Gran gala a New York per i soldi dell’Olocausto
La Fondazione del popolo ebraico nasce a New York tra dubbi e polemiche. 500 invitati in smoking per celebrare la creazione dell'ente che amministrerà i circa 9 miliardi di dollari versati a titolo di riparazione diversi paesi e istituzioni europee.
L’idea di sottolineare nell’opulenza di un grande albergo di New York l’ottenimento dell’ingente somma e la creazione di una Fondazione per gestirla non è piaciuta a tutti . E la polemica infuria. “Si tratta soprattutto di propaganda politica, molte delle persone che saranno insignite di tutti gli onori lunedì sera hanno svolto ruoli alquanto discutibili” afferma a Radio Svizzera Internazionale Leon Stabinsky, presidente di un gruppo di sopravvissuti californiani.
Stabinsky non riesce a capacitarsi del fatto che si possa celebrare nei fasti di un grande albergo un avvenimento legato al genocidio nazista. Ma denuncia soprattutto il piano di distribuzione dei soldi, ventilato alla stampa da Elan Steinberg, direttore del Congresso Mondiale Ebraico.
Stando a tale progetto una parte dei soldi andrebbe ai sopravvissuti, mentre un’altra sarebbe utilizzata per progetti educativi , per la costruzione di musei e monumenti e per ricreare o rafforzare la cultura ebraica in Europa.
Numerosi gruppi di sopravvissuti contestano sia il tipo di spartizione, rivendicando la totalità del denaro, sia l’egemonia del Congresso Mondiale Ebraico che non considerano come il loro legittimo rappresentante. Il Congresso Mondiale Ebraico getta acqua sul fuoco delle polemiche : lafondazione verrà amministrata in comune con l’organizzazione mondiale per la restituzione, con il governo israeliano e con la Claim Conference che ha negoziato gli indennizzi versati dalla Germania.
Ad alimentare le casse della Fondazione concorreranno soprattutto la Repubblica Federale Tedesca (5,2 miliardi di dollari) e le due grandi banche elvetiche ( 1,25 miliardi) .Stando a Elan Steinberg la Francia ha assicurato finanziamenti per 700milioni, l’Olanda per 400 milioni, le assicurazioni tedesche per 350milioni, le Assicurazioni Generali (Italia) per 150 milioni.
E’ utile ricordare che in base agli accordi firmati nel dopoguerra con la Claim Conference, la Germania ha già versato oltre 50 miliardi di dollari in pensioni agli ebrei sopravvissuti allo sterminio. Il Crédit Suisse et l’UBS avevano accettato due anni or sono di comporre la vertenza con le controparti pagando 1,25 miliardi di dollari. Ci sono voluti ben due anni affinché il giudice americano Edward Korman, della Corte federale di Brooklin, avvallasse l’intesa. E solo nei prossimi giorni sarà finalmente reso noto il piano di distribuzione, preparato dall’incaricato speciale Judah Gribetz. I ritardi, le esigenze degli avvocati dei sopravvissuti che rivendicano onorari esorbitanti, la politica spesso opaca del Congresso Mondiale Ebraico, la strumentalizzazione politica della vicenda hanno suscitato un’ondata di indignazione e di proteste senza precedenti.
Dopo la pubblicazione del libro “l’Industria dell’Olocausto”, del professore nuovayorkese Norman Finkelstein, la polemica non ha fatto che crescere. Come Finkelstein, anche se in toni meno virulenti, sono in molti ora a puntare il dito contro le organizzazioni ebraiche. Pure “Commentary Review” autorevole periodico della comunità ebraica ha consacrato una vasta inchiesta al “crescente scandalo delle riparazioni finanziarie dell’Olocausto”.
La festa per la Fondazione avrà quali ospiti, tra gli altri, il premier israeliano Barak e l’ex premier Netanyahu, il ministro degli esteri tedesco Fisher, l’ex senatore americano D’Amato, il vice segretario al tesoro americano Eizenstat e (campagna elettorale oblige) il presidente Clinton e soprattutto la consorte Hillary, il cui contributo alla battaglia sui soldi dell’Olocausto appare alquanto dubbio. Tra gli invitati anche i dirigenti delle due maggiori banche elvetiche, mentre nessuno rappresenterà il governo svizzero.
Il Consiglio federale è ufficialmente rimasto estraneo ai negoziati ed all’accordo raggiunto dalle banche nel 1998 e mantiene tutt’oggi una posizione di osservatore nel prosieguo della vicenda dei fondi in giacenza.
Roberto Antonini New York
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