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Rientra l’allarme per l’uranio impoverito nel canton Svitto

Munizioni come questa fuorno impiegate tra il 1966 e il 1969 a Unteriberg (SZ) Keystone

L'impiego di munizioni contenenti uranio impoverito da parte della Oerlikon Contraves in una piazza d'armi svittese non avrebbe messo in pericolo la salute della popolazione e neppure l'ambiente. Lo hanno annunciato mercoledì i servizi cantonali e federali e la Suva. Dalle inchieste dei loro esperti non è risultato alcun aumento della radioattività.

Tra il 1966 e il 1969 la Contraves sperimentò sulla piazza d’armi svittese a Unteriberg 62 munizioni all’uranio. Non è escluso che all’epoca i test abbiano provocato un aumento della radioattività o della concentrazione di uranio, ma oggi non ne è rimasta traccia: analisi approfondite hanno dimostrato che i valori dell’acqua, del suolo e dei licheni sono assolutamente normali.

Neanche dall’esame dei casi di leucemia nella popolazione della zona emergono irregolarità rispetto alle altre regioni, ha precisato Martin Parzen del dipartimento cantonale della sanità. Gli specialisti della Oerlikon Contraves che presero parte ai tiri di prova sono stati tutti rintracciati. Si è invece rivelato più problematico contattare gli assistenti. In base alla documentazione esaminata risulta che i collaboratori ammalatisi di leucemia, con ogni probabilità non parteciparono ai test con munizioni all’uranio impoverito.

Gli esperimenti vennero fatti verosimilmente senza la necessaria autorizzazione per l’impiego di sostanze radioattive. Non è stata trovata traccia di un simile documento né a Svitto, né a Berna e neppure negli archivi della Oerlikon Contraves. In ogni caso il reato è caduto in prescrizione nel 1979.

L’inchiesta ha anche dimostrato che le norme di sicurezza in materia di radioattività applicate all’epoca non corrispondono certo a quelle di oggi. In particolare per quanto riguarda la protezione delle persone e dell’ambiente.

In quegli anni la Oerlikon Contaves si era procurata dall’Inghilterra 130 kg di uranio impoverito. Una piccola parte venne impiegata nei test, il 90 per cento venne invece consegnato all’Istituto Paul Scherrer affinché fosse smaltito.

È difficile se non praticamente impossibile ritrovare residui di uranio impoverito sulla piazza d’armi: una parte si è dispersa in maniera naturale, ha precisato Martin Zumstein del Dipartimento svittese dell’ambiente. Altre scorie, in particolare quelle che si depositarono sulla blindatura dei carri armati, vennero probabilmente eliminate durante la rottamazione.

swissinfo e agenzie

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