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Democrazia diretta in Svizzera

Posta, Swisscom e Ferrovie: si mantengano i posti nelle zone periferiche

Nel primo giorno di seduta delle Camere federali il sindacato transfair ha depositato a Berna 20mila firme per mantenere tutta la rete postale Keystone

Le aziende federali devono salvaguardare i posti di lavoro nelle zone periferiche. A stretta maggioranza il Nazionale lunedì ha approvato una modifica di legge in questo senso. Posta, Swisscom e Ferrovie devono garantire un'offerta di posti di lavoro e di formazione in maniera equilibrata su tutto il territorio nazionale.

La proposta, avanzata dal socialista grigionese Andrea Hämmerle nel 1998, è stata accettata di misura dalla Camera bassa (90 a 78) dopo un acceso dibattito sul ruolo delle ex regie federali che ha spaccato il parlamento.

“Le riforme avviate negli ultimi anni hanno limitato l’influsso della politica sull’attività di queste aziende, ma in qualità di proprietaria e di azionista di maggioranza la Confederazione deve fissare le condizioni quadro per il loro operato”, ha sottolineato Chiara Simoneschi-Cortesi esprimendosi in nome della commissione. I piani di ristrutturazione già attuati o in preparazione non devono gravare esclusivamente sulle regioni periferiche.

Divisa al suo interno, la commissione ha ritenuto giustificata l’idea di imporre precisi vincoli alle tre aziende in materia di politica del personale. Una posizione che probabilmente ha tenuto conto delle preoccupazioni suscitate nella popolazione dal piano di ristrutturazione degli uffici postali annunciato dal Gigante giallo questa primavera, un piano che, per motivi finanziari, prevede la chiusura di decine di sportelli, soprattutto nelle regioni di montagna.

In favore di una politica del personale più sociale si sono schierati la sinistra, una manciata di PLR e una buona parte dei democristiani, che sulla questione si sono spaccati. Per il PPD solettese Alex Heim il servizio universale deve sì essere garantito anche nelle regioni periferiche, ma ciò non giustifica un mantenimento della struttura attuale. La Svizzera non è formata soltanto dai grandi centri economici dell’Altipiano, gli ha risposto il collega di partito grigionese Walter Decurtins, ricordando anche il ruolo sociale e il contributo alla coesione nazionale delle aziende pubbliche.

Decisamente contrari al ripristino di imposizioni politiche la destra, capitanata da liberali-radicali e UDC. Un ritorno al passato dopo aver deciso di liberalizzare i settori e di sottoporre le aziende al gioco del libero mercato non farebbe altro che danneggiarle e sfavorirle rispetto alla concorrenza, ha detto il PLR lucernese Georges Theiler.

Del resto, ha ricordato, complessivamente non sono stati persi posti di lavoro nelle aziende pubbliche in questi ultimi anni e le stesse aziende si ribellano contro misure che limitano la loro libertà di azione. Contro l’iniziativa del suo collega socialista si è schierato anche il consigliere federale Moritz Leuenberger.

Per il ministro è più sensato seguire la via di misure accompagnatorie puntuali nelle regioni più toccate invece di introdurre un obbligo generalizzato per tutte e tre le ex regie. Seppur di misura, alla fine governo e fautori del libero mercato hanno dovuto soccombere. Ora la proposta dovrà essere esaminata dal Consiglio degli Stati.

Luca Hoderas

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