminile, progetti concreti sia all’Università che alla Scuola universitaria professionale, con interventi per promuovere l’accesso alle cattedre e la realizzazione di asili nido interni per i bambini. Iniziative che, all’università come altrove, per essere coordinate e portate avanti necessitano di una figura come quella del ” referente in pari opportunità”.
Libero D’Agostino
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