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Ascona festeggia i 100 anni del Monte Verità

Paola Cerutti e Luca Albertini, presidente e direttore del Comitato di Fondazione del Monte Verità Keystone

Un ricco programma di manifestazioni da giovedì a domenica ad Ascona per ricordare il centesimo anniversario del Monte Verità. Un'esperienza che segnò l'arte e la cultura del Novecento, ben oltre i confini del Locarnese e del Ticino.

Esattamente 100 anni fa, nell’autunno del 1900, un gruppo di giovani alternativi fondò sulla collina sopra Ascona una singolare comunità vegetariana, in cui si praticava uno stile di vita ispirato alla natura, alla semplicità, al nudismo e all’amore libero.

Nel gruppo figuravano Henri Oedenkoven, figlio di industriali, Ida Hofmann, insegnante di pianoforte, e i fratelli Karl e Arthur Gräser: tutti decisi a creare una nuova colonia dopo essersi incontrati in una casa di cura naturista in Austria.

La scelta del luogo cadde sul Locarnese, per tutta una serie di motivi: l’ottimo clima, la presenza sul posto di numerose famiglie-bene già appartenenti alla società teosofica ticinese e, infine, la buona predisposizione delle autorità locali.

La cooperativa approvò in seguito all’unanimità il nome di “Monte Verità” dato alla collina: quella denominazione aveva un che di mistico e originale, perfettamente adatto ad attirare nuovi adepti.

Adesso Ascona ricorda questa esperienza di “riforma della vita” (Lebensreform) con quattro giorni di manifestazioni, dal 30 novembre al 3 dicembre.

Si comincia con un convegno scientifico internazionale, che prevede una quindicina di conferenze in italiano, tedesco e inglese (con traduzione simultanea), dieci workshops e una tavola rotonda con i “protagonisti” della collina asconese.

In programma anche uno spettacolo di danza, una cena vegetariana e la presentazione di libri, mostre e documentari. Il tutto per ripercorrere la storia del Monte Verità e metterne a fuoco le prospettive per il futuro.

Le vicende della collina non si fermano infatti all’esperienza della “Lebensreform”, proseguita di fatto solo fino agli Anni Venti. La colonia, divenuta sempre più individualistica dopo l’iniziale ispirazione a un comunismo “paleocristiano”, lasciò pian piano il posto a una casa di cura e a un sanatorio, finché nel 1926 tutto il Monte Verità venne acquistato dal barone Eduard von der Heydt, grande collezionista d’arte.

Fu in questi anni che la collina conobbe la sua migliore stagione culturale, frequentata da artisti come Paul Klee, James Joyce, Rainer Maria Rilke, Hermann Hesse: alcuni residenti fissi, altri semplicemente incuriositi dall’atmosfera esoterica del luogo.

Nel 1964, alla morte del barone von der Heydt, tutta la proprietà passò al Canton Ticino, con la clausola testamentaria che dovesse diventare sede di manifestazioni culturali di alta levatura.

Nel 1989 il Politecnico di Zurigo ha così fondato il Centro Stefano Franscini per realizzare convegni e seminari internazionali, nello stesso anno è nata la “Fondazione Monte Verità”, mentre nel 1992 ha aperto i battenti in zona l’omonimo Centro seminariale.

Accanto al polo congressuale ne esiste anche uno museale, centrato attorno alla cosiddetta “casa Anatta” che, sorta all’inizio del Novecento, dal 1981 è un museo permanente sulla storia della collina.

Tutte queste infrastrutture, che conservano una marcata impronta nordica, registrano una media di cinquemila presenze all’anno, soprattutto ecologisti, antroposofi e studiosi di esoterismo.

Alessandra Zumthor

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