Un sonar per mangiare
Si dice che i pipistrelli usino gli ultrasuoni per orientarsi e cacciare. Ma un recente studio mostra che questa seconda funzione non è sempre efficace.
Vita grama nelle caverne: cibo scarso e niente luce. Così i pipistrelli devono arrangiarsi come possono. E Madre Natura, attraverso l’evoluzione, li ha muniti di uno strumento assolutamente geniale: un sonar per individuare ostacoli e prede.
Infatti, emettendo suoni ad alta frequenza e recependo l’eco che rimbalza dai “bersagli”, i pipistrelli riescono a capire dove si trovano e a che velocità si spostano questi ultimi. Ora sembra però che il sonar sia meno efficiente del previsto, almeno per quanto riguarda il cibo.
Raphaël Arlettaz è un ricercatore delle università di Berna e di Losanna che, insieme a due colleghi, rispettivamente inglese e scozzese, ha deciso di comprendere come l’ambiente influenzi le abitudini alimentari dei pipistrelli. I tre scienziati ne hanno perciò catturati alcuni e li hanno inseriti in diverse scatole, offrendo loro cibo di diverso tipo in contesti di vario genere.
Le simpatiche bestiole dovevano arrangiarsi ad agguantare ciò che potevano: prede vive e volanti, prede morte deposte sul pavimento, prede a terra emettenti suoni a propria volta. E dovevano farlo su un prato artificiale, oppure su uno specchio acustico (per simulare l’acqua), o ancora su un irregolare substrato di foglie.
I pipistrelli studiati, Myotis myotis e Myotis blythii, emettono nello spazio circostante brevi impulsi sonori, modulati in frequenza e a banda larga. Ebbene, dai risultati ottenuti si deduce che questo metodo d’indagine dell’ambiente circostante non è poi così efficiente. In particolare, non aiuta affatto i piccoli mammiferi volanti a trovare le prede, quando esse si nascondono e tacciono dentro un substrato disordinato e ingombro di ostacoli, come le foglie, perché gli echi ricevuti sono disturbati dal “rumore di fondo” proprio dell’ambiente.
Funziona bene, invece, quando le prede sono volanti, oppure quando sono a terra ma emettono a propria volta dei suoni (e questo anche se il suolo è ingombro), o infine se sono a terra ma non ci sono ostacoli. La conclusione di Arlettaz e dei suoi colleghi, pubblicata il 13 dicembre sulla prestigiosa rivista inglese Nature, è perciò che gli ultrasuoni dei pipistrelli per la caccia rappresentano più che altro un ausilio, mentre la loro funzione principale è nell’orientamento spaziale. Insomma, sono più utili per evitare di andare a sbattere che per procurarsi il cibo.
Marco Cagnotti
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