Riflessioni sulla cultura svizzera in un libro di Urs Frauchiger
Una riflessione sulla cultura in Svizzera viene proposta in un saggio dell'ex direttore di Pro Helvetia Urs Frauchiger dal titolo "Provocazioni elvetiche". Pubblicato da Armando Dadò Editore per la collana "Il Laboratorio".
“Provocazioni elvetiche” è la traduzione ad opera di Angelo Bozzo dell’opera di Urs Frauchiger, originariamente scritta in tedesco, “Entwurf Schweiz. Anstiftung zur kulturellen Rauflust”, pubblicata per la prima volta a Zurigo nel 1995 da Ammann Verlag und Co.
In questo saggio Urs Frauchiger affronta con competenza e ironia i problemi dell’attuale situazione culturale in Svizzera e ne indica alcune possibilità di sviluppo. L’autore è indubbiamente ben preparato per affrontare questo delicato argomento. Urs Frauchiger è stato infatti per diversi anni direttore di Pro Helvetia, la Fondazione svizzera per la cultura che, conformemente alla legge del 1965 sostiene ed organizza mostre artistiche o librarie, esposizioni documentarie su aspetti culturali della Svizzera, proiezioni di film svizzeri e tournées di gruppi teatrali, corpi di ballo, orchestre ed ensembles musicali di ogni genere.
“Provocazioni elvetiche” è un manifesto in favore della vitalità culturale della Confederazione, un pamphlet nel quale intelligenza e provocazione vanno di pari passo. Un’opera che contiene molti spunti di riflessione, non ultimo quello sul ruolo dello Stato nel sostenere lo studio, l’arte, le varie forme di creatività che esprimono l’essere svizzeri.
Nella premessa, a pagina 12, l’autore inizia a scrivere anche di Pro Helvetia, che definisce “solo una piccola fondazione di diritto pubblico (…) proprio una piccolissima fondazione” che però, Fruchtiger giustamente precisa, essendone, come detto, stato il direttore “rappresenta il miglior modello al mondo di un ente di promozione culturale sovvenzionato dallo Stato ma non statale”.
Pro Helvetia è un esempio del sostegno alla cultura da parte dello Stato, dal momento che è una fondazione di diritto pubblico regolata da una legge federale. E a Berna, ogni quattro anni, le Camere federali decidono sul suo fabbisogno finanziario. Ma, nonostante questa dipendenza finanziaria dalla Confederazione, le decisioni di Pro Helvetia sono autonome. E poi il Consiglio federale, ossia il governo svizzero, è responsabile per la nomina dei membri dell’organo supremo di Pro Helvetia che è il Consiglio di fondazione, ma non interviene sulla politica culturale e decisionale della fondazione, come ricorda anche l’ex direttore nel suo libro.
Un’istituzione tipicamente svizzera, questa Pro Helvetia, la cui attività iniziale risale al 1939, ma che poi nel corso dell’attività ha modificato le priorità. Poco prima della seconda guerra mondiale era importante, di fronte alla minaccia del fascismo, sottolineare il valore ed il significato della cultura svizzera: e Pro Helvetia lo faceva. Oggi le priorità sono cambiate e con esse il modo di promuovere cultura: le attività in Svizzera e all’estero di Pro Helvetia in questo inizio di terzo millennio comprendono la promozione culturale, il dialogo fra differenti culture e gli scambi culturali.
Il libro di Urs Fruchtiger. “Provocazioni elvetiche” è un manifesto in favore della vitalità culturale della Confederazione. Scrive, infatti, l’autore a proposito della politica culturale elvetica: “Le malelingue sostengono che la politica culturale svizzera si differenzia da quella degli altri Paesi soprattutto per il fatto che non esiste. Alla luce delle teorie sul caos, questa non sarebbe neppure una critica. In realtà, nel nostro Paese non è la carenza di politica culturale che ci affligge, bensì l’eccesso. Ogni cantone, comune, città o villaggio, anche i partiti, le chiese, le imprese, i sindacati, i club di servizio, i quartieri, persino i gruppi e i circoli privati, questi ultimi rifacendosi alla tradizione del XVIII secolo, tutti quanti sviluppano, vuoi sistematicamente, vuoi in modo sconsideratamente dilettantistico o improvvisato, attività di politica culturale.”
Un pamphlet, quello di Fruchtiger, nel quale intelligenza ed estrosità vanno di pari passo, come si può rilevare da questo breve passaggio del libro: “Praticamente non esiste una promozione culturale organizzata e orientata verso obiettivi concordati che sia paragonabile, ad esempio, alla promozione in campo economico. Le professioni artistiche non sono riconosciute dallo Stato, i corsi di formazione differiscono ampiamente gli uni dagli altri, gli insegnanti non esistono. In campo culturale non si può parlare di una politica sociale, economica e del mercato del lavoro.”
E prima di concludere, ci preme proporviquest’altra interessante riflessione ripresa dal saggio di Urs Fruchtiger: “La cultura non deve fruttare, come non devono fruttare il Consiglio federale, il Cervino o il rosseggiare delle vette alpine. La cultura conferisce senso, forma, colore, movimento alla vita. La cultura è ciò che dà coesione al mondo al livello più profondo. Un mondo senza cultura si sgretola, possiamo vederlo ovunque intorno a noi.”
Nelle 125 pagine di “Provocazioni elvetiche”, che in realtà sono 148 pagine se si contano anche contro copertina, premessa ed indice, Urs Fruchtiger propone al lettore interessanti e meditati spunti di riflessione sulla cultura, sul fare e sul promuovere cultura in Svizzera, che merita di essere letto perché realizzato da un professionista della cultura, un insider del mondo culturale elvetico.
Urs Fruchtiger, 64 anni, originario dell’Emmental, ha al suo attivo diversi libri di successo fra i quali “Was zum Teufel ist mit der Musik los?” ed è inoltre stato per vent’anni violoncellista nel “Berner Reist-Quartett, critico musicale e poi anche professore emerito all’Università di Berna.
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