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Una proteina apre la porta al pericoloso invasore

Buone notizie per le piante da frutto. Keith Weller

Ricercatori di Basilea hanno scoperto il trucco usato dal batterio denominato Agrobacterium tumefaciens per penetrare nelle cellule vegetali e infettare le piante, provocando danni alle radici. Promettenti applicazioni nel campo delle biotecnologie.

L’Agrobacterium tumefaciens è una vecchia conoscenza dei coltivatori di alberi da frutta. È un batterio che vive nel terreno e attacca le radici delle piante legnose. Inocula un frammento del suo DNA nelle cellule vegetali. Il frammento si attiva e stimola la produzione di un ormone della crescita delle piante, provocando la proliferazione incontrollata delle cellule. Il risultato è una sorta di tumore delle radici.

Fino ad ora nessuno era riuscito a spiegare come facesse il materiale genetico del batterio a penetrare attraverso la resistente membrana cellulare. Un gruppo di ricercatori del Biozentrum e del Friedrich Miescher Institute di Basilea ha risolto il mistero.

Gli scienziati hanno scoperto che una proteina del batterio, denominata VirE2, ha la capacità di aprire dei canali nelle pareti delle cellule. Questi canali non consentono il passaggio a tutte le molecole, ma solo a quelle dotate di carica elettrica negativa, una caratteristica dei frammenti di DNA.

Il resoconto della ricerca è pubblicato sull’ultimo numero della rivista americana Proceedings of the National Academy of Sciences. Lo studio è stato finanziato dalla Swiss National Science Foundation e dalla Novartis. Fabrice Dumas e i suoi colleghi hanno sperimentato gli effetti della proteina mettendola a contatto con una membrana artificiale, formata da un doppio strato di molecole di grassi, che riproduce le caratteristiche delle pareti cellulari.

La scoperta dei ricercatori svizzeri apre la strada ad interessanti applicazioni nel campo dell’ingegneria genetica. L’Agrobacterium
tumefaciens è l’unico microrganismo animale capace di mescolare il proprio DNA con il patrimonio genetico di un organismo vegetale. Per questa ragione, oggi viene impiegato nei laboratori biotech per trasferire frammenti di DNA transgenico nelle piante. L’utilizzo della proteina VirE2, con le sue eccezionali capacità,potrebbe facilitare il procedimento.

Cristina Valsecchi



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