Un’alleanza atipica rilancia il dibattito sulla politica famigliare elvetica
L'Unione padronale svizzera (UPS) ha presentato il suo rapporto sulla politica famigliare in Svizzera. Pro Familia e Pro Juventute, pur non condividendo tutte le proposte dell'UPS, ne prendono atto con piacere e auspicano che il nuovo potente alleato porti nuovi impulsi alle discussioni sulla promozione delle famiglie.
“La conciliazione tra responsabilità famigliari ed esigenze professionali genera difficoltà sempre maggiori”. Lo ha ricordato Fritz Blaser, presidente dell’Unione padronale svizzera, in occasione dell’affollata conferenza stampa a Berna nel corso della quale l’UPS, assistita da Pro Familia e Pro Juventute ha presentato il suo rapporto sulla politica famigliare. Blaser ha d’altra parte rilevato come “l’economia necessita di un mercato del lavoro florido. E’ perciò vitale riuscire ad incrementare il tasso d’occupazione femminile”. Per farlo, secondo l’UPS, è necessario rivedere la politica a favore delle famiglie.
Nella brochure presentata, dopo un’approfondita analisi della situazione elvetica e l’enumerazione di misure e strategie, l’UPS presenta i 10 principi che ritiene debbano caratterizzare la strategia di sostegno per i nuclei famigliari, strategia che va “adattata allo stile di vita liberale attuale oltre che alle nuove strutture professionali e famigliari”.
I 10 punti sollevati dall’UPS concernono il mercato del lavoro, l’infrastruttura per i bambini in età prescolastica, l’impostazione della scuola e gli incentivi fiscali per le famiglie.
Secondo l’UPS, rappresentato oltre che dal suo presidente, anche dai due vicepresidenti Hans-Rudolf Schuppisser e Hubert Barde, il mercato del lavoro deve garantire parecchia flessibilità in modo da permettere lo sviluppo di soluzioni personalizzate e/o di modelli di lavoro flessibile a tempo parziale. Inoltre si auspica che i contratti collettivi di lavoro prendano in considerazione in maniera specifica le necessità delle famiglie (introducendo, ad esempio, un congedo maternità di 8 settimane nelle convenzioni).
In secondo luogo, l’UPS considera insufficiente l’offerta d’istituzioni che si occupano di bambini in età prescolastica. La creazione di tali servizi dovrebbe essere incentivata, lasciando spazio all’iniziativa privata. Il rapporto indica come anche la scuola vada adattata alle esigenze del mondo professionale, istituendo, ad esempio, dei periodi d’insegnamento a blocchi di giornate intere. Il modello ticinese, con le sue classi prescolastiche a tempo pieno a partire del terzo anno d’età dei bambini, è citato come esempio.
L’UPS ricorda, infine, il ruolo degli incentivi finanziari anch’essi necessari ad un sostegno tangibile nei confronti dei nuclei famigliari, come lo splitting fiscale per le coppie sposate (attualmente sfavorite dalla progressività delle imposte rispetto alle coppie concubine) o la riduzione dei premi dell’assicurazione malattia per i ragazzi.
Dopo essersi rallegrati della collaborazione con l’UPS, i rappresentanti di Pro Familia e di Pro Juventute hanno ricordato che la visione dell’organizzazione padronale non sempre concorda con la loro. Entrambe auspicano delle maggiori concessioni fiscali per le famiglie, l’incremento delle indennità famigliari e di quelle per figli e giudicano fondamentale la concessione a tutte le donne, e non solo a quelle che dispongono di un contratto collettivo di lavoro, di un congedo per maternità di 14 settimane.
Nonostante i punti di disaccordo, l’atipica collaborazione prosegue. Le prossime tappe saranno infatti la stesura comune di una guida per i datori di lavoro e una campagna di sensibilizzazione presso 4500 aziende sul ruolo fondamentale delle famiglie.
Marzio Pescia
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