Starmer, ‘Londra aderisce a prestito per Kiev’
La partecipazione del Regno Unito al prestito Ue da 90 miliardi destinato a Kiev, oggetto di negoziati, "è molto positiva per l'Ucraina" secondo il primo ministro britannico Keir Starmer .
(Keystone-ATS) Al suo arrivo al vertice della Comunità politica europea (CPE) a Erevan, Starmer ha giustificato questo passo “perché le fornirà le capacità di cui ha disperatamente bisogno nel quinto anno di questo conflitto, è molto positiva per il Regno Unito perché si tratterebbe di capacità che porterebbero alla creazione di posti di lavoro nel Regno Unito, ed è molto positiva per le relazioni tra il Regno Unito e l’Unione europea, il che è molto importante”.
L’iniziativa sulla possibile adesione britannica al prestito da 90 miliardi per Kiev portata da Starmer al tavolo del vertice odierno dei leader della comunità paneuropea della CPE, che raccoglie Paesi Ue e non Ue, rappresenta nelle intenzioni un allargamento dei piani per il cosiddetto “reset” post Brexit con Bruxelles lanciato a suo tempo dal premier laburista. Reset peraltro ostacolato su altri dossier come quello di un ritorno a un qualche allineamento di Londra con il mercato unico europeo da richieste dai 27 definite esose da fonti citate dal Times di oggi, secondo cui al Regno verrebbe imposto, nel caso, un conto da un miliardo di sterline all’anno da versare nelle casse dell’Unione.
Soffermandosi comunque sulla questione ucraina e sulla cooperazione nel settore militare, Starmer ha indicato a Erevan la necessità che il suo Paese e i partner europei facciano “di più e più in fretta” per la difesa collettiva. E collaborino maggiormente anche per fornire nuovi equipaggiamento bellici a Kiev.
“Quando il Regno Unito e l’Unione Europea lavorano assieme – ha detto – tutti ne traiamo beneficio e in questi tempi incerti abbiamo bisogno di fare di più e più in fretta sul fronte della difesa per per garantire la sicurezza dei nostri popoli”. “È per questo che abbiamo iniziato negoziati con l’Ue per assicurare che l’Ucraina abbia l’equipaggiamento necessario per difendere la sua libertà, e creare allo stesso tempo opportunità per l’industria (bellica) britannica”, ha poi spiegato, aggiungendo di essere determinato ad agire “nel nostro interesse nazionale per proteggere la nostra sicurezza, sostenere gli alleati e garantire posti di lavoro e stabilità in patria”.
Impegni su cui i media d’oltre Manica sollevano peraltro non poche incognite, tenuto conto della posizione precaria del premier, investito dai contraccolpi della scandalo Epstein-Mandelson, ma anche da una più generale crisi di consensi e credibilità sulle sue ricette politiche ed economiche. Mentre si rafforza la possibilità che la sua leadership possa essere messa in discussione più o meno rapidamente dal suo stesso partito dopo le elezioni amministrative del 7 maggio in caso di tracollo del Labour.