Sale la disoccupazione a Zurigo
La crisi della Swissair ha avuto ripercussioni sul mercato del lavoro della metropoli economica.
I numero complessivo dei licenziamenti causati dal crollo della Swissair non può ancora essere definitivamente stabilito, ma ha già causato un forte aggravamento della situazione del mercato del lavoro nel cantone di Zurigo.
A due mesi dall’apertura presso l’aeroporto di Zurigo, l’apposito centro di collocamento per il personale di Swissair ha fatto per la seconda volta il punto della situazione. Esattamente un mese fa, l’11 ottobre, l’Ufficio cantonale del lavoro annunciava di aspettarsi di dover collocare oltre 10’000 persone in cerca d’impiego. Si calcolava che almeno 5’200 posti di lavoro presso Swissair
sarebbero stati soppressi.
La situazione a fine novembre, illustrata martedì in una conferenza stampa, presentava 3’800 dipendenti della compagnia di bandiera già licenziati. Circa la metà si sono avvalsi dei servizi dei centri di collocamento. Il 10 ottobre, i posti di lavoro liberi messi a disposizione del centro di collocamento dell’aeroporto erano oltre 2’000, dei quali a fine novembre 350 sono stati occupati, mentre 200 offerte sono state ritirate. Solo un’offerta su tre concerne professioni tecniche: le altre riguardano attività d’ufficio o commerciali.
Ma un’altra perdita, compresa tra 4’000 e 5’000 posti di lavoro soppressi, è attesa presso le aziende dell’indotto che gravita intorno all’aeroporto o fornitrici della Swissair. “Allo stato attuale” ha detto il ministro cantonale dell’economia, Ruedi Jeker, “è da ritenersi che a medio termine questa prevista soppressione di
posti di lavoro avrà pieno effetto”.
“Tuttavia” ha continuato Jeker “non è ancora possibile accertare quanti posti di lavoro sono andati finora perduti in questo settore, poiché lo scioglimento di Sair-Group e la crisi del trasporto aereo colpisce genericamente aziende molto diverse nel canton Zurigo e nel resto della Svizzera”. Per esempio, si riscontra un aumento della riduzione dell’orario di lavoro nel settore viaggi; mentre il ramo alberghiero zurighese, che per l’80 per cento vive su turisti e uomini d’affari stranieri, nei mesi di ottobre e novembre ha sperimentato il più forte crollo a breve termine dopo la seconda guerra mondiale.
La conseguenza è stata un repentino deterioramento del mercato del lavoro. Nei centri di collocamento regionali le persone in cerca d’impiego sono repentinamente salite dalle 2’700 d’ottobre alle 21’400 di novembre. Il tasso di disoccupazione è salito dal 2 al 2.4 per cento, superando di 0.3 punti percentuali la media nazionale.
Nel circondario di Bülach, quello che include Kloten e l’aeroporto, il tasso è del 3 per cento (un anno fa era appena dell’1.4 per cento). Tra i cantoni della Svizzera tedesca, quello di Zurigo presenta oggi la più alta quota di disoccupati.
Il fenomeno preoccupa le autorità, sia perché le conseguenze del crollo di Swissair hanno raffreddato la congiuntura, sia perché cadono nel momento del normale rallentamento stagionale nei settori alberghiero e dell’edilizia. “Ma” ha aggiunto Jeker “se il progetto di nuova compagnia aerea non fosse stato avviato, la regione economica zurighese dovrebbe oggi fare i conti con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro: da 21’500 a 35’000, a seconda degli studi di previsione”.
“Uno scenario non del tutto scongiurato”, ha detto il ministro cantonale, “se gli elettori zurighesi il prossimo 13 gennaio dovessero respingere in votazione popolare la partecipazione cantonale di 300 milioni di franchi al progetto Fenice”.
Silvano De Pietro, Zurigo
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