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Reno: un programma su 20 anni per conciliare ecologia e commercio

"Reno 2020" permetterà forse di evitare inondazioni come quella di due anni fa a Rheinfelden swissinfo.ch

Il Reno, che attraversa cinque paesi fortemente industrializzati, è la via d'acqua più sfruttata d'Europa. La sua esistenza è stata messa in grande pericolo a varie riprese, in passato. Secondo le autorità svizzere, oggi la sua gestione internazionale è esemplare. Ma il piano per i prossimi 20 anni non convince gli ambientalisti.

A Strasburgo si sono riuniti lunedì i rappresentanti dei paesi rivieraschi e dell’Ue per adottare un programma per lo sviluppo durevole del Reno durante i prossimi 20 anni. A questa 13esima conferenza ministeriale sul Reno hanno assistito per la prima volta anche Austria e Liechtenstein, mentre il Belgio ha partecipato in qualità di osservatore.

Da 40 anni, Svizzera, Germania, Francia, Olanda e Lussemburgo uniscono i loro sforzi per risanare e proteggere il Reno. Durante questi decenni non sono mancati gli episodi che hanno fatto temere il peggio. Basti pensare al catastrofico inquinamento di Schweizerhalle. Il primo novembre del 1986 un incendio in un deposito di materiale chimico della Sandoz provocò una gigantesca morìa di pesci, con gravi ripercussioni lungo tutto il tracciato del Reno, da Basilea fino a Rotterdam.

Secondo l’Ufficio, dopo l’incidente di Schweizerhalle sono state prese numerose misure di prevenzione e di allarme per impedire che un inquinamento così massiccio possa nuovamente accadere.

Oggi, secondo Peter Michel, dell’Ufficio federale dell’ambiente, la qualità dell’acqua del Reno è migliorata nettamente da quando gli scarichi delle industrie sono depurati prima di raggiungere il fiume. “Grazie a ciò, precisa Michel, la fauna ittica comporta oggi un numero di specie vicino allo stato naturale e colonie di salmone popolano nuovamente tratti del Reno.”

A Strasburgo i rappresentanti dei cinque paesi hanno adottato un piano d’azione denominato “Reno 2020”, che prevede in sostanza il ripristino delle funzioni ecologiche del fiume e il miglioramento della protezione della popolazione dagli straripamenti, garantendo nel contempo la navigabilità. “Reno 2020” prevede lo stanziamento di 18 miliardi di franchi svizzeri in 20 anni.

Le organizzazioni ambientaliste non sono però convinte e nei giorni scorsi hanno criticato il piano, il cui contenuto, secondo loro, è stato annacquato durante i lavori preparatori. Per quanto riguarda la protezione dalle inondazioni, gli ambientalisti contestano il ricorso alla tecnica dei polder con dighe, canali di drenaggio e terreni bonificati al di sotto del livello del mare. Essi ritengono che si dovrebbe privilegiare un sistema più naturale.

Per quanto riguarda la Svizzera, il piano prevede la valorizzazione dell’Alto Reno, preservando gli ultimi tratti dove il fiume scorre liberamente. Insieme ai cantoni, la Confederazione ha avviato 12 progetti. “In particolare, spiega ancora Peter Michel, si cercherà di fare in modo che le centrali elettriche che si trovano lungo il corso dell’Alto Reno lascino scorrere nel letto del fiume una quantità sufficiente di acqua.”

Mariano Masserini

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