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Legge più liberale per l’aborto

Solo Vallese e Appenzello interno a controcorrente per la soluzione dei termini swissinfo.ch

Dopo decenni di discussioni, anche la Svizzera liberalizza l'aborto durante le prime 12 settimane di gravidanza e si mette al passo con l'Europa. Spazzata via l'iniziativa degli antiabortisti.

I risultati sono chiari: la soluzione dei termini proposta dal parlamento e dal governo ha raccolto il 70,8% dei consensi ed è stata bocciata soltanto in due cantoni. L’iniziativa degli antiabortisti per un inasprimento della legge attuale ha raccolto soltanto il 18,3% dei consensi e non è passata in alcun cantone. La partecipazione fa registrare un mediocre 41,5%, nonostante una campagna accesa.

Al passo con l’Europa

La Svizzera figura ora tra i paesi liberali in materia di aborto. Il modello accolto in votazione è però meno generoso di quello in vigore in Francia, Italia e nei paesi dell’Europa settentrionale. La Germania dispone dal canto suo di un modello un po’ più restrittivo, simile a quello che era stato proposto in Svizzera dal Partito popolare democratico, con una consultazione obbligatoria della donna presso un centro specializzato.

Tra i paesi che non hanno ancora liberalizzato la legislazione in questo campo figurano invece la Spagna, l’Irlanda, il Portogallo e la Polonia, dove la religione cattolica ha ancora una forte presa sulla società.

La religione cattolica perde influenza

L’evoluzione in Svizzera è stata molto netta in questi ultimi decenni: l’ultima volta che si votò sul tema, nel 1978, la proposta di depenalizzare l’aborto fu bocciata in tutti i cantoni a maggioranza cattolica. Questa volta la soluzione dei termini è stata respinta soltanto nei cantoni di Vallese e di Appenzello interno, con il 54 e il 60% di no. Due cantoni cattolici che hanno comunque bocciato molto nettamente l’iniziativa più radicale “per madre e bambino”, con il 70 e il 68% di no.

Gli elementi della depenalizzazione

Ricordiamo che la cosiddetta “soluzione dei termini” approvata in votazione depenalizza l’aborto nelle prime 12 settimane di gravidanza. È però necessaria una richiesta scritta della donna che fa valere uno stato di angustia. Il medico curante deve avere un colloquio approfondito con la donna e consigliarla.

Il referendum era stato lanciato dal partito popolare democratico e da cerchie di cattolici integristi. Il PPD voleva introdurre nella legge una seconda consultazione obbligatoria per la donna che vuole abortire.

Per i fautori della soluzione dei termini, quella di avere o no un bambino è una delle decisioni con le conseguenze più pesanti nell’insieme della vita di una donna. Il divieto dell’aborto significa una costrizione alla maternità. Viola tutta una serie di diritti della donna e lede l’essenza stessa delle sue libertà fondamentali. Le leggi restrittive spingono le donne nell’illegalità, mettendo a repentaglio la loro salute e la loro vita.

Gli stessi ambienti conservatori che combattevano la soluzione dei termini avevano lanciato l’iniziativa “per la madre e il bambino”, che intendeva praticamente proibire ogni aborto, anche quando la donna è rimasta incinta in seguito a uno stupro. L’iniziativa, che faceva capo all’associazione “Aiuto svizzero per madre e bambino”, era già stata spazzata via in parlamento con 156 voti contro 8 alla camera bassa e all’unanimità in senato.

Mariano Masserini

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