Stranieri molto qualificati da 2 a 3 volte di più in disoccupazione
(Keystone-ATS) Sebbene formati in Svizzera, gli stranieri molto qualificati sono da due a tre volte di più in disoccupazione rispetto ai cittadini elvetici. La Commissione federale contro il razzismo (CFR) lancia un appello ai poteri pubblici e alle imprese invitandoli a reagire contro questa discriminazione, confermata da uno studio dell’Università di Basilea.
Gli stranieri ben formati non dominano di gran lunga il mercato del lavoro, ha spiegato il sociologo Ganga Jey Aratnam, autore della ricerca presentata oggi a Berna. Da dieci anni, il numero delle persone altamente qualificate è esploso, raggiungendo quasi la metà degli arrivi. Tuttavia, i Portoghesi, tradizionalmente poco qualificati, sono anche i cittadini dell’Unione europea (UE) i cui arrivi in Svizzera hanno registrato quest’anno la progressione più forte.
Il sistema educativo non è in grado di garantire le pari opportunità: mentre uno svizzero su tre disponeva nel 2010 di una formazione superiore, soltanto il 5,6% delle persone provenienti dalla ex Jugoslavia e il 10% dei Turchi avevano raggiunto questo livello, dopo aver frequentato la scuole in Svizzera. Secondo lo studio, le persone originarie dalla Turchia, dai Balcani o dal Portogallo sono particolarmente sfavorite al momento dell’assunzione.
Tra le persone molto qualificate provenienti dal Portogallo e dalla Turchia, oltre il 5% erano disoccupate, mentre questo problema interessa soltanto l’1,5% degli Svizzeri. Si tratta di uno “sperpero” che ha conseguenze per l’intera società, ha criticato Martine Brunschwig Graf, presidente della CFR.
Nessun effetto sui salari
Eppure, la presenza di stranieri sul mercato del lavoro elvetico non grava sui salari degli Svizzeri. A prescindere dai quadri, i titolari del passaporto rossocrociato guadagnano di più rispetto ai loro colleghi stranieri.
Lo studio ha inoltre evidenziato che le persone con un retroterra migratorio faticano ad accedere agli impieghi offerti dalle istituzioni sociali, dagli enti caritatevoli e di soccorso e dalle organizzazioni non governative. Quando ci riescono, vengono impiegate in posti di lavoro per i quali sono troppo qualificate.
Dato che questi migranti sono talvolta clienti di tali istituzioni, le stesse sono scettiche circa la loro neutralità quando passano dall’altra parte della barricata. Aratnam ha spiegato a questo proposito che entrano in linea di conto le attese nei confronti dell’autorità morale e pregiudizi. Per sottrarvisi, gli stranieri tendono a rifugiarsi all’interno di multinazionali, dove il loro potenziale è riconosciuto per il suo giusto valore.
Costi non quantificabili
Grazie alle sue qualifiche professionali e alla sua esperienza, un informatico faticherà di meno a farsi assumere, rispetto a un medico o a un avvocato per i quali il riconoscimento dei diplomi assume un ruolo cruciale. Come sempre in fatto di discriminazione, la problematica è complessa ed è dunque impossibile quantificare il fenomeno o le sue ripercussioni economiche.
Per sensibilizzare la popolazione, la CFR chiede il lancio di una campagna nazionale. I poteri pubblici dovrebbero rilevare i vantaggi della non discriminazione per la piazza economica svizzera, incoraggiare l’uguaglianza delle opportunità e promuovere, in particolare, piattaforme per la raccolta di domande di lavoro anonimizzate.
La CFR raccomanda anche l’introduzione di strumenti uniformi o di principi guida per la procedura d’assunzione. Altro punto: la Svizzera dovrebbe incoraggiare il riconoscimento dei diplomi ottenuti in uno Stato terzo e i programmi-ponte.