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Svizzeri alla ricerca della «culla dell’umanità»

Peter Schmid, responsabile delle ricerche nella provincia sudafricana del Gauteng swissinfo.ch

Le relazioni scientifiche tra la Svizzera ed il Sudafrica s’intensificano, in particolare nell’ambito della ricerca sulle origini dell’uomo.

Nella provincia sudafricana del Gauteng una squadra di paleontologi dell’Università di Zurigo porta avanti degli scavi mirati.

“Tentiamo di ricostruire le origini della specie umana”, spiega Peter Schmid, paleoantropologo dell’Università di Zurigo.

“Lavoriamo in una caverna utilizzata dagli animali per nascondere le prede in un periodo che va tra 500 mila e 2 milioni d’anni fa”, prosegue il ricercatore svizzero, impegnato attualmente in un progetto sul terreno a Gladysvale.

Le grotte di Gladysvale si trovano 14 chilometri a nord di Sterkfontein, la “culla dell’umanità”. È il luogo nel quale nel 1947 l’antropologo scozzese Robert Broom ha scoperto “Mrs Ples”, un cranio fossile d’Australopithecus africanus.

“Mrs Ples”, considerata l’antenata diretta dell’umanità, visse in questa regione dell’attuale Africa del Sud all’incirca 2,6 milioni d’anni fa.

Progetto comune

Peter Schmid lavora sul sito di Gladysvale dal 1995. Si tratta di un progetto comune dell’Università di Zurigo e dell’Università Witwatersrand di Johannesburg. Il progetto è cofinanziato dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNRS).

Per gli studenti provenienti dalla Svizzera e da altri Paesi europei, questo progetto costituisce un’occasione per conoscere il Sudafrica.

“Tutti amano questo Paese. Molti di loro sono già tornati diverse volte”, rileva Peter Schmid.

“Qui imparano a fare degli scavi, a conoscere i fossili originali dell’umanità. Inoltre possono visitare i siti nei quali questi fossili sono stati scoperti”, prosegue lo scienziato svizzero.

La squadra diretta da Peter Schmid ha al suo attivo alcune scoperte storiche a Gladysvale: “Abbiamo trovato i resti di una iena gigante: si tratta del più grande cranio di quest’animale finora scoperto”, aggiunge il paleoantropologo zurighese.

Per Schmid il fatto di poter lavorare nella “culla dell’umanità”, classificata patrimonio mondiale dall’Unesco, è affascinante e rappresenta un privilegio unico.

Scambi da intensificare

“In Africa ci sono diversi siti di scavo, ma qui in Sudafrica è possibile lavorare in condizioni normali”, giudica Peter Schmid.

Negli altri Paesi africani, questo lavoro di ricerca sarebbe, infatti, più difficoltoso. Per autorizzare gli scavi, le rispettive autorità chiedono il pagamento di somme importanti. “Inoltre i governi cambiano e si deve continuare a passare alla cassa”, aggiunge.

Il contratto sottoscritto con l’Università Witwatersrand stipula che i fossili devono rimanere in loco. Gli studiosi svizzeri hanno comunque il permesso di farne delle copie. Le scoperte vengono poi pubblicate assieme ai colleghi sudafricani.

“Con le autorità sudafricane abbiamo delle ottime relazioni. Adesso vorremmo intensificare gli scambi con un progetto che consenta a degli studenti sudafricani di venire in Svizzera”, dice ancora Peter Schmid.

La Svizzera ha, infatti, molto da offrire in termini di tecnologia e di reperti fossili. Peter Schmid prevede però che il costo della vita in Svizzera, molto alto, potrebbe porre dei problemi agli studenti sudafricani.

Una prima nell’emisfero sud

Nell’agosto 2002 il FNRS e la South African National Research Foundation hanno sottoscritto un accordo di cooperazione, che regola gli scambi scientifici, i seminari bilaterali, i progetti di ricerca comuni e lo scambio d’informazioni e d’esperienze.

Anne-Marie de Buman rappresenta la Svizzera in Sudafrica in qualità d’addetta scientifica.

“È la prima volta che si porta avanti un simile progetto nell’emisfero sud. È anche per questo che si tratta di un progetto pilota”, spiega.

Come tutti gli addetti scientifici, Anne-Marie de Buman è membra del Gruppo per la scienza e la ricerca del ministero dell’interno. Contemporaneamente è integrata nella rappresentanza diplomatica della Svizzera in Sudafrica.

“Operiamo come finestra della scienza svizzera all’estero. Il nostro compito è quello di sviluppare le relazioni tra le università e le differenti istituzioni attive nella scienza e nella ricerca. Inoltre è importante far conoscere in Svizzera i risultati e gli sviluppi scientifici del Paese ospite”, illustra Anne-Marie de Buman.

Da parte svizzera, il progetto scientifico è sostenuto sia dal FNRS, che dalla Direzione per lo sviluppo e la cooperazione (DSC) e dal Gruppo per la scienza e la ricerca.

Enorme potenziale scientifico

Anne-Marie de Buman si occupa di relazioni con gli organismi sudafricani attivi nella scienza e nella ricerca. Relazioni definite eccellenti.

“Naturalmente ci sono delle differenze culturali che complicano, a volte, la collaborazione. La gente, qui, non è poi così affidabile come in Svizzera”, dichiara l’addetta scientifica dell’ambasciata di Svizzera in Sudafrica.

Il governo di Pretoria è impegnato ad affrontare gravi problemi quali l’Aids, la povertà e la criminalità, ma è anche cosciente del fatto che la ricerca, la scienza e la formazione sono importanti per il futuro del Paese.

“In certi ambiti della ricerca, possiamo addirittura comparare il Sudafrica alla Svizzera. Esiste un enorme potenziale in settori quali la genetica, le biotecnologie mediche, le tecnologie dell’informazione e l’industria mineraria. La scienza svizzera potrebbe trovare in Sudafrica un laboratorio di ricerca in nuovi settori”, prevede Anne-Marie de Buman.

Limitato a tre anni, il progetto pilota si conclude alla fine del 2004: “Sono triste se penso che devo partire. Il Sudafrica è un Paese magnifico. Quelli che per noi in Svizzera sono dei problemi, qui sono considerate delle sfide”, conclude Anne-Marie de Buman.

swissinfo, Jean-Michel Berthoud, Pretoria
(Traduzione dal tedesco: Sergio Regazzoni)

2,6 milioni d’anni, l’età fossile di “Mrs Ples”, antenata diretta dell’uomo
1947, anno della scoperta del cranio fossile di “Mrs Ples” da parte dell’antropologo scozzese Robert Broom
1995, anno d’inizio degli scavi svizzeri a Gladysvale, in Sudafrica

Collaborazione scientifica sempre più intensa tra Svizzera e Sudafrica.

Dal 1995 l’Università di Zurigo porta avanti un progetto di ricerca in paleoantropologia alla ricerca della “culla dell’umanità”.

Il progetto si conclude alla fine dell’anno ed è effettuato in collaborazione con l’Università Witwatersrand di Johannesburg.

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