Prima prova alle urne per il Rumantsch grischun
Il 10 giugno il popolo del Cantone dei Grigioni è chiamato ad esprimersi sulla revisione della legge sui diritti politici. La modifica richiede al popolo il consenso per utilizzare il rumantsch grischun nei testi ufficiali. È la prima volta che la lingua standard romancia è sottoposta al verdetto popolare. Una prova per la politica cantonale e per il futuro della minoranza linguistica.
La revisione della legge sui diritti civili, su cui il popolo grigione è chiamato ad esprimersi, si limita in realtà ad un dettaglio: gli opuscoli di spiegazione, affiancati alle schede di voto, non saranno più redatti in due dei cinque idiomi romanci, come avveniva fin ora, ma in uno solo. La scelta obbligata fra le varianti linguistiche è dunque la lingua standard retoromancia, creata nel 1982.
Secondo Gian Peder Gregori, linguista presso la Lia Rumantscha, l’organizzazione che cura gli interessi culturali della quarta lingua nazionale, si tratta in questo caso di un gesto democratico: “I due gruppi linguistici numericamente più consistenti, sursilvano e ladino, rinunciano alla loro presenza negli atti ufficiali a favore di una lingua che è più vicina a quella degli altri, dunque il rumantsch grischun”.
L’Amministrazione cantonale si impegnerebbe poi ad utilizzare i mezzi risparmiati nelle traduzioni per ampliare l’impiego della lingua romancia quale lingua ufficiale cantonale.
“Ma quando si parla di questioni linguistiche – ci dice Gregori – si toccano le emozioni”. Quella che sembra una modesta revisione di un paragrafo, rischia di diventare il banco di prova per la lingua scritta unificata che non ha mai avuto una ratifica popolare.
E infatti da semplice modifica, il testo in votazione è diventato una verifica interna alla comunità romancia rispetto al proprio rapporto con il tentativo di standardizzazione portato avanti dalle istituzioni politiche e culturali.
La Lia Rumantscha sostiene il progetto, promosso dal Cantone, – dice ancora Gregori – perché vede la possibilità di un miglior ancoraggio della quarta lingua nazionale nell’amministrazione pubblica e dunque un passo avanti nel riconoscimento del proprio status.
Ma gli oppositori sono in allerta: con la revisione il rumantsch grischun salirebbe infatti agli altari dell’ufficialità, entrerebbe nella vita di tutti i parlanti romanci. L’accusa è sempre la stessa: il romancio standard è un composito linguistico che raggruppa le caratteristiche comuni dei cinque principali idiomi e dunque un prodotto artificiale, estraneo alla cultura locale.
Uguale l’argomento dei fautori, ma con ottica opposta: l’ “impasto” linguistico, creato a tavolino dai tecnici garantisce la comprensione dei testi oltre i confini regionali e rappresenta quindi la soluzione alla frammentazione idiomatica, principale fattore di debolezza della Rumantschia.
Utilizzato dapprima come codice scritto per l’amministrazione, negli ultimi anni il rumantsch grischun si è fatto strada anche nella cultura e nei media. Molti autori giovani utilizzano da anni la nuova lingua nella loro ricerca di forme espressive e soprattutto di un pubblico più ampio per la propria produzione letteraria.
Grazie all’Agenzia di stampa ANR, sia “La Quotidiana”, la principale pubblicazione stampata, che la Radio romancia dispongono regolarmente di testi nel nuovo idioma.
Ma l’opposizione non demorde e si fa sentire. Sulla stampa cantonale si cumulano le lettere infuocate di chi non è disposto ad abbandonare il proprio idioma materno per la nuova variante linguistica.
Anche nei partiti il dibattito è acceso, ma solo fra gli esponenti di lingua romancia. L’assemblea dei delegati del Partito popolare democratico ha detto di no alla revisione, anche se di stretta misura. A vincere sono state in realtà le astensioni. Oltre 50 delegati delle zone di lingua tedesca hanno abbandonato la mischia rinunciando ad esprimere un giudizio. La quarantina di no espressi ha definito il risultato finale.
Analoga la situazione nelle fila dell’UDC, l’altro grande partito popolare grigione. Dalla quantità delle schede bianche risulta che la questione linguistica è ritenuta una faccenda interna alla minoranza linguistica.
Pur non volendo essere nominata, un’impiegata dell’ufficio di traduzione del Cantone, afferma che i romanci stessi sono campanilisti e anche scioperati: “Non vogliono confrontarsi con il nuovo; molti boicottano anche le iniziative del Cantone volte alla difesa della lingua, condannando a priori qualsiasi misura fuori dalle vie tradizionali. Non hanno voglia di fare lo sforzo necessario per abituarsi alla variante della stessa lingua”.
La linguista Claudia Schmellentin che si occupa attualmente della realizzazione di una grammatica organica per il nuovo “esperanto alpino”, cerca di fare il punto sulla situazione: “Il romancio è una lingua strettamente legata all’ambito familiare, manca dunque una competenza dei parlanti nella lettura di testi complessi sia di carattere tecnico che giuridico”.
Per la Schmellentin il caso è chiaro: “Da sempre la popolazione retoromancia preferisce il tedesco per le questioni ufficiali. Dare la colpa al rumantsch grischun è più facile che ammettere di disporre di conoscenze linguistiche limitate”.
La decisione, in definitiva, spetta alla maggioranza dei votanti grigioni, dunque alla popolazione di lingua tedesca che osserva silente, come dimostrano i risultati all’interno dei partiti, il dibattito tra i romanci.
Daniele Papacella
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