Primo cuore artificiale senza fili anche in Svizzera
Al CHUV di Losanna è stato realizzato l'impianto di una protesi cardiaca da 150mila franchi che abbatte il rischio di infezioni.
A 18 mesi dal debutto mondiale del congegno “LionHeart” (“cuor di leone”), anche in Svizzera se ne sperimenta l’efficacia su un paziente ricoverato al Centro ospedaliero universitario vodese di Losanna. Autore dell’operazione, la ventitreesima a livello mondiale, è il professor Ludwig von Segesser, che accetta di parlare con i media a due settimane dall’intervento, avvenuto il 27 novembre. Il paziente, un uomo di settant’anni, sta bene e ha già potuto alzarsi.
Il nuovo sistema -spiega von Segesser- è in realtà un mezzo cuore artificiale, dal momento che serve a sostituire il solo ventricolo sinistro, quello maggiormente a rischio in caso di gravi patologie perché è quello che pompa il sangue in tutto il corpo. “Il vantaggio principale del nuovo apparecchio consiste nel fatto che è completamente impiantabile: pompa, batterie, sistemi di controllo vengono posizionati tutti all’interno del corpo del paziente, senza bisogno di fili di collegamento attraverso la pelle. Erano proprio questi, nei precedenti cuori artificiali, il principale veicolo di gravi infezioni”.
Il problema della ricarica della batteria interna è stato risolto con un sistema di induzione tra due bobine attraverso la pelle, che non viene così toccata. Il paziente deve però portare una cintura di batterie esterne, che gli consentono un’autonomia di qualche ora. Può anche togliersela, per esempio per una doccia, ma in questo caso l’autonomia scende a trenta minuti. Per la notte è invece sufficiente collegare una delle batterie esterne a una presa di corrente.
“L’ostacolo che andrà affrontato ora – continua von Segesser – è di natura finanziaria. Il congegno impiantato a Losanna ci è stato fornito gratuitamente dalla ditta produttrice, la società americana “Arrow”, ma in commercio dovrebbe costare attorno ai 150-200mila franchi, praticamente il doppio rispetto a un normale trapianto di cuore. Se al settore sanitario verranno accordati mezzi finanziari sufficienti, il “LeonHeart” potrà essere utilizzato su ampia scala, altrimenti resterà un’eccezione”.
La questione va considerata seriamente, dato che a monte di tutta la ricerca sui cuori artificiali sta il gravissimo problema della carenza di donazioni per trapianti naturali: ce ne vorrebbero -sostengono gli esperti- almeno dieci volte tanto per garantire un’assistenza sufficiente a quanti si trovano in pericolo di vita. E visto che anche i trapianti di organi di animali (soprattutto di maiali) sono in fase di stallo a causa del timore di infezioni, le soluzioni che può mettere a disposizione la tecnologia per molti appaiono davvero come l’ultima speranza.
Alessandra Zumthor
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