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Può dirmi l’ora esatta?

Vecchio telefono
In un’epoca non troppo lontana, l’ora esatta veniva comunicata per telefono. Musée de la communication, PRO_97615

Al telefono o alla radio, la Posta ha fornito a lungo l’ora esatta alle famiglie svizzere. Per un certo periodo, si è persino occupata di svegliarle al mattino.

Il XIX secolo è già ben inoltrato, ma i sistemi di misurazione del tempo variano ancora da una regione all’altra. Si basano sull’alba e sul tramonto, così come sul momento in cui il sole raggiunge lo zenit, intorno a mezzogiorno. Gli orologi meccanici vengono regolati in base alle meridiane. Soprattutto nelle aree rurali, le giornate sono scandite dal suono delle campane. Il movimento degli astri determina lo spazio e il tempo: d’estate le ore sembrano allungarsi perché il sole resta molto più a lungo nel cielo. Per farla breve, è la Chiesa a custodire il tempo.

Swissinfo pubblica regolarmente articoli dal Blog del Museo nazionale svizzeroCollegamento esterno dedicati a temi storici. Gli articoli originali sono generalmente in tedesco, talvolta in francese o in inglese.

Questa percezione del tempo che scorre si scontra però sempre più con una concorrenza quantitativa, man mano che gli orologi meccanici diventano più precisi. Il tempo misurato si diffonde gradualmente e, per lungo tempo, diversi sistemi continuano a coesistere. La Chiesa e il clero vedono nel tempo esatto un concorrente implacabile, capace di desacralizzare la giornata. I decenni successivi alla Rivoluzione francese sono costellati da una serie di battaglie di retroguardia. La Chiesa cerca di preservare il proprio predominio sul tempo, ma a partire dalla metà del XIX secolo deve infine dichiarare la sconfitta.

Ferrovie e telegrafo

Il telegrafo e la ferrovia, due reti infrastrutturali su vasta scala, difficilmente possono funzionare con sistemi orari diversi da un luogo all’altro. Nel 1853, per evitare qualsiasi confusione spazio-temporale su scala nazionale, il Consiglio federale impone l’ora di Berna come ora ufficiale per il traffico postale e telegrafico. Anche le ferrovie vengono gestite secondo l’ora di Berna. Il telegrafo è quindi il motore della diffusione di un’ora uniforme nel Paese. L’amministrazione federale delle poste e dei telegrafi, che in seguito diventerà le PTT (Poste, telefoni e telegrafi), ne assume il controllo all’interno della Confederazione.

Problemi analoghi si presentano a livello internazionale, poiché una società sempre più globalizzata richiede uniformità e coerenza. Nel 1884, la conferenza di Washington decide di adottare il meridiano di Greenwich come riferimento, aprendo la strada all’introduzione dei fusi orari. Nel 1894, per decisione del Consiglio federale, l’ora dell’Europa centrale diventa l’ora ufficiale in Svizzera. La Confederazione applica per la prima volta un sistema uniforme.

Neuchâtel, la patria dell’orologeria svizzera

È tuttavia necessario determinare innanzitutto l’ora esatta. A tal fine, occorre alzare lo sguardo verso il firmamento: con l’ausilio di un telescopio, si osserva il passaggio al meridiano di alcune stelle. A partire dal 1860, il compito di determinare l’ora esatta viene affidato all’Osservatorio di Neuchâtel, dove sono installati orologi di alta precisione regolati in base al moto delle stelle e alla rotazione della Terra. Costruito originariamente per soddisfare le esigenze dell’industria orologieraCollegamento esterno dell’Arco giurassiano, l’Osservatorio di Neuchâtel contribuisce allo sviluppo economico della regione.

Il segnale orario viene trasmesso via telegrafo ogni giorno a mezzogiorno, poiché a quell’ora il traffico sulla rete è ridotto. Le scuole e le manifatture orologiere versano una modesta somma per ottenere l’ora esatta di Neuchâtel. Le PTT, dal canto loro, sfruttano questo segnale a titolo gratuito e fatturano alcune centinaia di franchi all’anno all’Osservatorio per l’utilizzo delle linee, pur beneficiando esse stesse dell’ora esatta fornita da Neuchâtel.

L'osservatorio di Neuchâtel
L’Osservatorio di Neuchâtel su una lastra fotografica di vetro (danneggiata) risalente al 1935. Memobase / Collection photographique Swisstopo

Gli uffici postali, telegrafici e le stazioni ferroviarie se ne servono per regolare i loro orologi principali, che a loro volta costituiscono il cuore delle reti di orologi locali. A quel punto, l’Osservatorio di Neuchâtel può già vantare una precisione dell’ordine di alcuni centesimi di secondo, mentre quella degli orologi principali distribuiti in tutta la Svizzera è probabilmente di pochi secondi. Le grandi reti di orologi elettrici si sincronizzano automaticamente sul segnale trasmesso dalle linee telegrafiche, anche se sono necessari meccanismi complessi per correggere l’anticipo o il ritardo.

orologio
Il grande orologio nell’atrio della stazione di La Chaux-de-Fonds, intorno al 1900. Musée national suisse

All’indomani della Prima guerra mondiale, gli orologi da tasca, da polso e le sveglie diventano oggetti di uso quotidiano. I loro meccanismi non sono ancora molto precisi e devono essere regolati di tanto in tanto. A tal fine, le PTT offrono un servizio pubblico specifico a partire dal 1935: componendo il 16 (in seguito il 161) è possibile consultare l’”orologio parlante”, che fornisce l’ora esatta tramite le linee telefoniche in rame delle PTT. L’annuncio inizia sempre con “Al prossimo rintocco, saranno…”.

