I politici e il culto della loro immagine

Anonym/Plakatsammlung/ZHdK

"Testa a testa": centinaia di immagini, filmati e dipinti per riflettere su come i leader politici mettono in scena la loro persona, seducono l'elettorato e manipolano le masse.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 dicembre 2008 - 08:02

Sono monarchi, rivoluzionari, despoti o democratici. Combattono su fronti opposti, agiscono per vocazioni diverse e propugnano differenti visioni. Ma hanno tutti almeno un punto in comune: coltivano con una cura rigorosa, quasi ossessiva, la loro immagine.

Da Stalin a Hitler o Mussolini, passando per Kennedy, Gheddafi o Mittérand, fino a Berlusconi, Timoschenko o Obama: da almeno un secolo donne e uomini politici si servono metodicamente del loro ritratto per veicolare messaggi di propaganda, manipolare le masse o sedurre l'elettorato.

Impiegata inizialmente soprattutto dai dittatori per promuovere il culto della personalità, con la mediatizzazione della società e della politica l'arte di mettere in scena la propria immagine ha assunto un ruolo fondamentale anche nelle democrazie. Lo dimostra – attraverso centinaia di fotografie, dipinti e filmati – l'esposizione "Testa a testa", proposta dal Museo delle arti applicate di Zurigo.

Modelli di successo

"La testa sta diventando sempre più importante rispetto agli argomenti. Un tempo, i manifesti elettorali erano accompagnati da molte parole, in cui si spiegava perché votare per un politico o l'altro. Oggi la strategia visiva si concentra piuttosto sul volto, come si vede ad esempio in un recente manifesto di Barack Obama: vi figura soltanto la parola ‚Hope' (speranza)", rileva Christian Brändle, direttore del Museo delle arti applicate.

Nonostante alcuni adeguamenti, più che altro formali, da molto tempo i manifesti di propaganda ricalcano quasi sempre gli stessi modelli, particolarmente efficaci, di rappresentazione del personaggio politico. Tra i grandi classici: "l'amico del popolo", "l'erede di una tradizione", "il garante di progresso", "la guida visionaria" o, più semplicemente, "l'uomo qualunque".

E a questi modelli fanno ricorso politici con sistemi di valori contrapposti, dittatori come democratici, in paesi e contesti diversi. Ad esempio, l'immagine dell'amico del popolo, il leader politico che si immerge in un bagno di folla per dimostrare il suo amore per i cittadini, è stata impiegata con successo da Stalin e Mussolini, ma anche da Nixon o Clinton sui cartelloni pubblicitari.

Concentrato di strategie di propaganda

Il tema del progresso, che sta a indicare competenza politica ed economica, è stato continuamente inscenato nel Dopoguerra sia da leader comunisti, come Mao o Breznev, che da rappresentanti democratici. Dietro il loro ritratto, si delineano industrie, centrali elettriche, macchinari agricoli, immobili moderni, gru.

Altrettanto sfruttato il richiamo ad una tradizione, a cui l'uomo politico non solo si ispira, ma di cui ne sarebbe addirittura il "legittimo erede": l'immagine di Lenin si staglia in sottofondo di un ritratto di Stalin, quella di Giovanna d'Arco in un manifesto di Le Pen. Un altro filone classico è quello del politico visionario, in grado di condurre le masse verso nuove sfide: Mittérand, ad esempio, che scruta l'orizzonte come una sfinge.

Un uso per certi versi "esemplare" degli svariati registri di seduzione o manipolazione degli elettori si ritrova nel fascicolo "Una storia italiana", distribuito gratuitamente da Berlusconi a 12 milioni di famiglie italiane nel 2001. Il premier italiano viene raffigurato in mille pose in questo concentrato di strategie di propaganda: Berlusconi imprenditore, Silvio con la famiglia, Berlusconi uomo di Stato, Silvio con gli amici, Berlusconi presidente del Milan, Silvio in un campo di fiori, .. .

La Svizzera controcorrente

Sulla scena politica svizzera queste rappresentazioni spettacolari, narcisistiche o quasi monarchiche dell'immagine dei leader politici non sono generalmente apprezzate e rimangono un fenomeno quasi sconosciuto.

"In Svizzera, il politico troppo glorioso e visionario, che nutre grandi ambizioni di guidare masse popolari, viene considerato piuttosto arrogante, viene visto come una minaccia al sistema di concordanza e di stabilità politica. Generalmente si cerca di tener lontano questi politici dai vertici dello Stato, come si è visto ad esempio l'anno scorso con l'estromissione di Christoph Blocher dal governo", spiega Brändle.

"Il modello scelto dai politici svizzeri per rappresentare la loro immagine è quasi sempre quello del 'common man' (l'uomo qualunque), il vicino di casa, uno come noi che lascia trasparire i suoi difetti fisici e con il quale si berrebbe volentieri una birra. Esattamente il principio dell'anti-Berlusconi".

Rispetto degli avversari

Quasi altrettanto assente nel mondo politico svizzero è la "derisione", la messinscena caricaturale dei ritratti e dell'immagine dei leader politici, impiegata in molti paesi per smontare l'immagine degli avversari, come testimonia l'esposizione di Zurigo.

"Rispetto ad altri paesi, come la Germania o la Francia, da noi non esiste una grande tradizione di satira politica. In Svizzera predomina tuttora la volontà di mantenere un certo livello di buone maniere e di rispetto degli avversari politici", osserva Brändle.

swissinfo, Armando Mombelli

Museo

Il Museum für Gestaltung (Museo delle arti applicate) è stato aperto nel 1875 per raccogliere le testimonianze di un'epoca di grandi trasformazioni, in cui la rappresentazione e il design assumevano un valore sempre più importante.

Oggi il Museo, che collabora attivamente con la vicina Scuola d'arte e mestieri, viene gestito e finanziato dal Cantone di Zurigo.

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Mostra

L'esposizione "Testa a testa", che può essere visitata fino al 22 febbraio 2009, raccoglie migliaia di immagini, dipinti, filmati e oggetti dedicati alla rappresentazione dell'immagine di donne e uomini politici dell'ultimo secolo.

Per allestire la mostra, il Museo delle arti applicate si è rivolto tra l'altro ai circa 190 paesi che intrattengono relazioni diplomatiche con la Svizzera, chiedendo loro i ritratti ufficiali dei rispettivi capi di governo e di Stato. Oltre una quarantina di paesi hanno risposto positivamente a questa richiesta.

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