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Alla ricerca di parole in terra mandinga

Una caccia al tesoro condotta insieme

(swissinfo.ch)

Per quasi due anni Estelle e Lamine Konté hanno attraversato a piedi diversi paesi dell'Africa occidentale. L'obiettivo? Raccogliere storie per preservare le tracce della cultura orale mandinga.

«Col passare degli anni, ogni volta che tornavamo nel mio villaggio nella regione di Pakao, in Casamance, ci rendevamo conto che spariva qualcosa. I giovani si disinteressano alla cultura, vogliono solo partire in città, e gli anziani sono un po’ frustrati. Abbiamo riflettuto e ci siamo detti che dovevamo far qualcosa. È iniziato tutto da qui», spiega Lamine Konté, giovane senegalese di 30 anni.

Assieme a sua moglie Estelle, una sua coetanea vallesana con la quale è sposato da sei anni, Lamine ha così deciso di viaggiare da villaggio in villaggio nella regione mandinga, tra Senegal, Gambia, Guinea Bissau e Guinea, per conoscere i «tesori» degli anziani.

«Ci siamo risvegliati»

«Quando spiegavamo quello che volevamo fare, alcuni ci dicevano che eravamo pazzi, altri che eravamo coraggiosi – osserva Lamine. Per noi la spiegazione è più semplice: ci siamo risvegliati».

«All’inizio la nostra idea era un po’ vaga. Poi abbiamo deciso che volevamo soprattutto raccogliere dei saperi, dei proverbi, delle storie, visto che siamo noi stessi un po’ dei cantastorie (ascolta audio di fianco). L’obiettivo era di registrare tutto per poter mettere in un secondo tempo il materiale a disposizione del popolo mandingo, perché siamo convinti che prima o poi tornerà ad interessarsi della sua cultura», ci dice Estelle, che ha conosciuto il Senegal – e Lamine – più di 10 anni fa.

Del popolo mandingo, ma anche di quello svizzero.  Da diversi anni, infatti, Estelle e Lamine cercano di mostrare – raccontando storie o testimoniando nelle scuole – i lati positivi dell’Africa, le conoscenze e le idee profonde della popolazione del continente nero.

Prima di partire per il loro periplo, Estelle e Lamine non credevano di poter accedere così facilmente a certe conoscenze, che normalmente si trasmettono solo da padre in figlio.

«Un guaritore, ad esempio, ci ha fatto un regalo incredibile. Vista la nostra passione e dato che i suoi figli non sembravano molto interessati alle sue conoscenze, un giorno ha detto a Lamine: ‘ti confido cose che non ho mai detto a nessuno’. Ci ha portati nella foresta con lui e ha iniziato a mostrarci tutto quello che sapeva sulle piante. Poco tempo dopo è morto. Penso che sia stato il suo modo di dire addio alla vita, poiché qui si dice che se non si trasmette quello che si sa è un po’ come essere vissuti per niente. È stato veramente qualcosa di eccezionale».

Una scuola di vita

La scelta di viaggiare a piedi non è stata casuale. «Quando la gente ci vedeva, ci dicevano che eravamo pazzi», ricorda sorridendo Lamine. «Arrivando in un villaggio a piedi, e con delle noci di cola in tasca (frutto che nell’Africa occidentale ha un alto valore simbolico e che viene offerto in segno d’amicizia) cambia tutto – aggiunge Estelle. La gente capisce che non siamo venuti solo per prendere qualcosa e portarlo via, ma veramente per condividere».

Dagli occhi e dalle parole dei due giovani affiora ancora l’emozione per l’accoglienza ricevuta. «Quando arrivavamo in un posto, il capo del villaggio spesso diceva ‘apri la porta della camera’, come se ci fosse già una stanza pronta per noi», spiega Estelle. «Quando spiegavamo agli anziani quello che stavamo facendo, ci dicevano ‘wow’, non solo vi farà bene per la salute, poiché camminate, ma vedrete cose che non avete mai visto e ascolterete cose che non avete mai ascoltato. È una vera scuola di vita», aggiunge Lamine.

«Una delle cose che ho imparato sul cammino è che qui la gente vive a fondo ogni cosa – dice Estelle. Da noi si ha paura di invecchiare, di ammalarsi, di morire. Qui tutte queste cose fanno talmente parte dell’esistenza, che la gente vive in un certo senso più facilmente».

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Per Lamine, immerso sin da piccolo nelle storie che raccontavano i suoi nonni, le scoperte fatte durante il viaggio non sono state del tutto nuove. Cresciuto a Dakar, durante le vacanze scolastiche è sempre rientrato nel suo villaggio natale assieme alla famiglia. «Era arrabbiato, preferivo restare in città. È solo in seguito che ho capito l’importanza di conoscere la mia cultura, per potere avere dei punti di riferimento nella vita».

«Ricordo ancora oggi, ad esempio, che alla fine di ogni storia un griot diceva: ‘domani se andrete sotto l’albero delle parole troverete un sacco di regali’. Il mattino di buon’ora correvamo fino all’albero e non trovavamo nulla. Ci ho messo un bel po’ di tempo a capire che i regali erano le storie che venivano raccontate».

L’incontro con Estelle e in seguito il trasferimento in Svizzera hanno funto da stimolante. «È stato soprattutto grazie a lei che mi sono reso conto delle ricchezze che abbiamo e dei cambiamenti in atto nella mia regione natale. Quando poi sono arrivato in Svizzera (dopo il matrimonio Estelle e Lamine hanno vissuto quattro anni in Vallese) e ho incontrato persone interessate alla mia cultura, sono diventato consapevole dell’importanza di condividerla».

Ed è con questo spirito che Estelle e Lamine si apprestano a rientrare in Svizzera. «In un primo tempo vorremmo mettere a disposizione sul nostro sito internet tutto il materiale accumulato in questi due anni, ritrascritto anche in francese, poi scrivere un libro e delle raccolte di storie, anche per rendere omaggio a tutte queste persone che ci hanno confidato i loro saperi», spiega Estelle. E naturalmente continuare a far sognare grandi e piccini con le loro storie dai sentori esotici e dai valori universali.

Mandingo

I mandingo, oltre 10 milioni di persone, sono una delle principali etnie dell’Africa occidentale

Ad eccezione del Gambia, in tutti gli Stati dove vivono (Guinea, Mali, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Niger, Senegal, Mauritania…) non costituiscono il più importante gruppo etnico.

Tra il XVI e il XIX secolo si stima che circa un terzo della popolazione mandinga è stata deportata in America come schiavi.

La loro lingua è composta da 27 varianti dialettali.

Verso la metà del XIII secolo i mandingo divennero una delle forze più importanti nella regione, con un vasto impero che si estendeva dalle coste del Senegal e del Gambia fino all’odierna Nigeria. L’impero, retto dalla dinastia Djata, cominciò a ridursi progressivamente a partire dall’inizio del XVI secolo.

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swissinfo.ch


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