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Sembrano chalets, ma sono bunker

Falsi chalet (Museum für Gestaltung)

(swissinfo.ch)

L’esercito li chiama “monumenti militari”: erano avamposti di vedetta, rifugi in caso di attacco di una truppa straniera, magazzini di armi. In una parola: bunker.

In tutto il paese sono oltre ventimila, almeno un centinaio quelli travisati in edilizia abitativa.

Sembrano chalet di montagna, ville o alpeggi dei Grigioni: un bizzarro patrimonio culturale, da scoprire nelle immagini esposte al Museum für Gestaltung.

La storia dei bunker conosce il suo culmine durante la seconda guerra mondiale, con la corsa alla fortificazione strategica delle regioni di confine.

Creatività militare

Nel 1945 la Svizzera riapre le frontiere al mondo e si pone il problema di alleggerire l’impatto ambientale delle severe costruzioni militari, un pugno nell’occhio di un paesaggio da favola.

L’esercito ci aggiunge un’ammirevole dose di creatività e trasforma i bunker in chalet o stalla, simulazione di una parete di roccia o di un pendio erboso.

Una vicenda che un altro fotografo, sempre giovane e svizzero, aveva già indagato (vedi articolo). Ma stavolta al centro della ricerca ci sono solo le case posticce.

Allucinazione collettiva

Un repertorio originale che il fotografo Christian Schwager, classe 1961, ha esplorato per due anni. Il risultato sono 134 immagini per un centinaio di “Finti Chalet”. Prodigio curioso e allucinazione collettiva, i bunker-chalet sono curati in ogni dettaglio, con un gusto del particolare dal sapore decisamente elvetico.

Le strutture di cemento, pietra e acciaio sono ricoperte di legno, il resto lo fa una buona mano di vernice colorata. È il trionfo del “trompe l’oeil”: balconi, porte e finestre sono solo disegnate, a regola d’arte e in prospettiva tridimensionale.

Costruzioni fantastiche integrate con il paesaggio, i bunker si declinano nello stile della terra che li ospita. Quello di Gland, nel canton Vaud, è un villino unifamiliare sobrio e lindo. Il bunker d’osservazione di Sufers, nei Grigioni, sfoggia tetti spioventi e caratteristiche traverse di legno sulla facciata. A Sciaffusa il bunker si trasforma in verosimile rimessa per le canoe, in Argovia si fa stalla, in Appenzello è una casa severa, unica concessione all’estetica la placca di ceramica con le insegne del cantone.

Parodia quasi impeccabile


Se guardi da vicino, con l’occhio intrigante di chi già conosce il segreto, balzano agli occhi la canna fumaria ipertrofica o il catenaccio appena schizzato. Mentre brillano per contrasto i bunker che scoprirebbe un bambino, figurarsi un generale: la baita circondata da fitti alberi in una vallata completamente brulla. O l’inequivocabile cannone che sbuca da un innocuo fienile ticinese.

Una pantomima che fa il verso alle architetture tipiche delle comunità montane. E dunque una sorta di “Ballenberg militare”: un modo alternativo per scoprire le mille facce del paesaggio elvetico, grazie ad un patrimonio storico che risulta non privo di ironia nella riproduzione delle piccole manie nazionali, come le siepi regolari della casa delle vacanze o le cataste di legna perfettamente allineate fuori dal rifugio di montagna.

Reliquia pittoresca e rompicapo



Testimoni di un capitolo chiuso della storia del continente, quando era normale pensare a forma di bunker, i falsi chalet sono oggi una reliquia pittoresca.

Nonché un vero rompicapo per il Dipartimento federale della difesa. Anzitutto finanziario: la manutenzione di un falso chalet inutilizzato costa centinaia di franchi l’anno, che moltiplicati per tredicimila fanno milioni.

Tema scottante, a fronte della lunga stagione di tagli che attraversa l’esercito svizzero. L’ideale, secondo lo Stato maggiore, sarebbe la cessione a privati o istituzioni che li facciano risorgere a nuova vita. Per gli amanti del genere – in effetti - sarebbe un affarone: costruzioni solide che affacciano su panorami strepitosi. A patto di chiudere un occhio sulla cubatura limitata, l’assenza di permessi di edilizia civile e pure di finestre, con poche migliaia di franchi ti ritrovi proprietario di un monumento.

swissinfo, Serena Tinari, Zurigo

In breve

“Falsche Chalets” è al Museum für Gestaltung di Zurigo fino al 14 novembre. In mostra ci sono le immagini dei bunker militari travisati in edilizia abitativa.
Le foto sono state realizzate dal fotografo Christian Schwager sull’arco di due anni.

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Fatti e cifre

26.000 fortificazioni costruite in Svizzera.
13.500 sono state ufficialmente dismesse nel 1995.
Un centinaio di bunker camuffati da edilizia civile.

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