Questa invenzione, introdotta nel 1933 sulla rete telefonica parigina, si basava sul principio del cinema sonoro: cellule fotoelettriche leggevano le registrazioni vocali delle ore, dei minuti e dei secondi. Tra il 1935 e il 1956 sono attivi tre orologi parlanti prodotti dalla maison Brillié.

In Svizzera, il primo orologio parlante è installato a Ginevra e fornisce il servizio in francese. Nello stesso anno, il 1935, una versione in tedesco è introdotta a Berna. La popolazione ticinese deve invece attendere fino al 1942 per poter usufruire dello stesso servizio in italiano. Infine, bisogna aspettare il 1987 per sentire l’orologio parlante esprimersi nella quarta lingua nazionale, il romancio.

L’orologio parlante rimarrà a lungo popolare. Nel 1992, la Neue Zürcher Zeitung segnalava ancora oltre 22 milioni di chiamate. I passaggi dall’ora solare a quella legale e viceversa, introdotti nel 1981, contribuiscono probabilmente a generare significativi picchi di richiesta del servizio.

Nel catalogo delle PTT figura un’offerta particolare sin dalla fine degli anni Venti: una chiamata al servizio informazioni tramite il numero 11 (in seguito, il 111) permette a chi “non è mattiniero” di farsi svegliare dall’azienda pubblica. Nel 1941, questo servizio costa 20 centesimi per ogni sveglia telefonica o due franchi al mese sotto forma di abbonamento. Nel 1965, alla sveglia delle PTT viene assegnato un numero proprio, il 166, e il servizio viene sempre più automatizzato: se nessuno risponde, seguono altre due chiamate per superare le ultime resistenze. Le PTT gestiscono quindi un sistema di sveglia differita ben prima che la famosa funzione “snooze” si diffonda.

Donne a letto che ascoltano attraverso l'altoparlante del telefono
Sino alla fine degli anni Sessanta, erano gli operatori delle PTT che chiamavano la clientela per il servizio sveglia. Musée de la communication, PRO_02061. © Ernst Albrecht Heiniger / Fotostiftung Schweiz

Il servizio pubblico di gran lunga più popolare legato all’orologeria è tuttavia il segnale orario trasmesso via radio. In Svizzera, l’era della radio inizia nel 1910 con la ricezione del segnale orario emesso dalla Torre Eiffel da parte dell’Osservatorio di Parigi. La prima concessione per una stazione ricevente è accordata a Paul-Louis MercantonCollegamento esterno, professore di fisica ed elettricità all’Università di Losanna. La seconda va alla scuola di orologeria di La Chaux-de-Fonds. Poiché tutti gli sforzi sono concentrati sulla Torre Eiffel, la sede di Neuchâtel diventa per un certo periodo quasi superflua.

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, l’amministrazione dei telegrafi confisca tutti i ricevitori radio. Nel 1916, sostituisce il segnale orario con un servizio telefonico che si avvale anch’esso del trasmettitore della Torre Eiffel. Il telefono trasmetteva una serie di segnali tra le 10:56 e le 11:00.

Negli anni Venti, l’ora esatta con l’accento di Neuchâtel riesce comunque a farsi strada sulle onde radio. I palinsesti radiofonici pubblicati sui giornali mostrano in particolare che, a partire dal 1926, il “Segnale orario dell’Osservatorio di Neuchâtel” figurava nel palinsesto fisso di Radio Bern. Negli anni Trenta, i tre trasmettitori nazionali di Béromünster, Sottens e Monte Ceneri portano avanti questa tradizione, trasmettendo quotidianamente, alle 12:30 e alle 16:00, l’ora esatta sotto forma di un segnale acustico cadenzato.

L’orologio parlante. Registrazione degli anni Settanta (RTS):

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Da parte sua, l’Osservatorio di Neuchâtel rimane all’avanguardia dal punto di vista tecnologico. Alla fine degli anni Quaranta, i pendoli degli orologi principali vengono sostituiti da sistemi al quarzo. Dopo aver esordito nell’ambito dell’Esposizione Universale di Bruxelles del 1958, un orologio atomico progettato a Neuchâtel contribuisce a determinare l’ora esatta. Tra il 1958 e il 2011, è il trasmettitore a onde lunghe di Prangins a diffondere l’ora legale.

Dal 1982, la misurazione precisa del tempo in Svizzera è di competenza dell’attuale Istituto federale di meteorologia. L’Osservatorio di Neuchâtel ha cessato la propria attività in questo settore nel 2007. La liberalizzazione dell’azienda pubblica delle PTT ha fatto sì che i suoi successori, la Posta e Swisscom, perdessero il monopolio sulla trasmissione dell’ora. L’ultimo segnale orario radiofonico è stato trasmesso il 14 dicembre 2012 alle ore 12.30. Il passaggio alla radio digitale (tecnologia DAB+) non consente più di trasmettere un segnale di questo tipo in tempo reale.

L’autore di questo articolo, Juri Jaquemet, è curatore del settore Tecnologie dell’informazione e della comunicazione presso il Museo della Comunicazione di Berna. Questo articolo era stato inizialmente pubblicato sul blog del Museo della Comunicazione.Collegamento esterno

L’articolo originale sul blog del Museo nazionale svizzeroCollegamento esterno

Tradotto dal francese da Daniele Mariani

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